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Di cosa parliamo quando parliamo di Tiger King

Spopola la miniserie targata Netflix sul caso di Joe Exotic, uno squallido gestore di zoo privato, che dovrebbe denunciare un problema, ma sembra solo aver scatenato l’ennesima moda passeggera.

Tiger King è un nome accattivante per una miniserie, soprattutto se parla effettivamente di tigri.

Non ci avevo fatto caso perché in clima di pandemia le proposte di Netflix (è una produzione originale) sono tra le meno ghiotte, ma non ho potuto fare a meno di notare un successo crescente e mi sono fatto prendere anche io dal sentito dire.
Così come con il documentario Wild Wild Country su Osho, che ha un impianto molto simile, anche per Tiger King c’è un protagonista (il re delle tigri, appunto), una vicenda singolare e un caso in tribunale alle spalle. Se nella prima produzione si parlava appunto di un guru estremamente popolare e di impatto globale, in Tiger King abbiamo i riflettori puntati su Joe Exotic, alias Joseph Allen Maldonado-Passage, criminale statunitense ed ex operatore di zoo, nonché proprietario del Greater Wynnewood Exotic Animal Park in Oklahoma, accusato di abuso e sfruttamento di animali esotici e selvatici. Fin qui tutto bene, anche se la delusione del personaggio in questione è subito resa palpabile dal paragone con Osho che non regge. Tuttavia, siccome mi piacciono gli animali ed ero curioso del destino di questi grandi felini, l’ho divorata in qualche ora di visione aggressiva.
Nell’aprile 2020 Netflix e i registi della miniserie annunciano la possibilità di produrre una seconda stagione, e questo perché Tiger King ha ottenuto ascolti e gradimento record, totalizzando 34,3 milioni di visualizzazioni nei primi dieci giorni di programmazione.

L’attore Rob Lowe ed il regista Ryan Murphy hanno annunciato di essere al lavoro su un possibile adattamento cinematografico delle vicende di Joe Exotic. Un successo planetario per una storia di bifolchi che si fanno la guerra sparando senza motivo a dei manichini, gestendo interi zoo pieni di animali rari e in via di estinzione, con tutta una dialettica sul personaggio di Joe Exotic, elevandolo dall’oblio da cui era venuto, al punto tale che eclissa l’unico vero motivo per cui ha senso guardare questa serie.
Negli Stati Uniti d’America ci sono tra le 10 mila e le 25 mila tigri in cattività, a confronto con le meno di 4000 in libertà nel mondo.

Dai tempi di Scarface, Mike Tyson e oltre, le star USA hanno scimmiottato visir e tycoon con animali esotici al guinzaglio, mettendo così in croce intere speci che fanno già fatica a vivere normalmente, figuriamoci tra i cuscini di Paris Hilton. Tutto un sistema di bracconaggio, commercio clandestino di animali rari e strutture private gestite da balordi di Las Vegas, capaci di fare orrendi cocktail di marketing spicciolo e zoo safari. Inoltre, la gestione delle normative sugli animali esotici non è regolata a livello federale, quindi ogni stato fa quello che vuole. Tenere in casa una tigre del bengala, un leone africano, un alligatore o un panda minore, in generale qualsiasi animale esotico, non è del tutto un reato. Ogni stato si regola a modo suo e solo alcuni richiedono una licenza “di possesso”. Altri, i più sportivi, permettono a chiunque può farsi il suo zoo personale senza problemi.

Ecco, io credo che siano questi i due elementi chiave di tutto questo fenomeno. Che va bene usare un personaggio sinistro per tematizzare la mancanza di normative, e che va bene citare i suoi casi giudiziari, seppur blandi e non sempre legati all’abuso di animali (ci si concentra un sacco sul presunto tentato omicidio ai danni della leader di Wild Cat Rescue). Va tutto bene finché non ci si dimentica degli animali, ancora una volta o delle follie di queste società da sempre definite ultra democratiche.

Dopo il grande successo della serie, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha annunciato di prendere in considerazione la possibilità di grazia per il protagonista della serie Joe Exotic, in carcere dal 7 settembre 2018 e punito a 22 anni. Ecco, appunto.
Ma perché? Di cosa stiamo parlando? Non certo di tigri. Neanche questa volta…

Tiger King, conosciuta anche come Tiger King: Murder, Mayhem and Madness, è una docu-miniserie televisiva statunitense del 2020. Diretta da Eric Goode e Rebecca Chaiklin conta otto puntate per la prima stagione.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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