Francesco Rosi, il film come protesta e impegno politico

È uno dei massimi registi italiani di fama mondiale. I suoi film hanno scritto la storia del cinema ed hanno fatto conoscere un’Italia raccontata da una nuova prospettiva: quella della presa di coscienza e del coraggio civile, riassunta nella bella e ricca rassegna a lui dedicata dal Filmpodium di Zurigo, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura.

Di Antonella Montesi 1 aprile 2025

 

Non è facile scrivere di un autore sul quale è già stato scritto tutto. Ma è impossibile non scriverne quando se ne rivedono i film, perché la loro attualità, anzi, la loro atemporalità, li rende vivi e fruibili come non mai. Non a caso le tante rassegne che regolarmente gli vengono dedicate, quasi un bisogno di attingere alla sua poetica, alla sua capacità di leggere e interpretare una realtà che rischia di sfuggire di mano. Tra queste ricordiamo la bella e ricca retrospettiva del «Filmpodium», istituzione cinematografica della città di Zurigo, partner della Cinémathèque Suisse. Un evento patrocinato dall’Istituto Italiano di Cultura che si è concluso il 31 marzo.

La grandezza di Rosi sta proprio nell’universalità del linguaggio. I suoi film trattano temi prettamente italiani, descritti però in una modalità che li rende universali, senza luogo e senza tempo. Sia che si tratti di Salvatore Giuliano, film del 1962 sul bandito siciliano ucciso in circostanze poco chiare, sia che si tratti di Le mani sulla città (1963), storia della speculazione edilizia, con connivenze politiche, negli anni del boom economico, solo per citare due tra i film capolavoro, il primo Orso d’oro alla Berlinale ed il secondo Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia.

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