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Alzheimer: cosa sappiamo oggi

INTERVISTA A ESTHER STOECKLI, FONDAZIONE SYNAPSIS

di Valeria Camia

In Svizzera, oltre 130’000 persone soffrono di una qualche forma di demenza, che nella maggior parte dei casi è diagnosticata come Alzheimer. Le cause che portano alla demenza e alla malattia di Alzheimer rimangono in parte oscure, come ci spiega la professoressa Esther Stoeckli, Presidente del consiglio di consulenza scientifica della Fondazione Synapsis – Ricerca Alzheimer Svizzera RAS, che si prefigge di approfondire la comprensione dell’Alzheimer in tutte le fasi della malattia.

Professoressa Stoeckli, quanto sappiamo oggi dell’Alzheimer?

Sappiamo che causa una progressiva distruzione delle connessioni tra cellule nervose nel cervello. Oggi sappiamo che i neuroni, che potremmo definire i mattoncini del cervello, vanno incontro a un processo degenerativo. In una fase iniziale, le connessioni tra le cellule muoiono, le cellule quindi non sono più in grado di comunicare tra di loro. Il risultato è un deficit cognitivo. In una fase più avanzata, si arriva invece alla morte delle cellule stesse. Oggi vari studi suggeriscono che i depositi proteici tipici della malattia siano responsabili della morte delle cellule nervose, ma non è chiaro come si arrivi a questi accumuli di proteine nel cervello. Numerosi fattori sono stati legati all’insorgenza della malattia, da reazioni infiammatorie all’approvvigionamento energetico delle cellule nervose.

Su cosa sta lavorando oggi la ricerca medica?

Oggi si sta cercando di trovare anticorpi in grado di dissolvere gli aggregati proteici che si formano nel cervello dei pazienti. Purtroppo gli studi clinici in questa direzione non hanno dato risultati sperati: in alcuni casi gli effetti collaterali sono stati troppo forti, mentre in altri casi più avanzati, nonostante il fatto che questi aggregati siano stati dissolti, non si è potuto curare i pazienti dalla demenza. Inoltre, è importante dire che anche nel caso in cui andiamo a rimuovere le proteine il danno sia già stato fatto, per così dire, e dunque rimuovere l’aggregato non aiuta. Pertanto, è estremamente importante investigare cosa va storto nel cervello di una persona affetta da Alzheimer o qualsiasi altra forma di demenza.   

È noto che le donne soffrano più degli uomini di Alzheimer. Come mai? 

Sappiamo per certo che il rischio maggiore di contrarre questa malattia è rappresentato da un’età avanzata, Quindi, osserviamo un maggior numero di casi di Alzheimer nella popolazione femminile probabilmente in quanto le donne vivono più a lungo degli uomini. Tuttavia, studi dettagliati sono ancora in corso.

Alcune recenti ricerche, ad esempio in campo oncologico, si stanno concentrando sulla possibilità che l’etnia, oltre alla classe sociale e stile di vita, sia un fattore esplicativo per alcuni tipi di cancro. Sono state osservate differenze tra persone con etnie diverse per quanto riguarda l’incidenza della demenza?

Ad oggi, non ci sono risultati che puntino in questa direzione.

Di recente si è iniziato a parlare di “prevenzione” anche per la malattia di Alzheimer. 

Esatto, alcuni studi, condotti su una vasta scala di soggetti, alcuni sani e altri con Alzheimer, hanno preso in esame e comparato i diversi stili di vita e seguito i soggetti negli anni, scoprendo che ci sono meno possibilità di contrarre l’Alzheimer in quelle  persone che sono fisicamente e intellettualmente attive, hanno contatti sociali e una dieta salutare. 

Esther Stoeckli, neuroscienziata dell’Università di Zurigo, è direttore dell’Istituto di scienze della vita molecolare. La sua ricerca si concentra sui meccanismi molecolari che sono alla base della creazione di circuiti neuronali.

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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