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Eureka! Siamo un popolo di inventori

Foto: Antonio Meucci, inventore del telefono

È sulla rampa di lancio quella parte del Belpaese che brevetta nei settori innovativi. Oltre la tradizionale meccanica, alla logistica e ai trasporti, aumenta, infatti, anche nella Penisola, il “peso” delle invenzioni. In particolare, stanno acquistando sempre più rilevanza nuovi prodotti e soluzioni ad alta tecnologia.

NECESSITÀ UMANE, TECNICHE E TRASPORTI

Innanzitutto, che cosa sono i brevetti? Sono strumenti che consentono di tutelare la creatività e la capacità di innovare di un inventore, riconoscendogli la notorietà e i benefici economici che derivano dalle sue creazioni, che potrebbero rivoluzionare il nostro modo di vivere. Una recente indagine Unioncamere–Dintec incrocia i dati dei brevetti italiani pubblicati annualmente da Epo (European Patent Office, Ente brevetti europeo) con maggiori informazioni sul loro ambito di applicazione e sul territorio d’origine degli “inventori”. Dallo studio emerge che, relativamente al 2020, un brevetto Made in Italy su cinque si riferisce a sei Key Enabling Technologies, ovvero a quelle tecnologie definite dalla Commissione europea abilitanti a tutti gli effetti, cioè biotech, fotonica, materiali avanzati, nano e micro–elettronica, nanotecnologie e manifattura avanzata. Quest’ultima, in particolare, legata all’automazione e ai robot, ha fatto un bel balzo in avanti: nel 2020 ha registrato 53 domande di brevetti in più, a fronte delle complessive 670 pubblicate. Secondo l’analisi Unioncamere–Dintec, in tutto sono 4.465 le domande di brevetto italiane pubblicate dall’European Patent Office nel 2020, pari al 5,3% in più rispetto all’anno precedente. Dal 2008 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi 52 mila e per quasi l’80% si devono a soggetti (imprese, enti di ricerca e persone fisiche) residenti nel Nord Italia.

Ci sono, in particolare, due campi che assorbono più della metà della capacità innovativa made in Italy: quelli delle “necessità umane” e quelli delle “tecniche industriali e trasporti”. Nel primo sono inclusi i brevetti relativi a settori differenti: dall’agricoltura all’abbigliamento, passando per il tabacco e lo sport. Il secondo, invece, è collegato alle tecnologie della manifattura e dell’automotive.

I PIÙ INNOVATIVI SONO I LOMBARDI

Rispetto al 2019, gli incrementi maggiori riguardano soprattutto alcuni comparti che rendono l’Italia famosa nel mondo: +53% per le innovazioni che hanno a che vedere con i prodotti tessili e la carta (passati da 75 a 114) e +10%, per le “necessità umane” sopra spiegate (935 i brevetti pubblicati nel 2019, 1.033 quelli del 2020). Buon andamento anche per la fotonica, utilizzata per la trasmissione dei dati all’interno delle fibre ottiche, che registra 25 brevetti in più rispetto all’anno precedente, per complessive 74 invenzioni pubblicate da Epo nel 2020. Con 1.506 brevetti, la Lombardia è la regione in cui più si concentrano la predisposizione e l’abilità di innovare. Seguono l’Emilia-Romagna (703 domande), il Veneto (596) e il Piemonte (480). Per quanto riguarda, invece, le province con il numero più elevato di brevetti, svettano Milano, Torino, Bologna, Roma e Treviso. Secondo Andrea Prete, presidente Unioncamere, i dati dimostrano che il nostro Paese, su scala europea, ha una capacità innovativa importante sia nei comparti ad alta intensità di conoscenza sia in quelli tipici dello stile italiano. Qualche mese fa lo stesso Epo aveva reso noto che, con il 9% sul totale dei brevetti nei settori specifici, la Penisola mediterranea è terza in Europa per le innovazioni sulle bioplastiche e quarta per quelle che hanno a che fare con le tecnologie da riciclo.

I “PRIMISSIMI” BREVETTI? IN MAGNA GRECIA

L’ingegno e la creatività del popolo italiano sono ben noti in tutto il mondo, ma, a volte, alcune storie rivoluzionarie per i loro tempi sono state un po’ dimenticate e messe da parte. Non ci pensiamo (quasi) mai, ma molti oggetti che capitano ogni giorno tra le nostre mani e hanno migliorato nettamente il nostro quotidiano sono stati ideati e progettati da italiani. Volete qualche esempio? Intanto merita di essere sottolineato che i primi brevetti della storia – o, almeno, una sorta di loro “antenati” – furono istituiti a Sibari, in Calabria, durante la colonizzazione greca: lì, infatti, all’epoca le nuove invenzioni venivano incoraggiate garantendo un anno di profitti economici ai loro scopritori. Qualche secolo dopo, nel 1474, il Senato della Repubblica di Venezia approvò una legge per la concessione di brevetti industriali, primo esempio di sistema brevettuale conosciuto a livello internazionale. Da allora, fino alla caduta della Serenissima, vennero concessi oltre duemila brevetti per mulini, macchine scavatrici, medicamenti, sistemi per tingere i tessuti, solo per indicare alcuni ambiti. Il concetto si è poi evoluto nei secoli con norme e regolamentazioni nazionali e mondiali sulla tutela della proprietà intellettuale.

