“Il mio corpo nero: un bersaglio” | Corriere dell'Italianità

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“Il mio corpo nero: un bersaglio”

ALLIANCE SUD
Intervista di Fabiana Kuriki e Anna Wegelin di Terre des hommes SchweizTraduzione di Valeria Matasci

In foto: Lucas Leão
Illustrazioni: Hannes Nüsseler

Lucas Leão è un poeta e un attivista per i diritti umani. La sua collega Cassiane Paixão lavora come consigliere politico ed è coinvolta nei movimenti sociali. Entrambi sono giovani, di origine afro-brasiliana e partecipano al CIPÓ. Questa organizzazione partner di terre des hommes schweiz lavora con i giovani neri svantaggiati di Salvador sul tema della prevenzione della violenza. La grande città di Salvador si trova nello stato di Bahia, nel nord-est del Brasile. Nell’intervista, Lucas e Cassiane raccontano come vivono da neri nella costante paura della violenza. Al CIPÓ, i giovani afro-brasiliani come Lucas e Cassiane imparano i loro diritti umani fondamentali e i meccanismi della politica e della giustizia in Brasile. Questo li rafforza come attori per una società più giusta.

Lucas Leão, Cassiane Paixão – grazie per la vostra franchezza e per aver dedicato del tempo a questa intervista. Vi prego di presentarvi brevemente.

Lucas: Il mio nome è Lucas Leão, conosciuto come Urubu do Quilombo (Urubu di Quilombo significa Avvoltoio del Quilombo in portoghese. Quilombo era il nome dato a un insediamento di schiavi neri fuggiti in Brasile durante il dominio portoghese. La parola Quilombo deriva dalle lingue africane bantu Kikongo e Kimbundu e significa insediamento, ndr). Sono poeta e attivista e sto partecipando al corso CIPÓ 2021 su “Gioventù nera e partecipazione politica”.

Cassiane: Mi chiamo Cassiane Paixão. Ho partecipato per la prima volta a una formazione CIPÓ a Salvador tre anni fa. È così che ho conosciuto i movimenti sociali per la coesistenza pacifica nella nostra società. Oggi faccio parte del Coletivo Incomode (organizzazione giovanile contro la violenza sui giovani, ndr) e del movimento dei senza tetto a Bahia. Grazie al mio impegno con il CIPÓ, ho ottenuto un mandato politico come consigliere parlamentare nel mio distretto. Qui lavoro nel dipartimento per la difesa dei diritti dei giovani neri.

Che importanza ha per voi CIPÓ, l’organizzazione brasiliana partner di terre des hommes schweiz, nel campo della prevenzione della violenza?

Cassiane: CIPÓ è importante per la mia vita personale e professionale. Qui ho imparato a conoscere i meccanismi della politica e del razzismo. Nei video workshop, abbiamo esaminato le cause profonde della violenza di stato nelle favelas (quartieri poveri, ndr). Abbiamo indagato su come riconoscere la violenza strutturale. Per fare questo, abbiamo intervistato i genitori di giovani neri i cui figli sono stati uccisi dalla polizia – i casi non sono mai stati indagati! Questo lavoro è stato estremamente istruttivo e anche sconvolgente. Così ho deciso di andare a fondo del “problema dei giovani neri” nel nostro Paese.

Lucas: CIPÓ crea comunità e fa riflettere sulla nostra società. I giovani che partecipano al CIPÓ diventano attori sociali e politici per una società più giusta.

Come siete venuti a conoscenza del lavoro di CIPÓ?

Cassiane: È stato nel 2015, quando mia sorella ha partecipato a un corso con CIPÓ sul tema della partecipazione politica. Ho poi aiutato come volontaria e ho condotto una discussione sul tema della cultura della pace nelle scuole, per esempio. Nel 2017, abbiamo lanciato il Coletivo Incomode. Vogliamo portare alla luce i casi di abuso della polizia a Salvador, in modo che i colpevoli siano ritenuti responsabili.