DAL PIANOFORTE AL TELEFONO

Nel XVIII secolo Bartolomeo Cristofori creò uno strumento musicale dotato di martelletti che, attivati dalla pressione di tasti, percuotevano corde per produrre suoni: sì, proprio il pianoforte, che divenne il protagonista della scena musicale europea nel Settecento, soppiantando il seicentesco clavicembalo. Tra il 1799 e il 1800 Alessandro Volta inventò la “pila elettrica”, per la quale fu premiato con una medaglia d’oro da Napoleone Bonaparte. Ci arrivò dopo anni di studi e osservazioni soprattutto sull’elettricità animale e sulle relative teorie di Luigi Galvani, altro ricercatore italiano impegnato nella realizzazione di un generatore statico di elettricità. La versione definitiva della pila elettrica era costituita da una colonna di dischi di zinco alternati a dischi di rame, con uno strato intermedio di cartone bagnato di acqua salata. Collegando i due poli con un conduttore elettrico si otteneva un circuito in cui passava corrente continua. Nel 1853 fu la volta del primo motore a combustione interna, ideato da Eugenio Barsanti e Felice Matteucci. Mezzo secolo dopo sarebbe arrivata una nuova versione più avanzata sempre a opera di un italiano, l’ingegnere Giovanni Enrico di FIAT. Nel 1871 Antonio Meucci depositò una domanda di brevetto per il suo telettrofono, l’antenato del telefono. Purtroppo, però, non aveva i soldi necessari a pagare la tassa di mantenimento dell’attestato. Dovette dunque fare un passo indietro e il primato “ufficiale” fu ascritto a Graham Bell. Per secoli fu considerato quest’ultimo il “padre” del telefono, ma nel 2002 – a 113 anni dalla morte di Meucci, dopo numerose vicissitudini che affrontò, finché fu in vita, per la sua creazione – la Corte Suprema americana gli ha attribuito ufficialmente la paternità dell’invenzione.

Sempre nell’ambito delle comunicazioni, nel 1896 Guglielmo Marconi brevettò un sistema per la telegrafia senza fili che qualche anno dopo sarebbe stato impiegato per la produzione della prima radio e che avrebbe fatto ottenere all’inventore italiano il Premio Nobel nel 1909.

MOKA E VESPA, ICONE MADE IN ITALY

E ancora. Nel 1933, Alfonso Bialetti inventò la caffettiera Moka, rivoluzionando il mondo del caffè tra le pareti domestiche. L’ispirazione per il nome dell’apparecchio arrivò dall’omonima città “Mokha” nello Yemen, nota per le coltivazioni della pianta dai cui semi si ricavano le varie miscele. Nel 1946, Corradino d’Ascanio inventò per Piaggio la Vespa, emblema della Dolce Vita italiana e tutt’oggi amatissima dagli amanti delle due ruote. Nel 1954, Giulio Natta brevettò il polipropilene isotattico, ovvero la plastica, con un conseguente impatto fortissimo sulla produzione industriale a livello mondiale. Tra il 1962 e il 1964 grazie all’ingegno di Pier Giorgio Perotto, che lavorava per Olivetti, nacque il primo calcolatore da tavolo programmabile, chiamato P101. Era uno strumento dotato di funzioni logiche, salti, registri, memoria interna e possibilità di salvare dati e programmi su un supporto magnetico esterno. Fu il primo personal computer della storia. Dopo il lancio sul mercato del dispositivo, la Nasa ne acquistò 45 pezzi per elaborare la traiettoria dell’Apollo 11. Da lì al boom commerciale, fino all’approdo in uffici e scrivanie del pianeta, il passo fu relativamente breve. Nel 1971 il fisico Federico Faggin, trasferitosi in America, inventò il primo microchip, un congegno minuscolo, ma fondamentale per l’elettronica moderna. Dopo aver ricevuto diverse lauree honoris causa, nel 2010 Faggin ha ricevuto la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l’Innovazione (National medal of technology and innovation), consegnatagli dall’allora presidente statunitense Barack Obama.

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