Lucas: Quando ero bambino, vivevo con mia madre e mia nonna a Quilombo do Paraiso (comune periferico di Salvador, ndr). Siamo stati oggetto di grande violenza e repressione da parte della polizia. Ricordo che ero andato a scuola e quando ero tornato, la polizia aveva demolito le nostre baracche. Avrò avuto circa otto anni e ho pensato: devo fare qualcosa riguardo a questa violenza! Più tardi sono arrivato a CIPÓ attraverso il Coletivo Incomode.

“Viviamo con la paura costante di essere uccisi in qualsiasi momento. Ma non possiamo rimanere in silenzio, qualcuno deve lottare per questi giovani. Dobbiamo dare voce a coloro che sono stati uccisi”, dice Cassiane Paixão. – Illustrazioni: Hannes Nüsseler

Nello studio “Stop killing us!terre des hommes schweiz documenta casi di violenza senza scrupoli da parte della polizia in Brasile. Quali sono le vostre esperienze con l’apparato di sicurezza e le autorità?

Lucas: Sono sempre stato preso di mira dalla polizia. Quando ero bambino, ho visto in televisione come un brasiliano è stato ucciso dalla polizia in Europa. Aveva il mio stesso colore di pelle. Ho pensato: quando sarò grande, questo succederà anche a me.

Io e mio fratello non andiamo quasi più in giro insieme, perché ogni volta veniamo avvicinati dalla polizia come sospetti. Siamo considerati “pericolosi per lo Stato”. Mi è diventato chiaro: che tu infranga effettivamente la legge come giovane nero o meno, siamo considerati “criminali” a priori. Il mio corpo nero è un bersaglio. Non importa chi sono e se sono amato, se sono un poeta o un attivista per i diritti umani – per la polizia sono un “fuorilegge”.

Lo Stato ci vede come pecore nere in attesa di essere macellate. Ci vuole nei quartieri degli schiavi. Una volta i quartieri degli schiavi erano fisici, ora sono psicologici. I neri sono intrappolati in questi ghetti e abbiamo paura di uscire e muoverci liberamente. Quando ero bambino, mia madre mi diceva sempre che dovevo essere a casa al più tardi alle sei di sera. Tutte le famiglie nere di Bahia conoscono questa paura.

Come si affronta questa paura permanente?

Lucas: Noi neri abbiamo bisogno di un manuale di sopravvivenza. Per esempio, un mio amico non indossa mai una maglietta quando esce. Pensavo che questo fosse il suo stile. Lui, invece, mi ha spiegato che senza maglietta mostra di essere disarmato. Questo mio amico non può nemmeno andare a scuola. Non può andare a scuola nel suo quartiere perché le bande stanno combattendo. E non può andare a scuola nell’altro quartiere perché la polizia non lo lascia entrare.

Un altro esempio: volevo andare a fare la spesa al supermercato. Il poliziotto mi ha puntato la pistola contro e mi ha costretto ad andarmene. Per fare questo, ha chiamato tre guardie, che mi hanno buttato a terra e mi hanno insultato nel modo peggiore.

I miei amici e colleghi bianchi non vengono mai umiliati dalla polizia. Io stesso ho smesso di contare quante volte sono stato molestato dalla polizia. La polizia ha schiaffeggiato mio fratello ancora prima che diventasse un criminale. Hanno ucciso la sua dignità.

Secondo lo studio di terre des hommes schweiz, il numero di persone uccise a causa della violenza della polizia in Brasile è aumentato costantemente dal 2013. Un quarto delle persone uccise nel 2019 aveva meno di 19 anni. Cosa vi dicono queste cifre?

Cassiane: Vivo in un quartiere che è considerato uno dei più violenti di Salvador. Sperimentiamo continuamente la repressione e la violenza da parte della polizia. La settimana scorsa, sette giovani sono stati uccisi contemporaneamente. Oggi so che le forze di sicurezza hanno l’ordine dallo Stato di “eliminare” i giovani neri nella nostra favela. Una cosa del genere non deve succedere, né per la mia famiglia né per le famiglie degli altri!

La pandemia ha aumentato la violenza delle autorità contro i neri?

Lucas: Bahia è uno dei quattro stati con il più alto tasso di morti violente in Brasile. Ho più paura della violenza delle armi che del Covid-19. Sulla questione della salute: i neri sanno per esperienza personale cosa significa andare in ospedale ed essere ignorati o trattati con indifferenza.

Cosa pensa del presidente brasiliano?

Cassiane: Non ho paura di Bolsonaro. Ho paura di coloro che hanno votato per lui e lo sostengono.

Il Brasile è un importante punto di trasbordo per le droghe illegali, le persone nei quartieri poveri giocano un ruolo importante nel loro traffico. Le retate della polizia nelle favelas non sono comprensibili?

Lucas: Vediamo le cose in modo troppo ristretto se guardiamo solo il ruolo della polizia. A Salvador, i vigilanti armati sono una pericolosa forza parallela alla polizia e questo problema è più profondo di quanto si pensi. Sono questi gruppi di milizia che usano le divisioni della polizia per la loro campagna di distruzione nelle favelas. L’accordo è: i vigilanti “smaltiscono” i corpi delle persone uccise, che sono poi considerate “scomparse”. E la polizia incolpa il commercio illegale di droga per questi omicidi.

La guerra alla droga è una scusa per le forze di sicurezza per uccidere i neri e fare soldi. Ho osservato diverse volte come i poliziotti spacciano droga invece di fermare questo business. Il crimine legato alla droga fornisce alla polizia un reddito aggiuntivo, lo vedo ogni giorno nel mio quartiere. Ma nessuno si ribella: perché sappiamo quanto sia pericoloso dire la verità. Se fai una denuncia, rischi la vita. La direzione della polizia è corrotta. Quando ero bambino, ho visto agenti spacciare droga nei bar e ho pensato che fosse normale. Ma è semplicemente assurdo!

Cassiane: La mia constatazione è che le operazioni di polizia sono diminuite dallo scoppio della pandemia, ma le “sparizioni” di giovani sono aumentate. La polizia non arriva in elicottero, bensì incappucciata e in borghese. Molti ufficiali vivono tra noi. Si guardano bene dal prendere parte alle operazioni ufficiali di polizia per non essere riconosciuti dalla popolazione. I veri baroni della droga, tuttavia, vengono da fuori città.

terre des hommes schweiz porta avanti una campagna contro le esportazioni di armi in Brasile. Cosa ne pensate?

Lucas: Non sono sorpreso. Lo stato brasiliano investe in armi, veicoli militari, droni. Usano il potere della guerra per attaccarci. A chi importa da dove vengono le armi da guerra? Gli armamenti stranieri hanno semplicemente un colore o un design diverso.

Cassiane: Il nostro Paese sta investendo in tutto tranne che in una buona vita per la popolazione. Investe in una guerra di stato contro i brasiliani neri. Le pattuglie armate fanno parte della scena di strada nel nostro Paese da molto tempo, ma con l’aumento della violenza, ci sono sempre più persone armate.

Infine: qual è la vostra più grande preoccupazione verso il governo e le autorità del Brasile?

Cassiane: Viviamo con la paura costante di essere uccisi, in qualsiasi momento. Ma non possiamo rimanere in silenzio, qualcuno deve lottare per questi giovani. Dobbiamo dare voce a coloro che sono stati uccisi. Il razzismo contro i brasiliani neri deve finire!

Lucas: Ci deve essere una lotta non violenta, ma anche l’accesso all’informazione, all’educazione e alla cultura. E abbiamo bisogno di strutture democratiche a livello locale, perché altrimenti non saremo in grado di muovere nulla nella giusta direzione. Il nostro governo non mi darà mai un voto volontariamente. Ma è proprio questo il mio desiderio più caro.

Lucas e Cassiane, grazie per l’intervista.

Informazioni su CIPÓ

Con la nostra organizzazione partner CIPÓ (Comunicação Interativa, portoghese per: Comunicazione Interattiva) contribuiamo all’obiettivo di sviluppo sostenibile 16 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: pace, giustizia e istituzioni forti.

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