Francesca Bellettini, Ceo italiana di Yves Saint Laurent, è tra le 25 donne più influenti al mondo. Ecco perché

di Gaia Ferrari

C’è anche un’italiana tra le 25 donne più influenti al mondo. La classifica del 2022 del quotidiano britannico ‘Financial Times’ incorona diverse personalità femminili che si sono distinte in campi diversi. Figure accomunate non solo dai ruoli di prestigio che occupano, ma anche dalla loro capacità di avere un ascendente rilevante sulle opinioni e sugli atteggiamenti degli altri, aprendo nuove vie, dettando tendenze e sfidando le convenzioni. Il nome della top manager tricolore Francesca Bellettini, al timone di Yves Saint Laurent (è l’amministratrice delegata), marchio del gruppo Kering che fu fondato da Yves Saint-Laurent e Pierre Bergé, svetta insieme a quello delle donne iraniane che, soprattutto dopo l’uccisione di Mahsa Amini, combattono per i loro diritti.
Nella lista, tra le altre, figurano la scrittrice Annie Ernaux, premio Nobel per la letteratura, la premier finlandese Sanna Marin, la ormai ex campionessa di tennis Serena Williams, la duchessa Meghan Markle e la cantante Billie Eilish.

DALLA FINANZA ALLA MODA

Bellettini, classe 1970, è cresciuta a Cesena, in Romagna. Suo padre era ragioniere in una segheria, sua madre dirigente scolastico. Lei è la più piccola di tre figlie. Dopo la maturità scientifica, si è laureata in economia e amministrazione aziendale all’Università Bocconi di Milano, trascorrendo cinque mesi all’Università di Chicago durante l’ultimo anno. In seguito si è trasferita a New York per un programma di formazione con Goldman Sachs, poi a Londra per lavorare con il team italiano di fusioni e acquisizioni. 

Successivamente, presso la banca d’investimenti Deutsche Morgan Grenfell a Londra, ha aiutato a lanciare accordi con case di moda di lusso e nel frattempo ha incontrato Patrizio Bertelli, amministratore delegato del Gruppo Prada. Quest’ultimo, nel 1999, le ha offerto un lavoro come parte dell’allora nuova divisione di sviluppo aziendale della holding. Poi Bellettini è passata a Helmut Lang, Gucci e Bottega Veneta, dove è stata direttrice della comunicazione e del merchandising, vivendo a Lugano, vicino a Milano. Fu allora che fu notata da Monsieur François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato del gruppo mondiale del lusso Kering.

DEBUTTO E STRATEGIE VINCENTI

“Quando ho dovuto sostituire Paul Deneve come ceo di Saint Laurent, lei era il primo nome sulla mia lista”, ha detto Pinault. Non parlava una parola di francese, Bellettini, e non l’ha nascosto. Ma per il magnate non era un problema, come ha spiegato lui stesso: “Sapevo che aveva le qualità necessarie per il lavoro: in primo luogo, una forte personalità e la capacità di dedicarsi interamente alla sua missione senza alcuna esitazione; in secondo luogo, la capacità di capire rapidamente cosa rende questa maison così speciale e di sostenerla – e in effetti, si è adattata molto rapidamente a Saint Laurent in un momento chiave della sua storia”.

E così, nel 2013, Bellettini è stata nominata presidente e chief executive officer di Saint Laurent. La manager italiana ha promosso subito una cultura aziendale all’insegna della creatività, dell’autenticità e dell’agilità, garantendo al marchio dinamismo e crescita costante. La sua guida ha potenziato l’espansione della maison puntando sulla diversificazione (oltre ai capi di lusso, tanto prêt-à-porter, pelletteria, scarpe, occhiali e altri accessori) permettendo così all’identità di Saint Laurent di emergere ed evolvere restando fedele alla sua essenza.

Un’altra chiave di successo è stata la flessibilità. In seguito agli attacchi terroristici di gennaio e novembre 2015, il numero di turisti cinesi in arrivo a Parigi è crollato. Saint Laurent, con Bellettini al timone, ha riorientato i suoi negozi parigini per attirare i clienti che vivevano in Francia e ha intensificato l’attività in Cina. Quando se n’è andato il francese Hedi Slimane (attualmente in Celine), Bellettini, nell’aprile 2016, ha supportato il passaggio della direzione artistica del marchio nelle mani di Anthony Vaccarello, designer belga di origini tricolori. Una scelta che allora sembrava azzardata ai più, ma che ha dato i suoi frutti. E che frutti. Tutt’oggi – ha dichiarato la manager – se lei deve prendere una decisione importante si consulta con lui. Chiarezza, determinazione e amore per le sfide sono i puntelli su cui si fonda il loro fortunato sodalizio.

FORZA SILENZIOSA

Come viene spiegato dalla giornalista Jo Ellison, editor dell’inserto di moda e lifestyle ‘How to spend it’ del ‘Financial Times’, Bellettini, nel terzo trimestre 2022, ha trascinato la maison francese verso un fatturato di 916 milioni di euro, con ricavi in crescita di oltre il 40%. E “senza il minimo mormorio”. La ceo di Saint Laurent mira a raddoppiare le entrate della società entro il 2026.  Rimarca saggiamente Ellison: “Sono le persone più silenziose quelle a cui si dovrebbe prestare davvero attenzione”. E una come la manager di Cesena ha sempre tenuto un profilo basso lavorando sodo e andando dritta per la sua strada anche nei momenti più difficili.

Non ha cambiato passo di un millimetro nemmeno di fronte a campagne pubblicitarie fortemente provocatorie contestate dall’opinione pubblica. Non vuole farsi prendere dal panico né piegarsi alla pressione per paura, ma crede fortemente nell’importanza di imparare dai propri errori.

Non si acconcia i capelli, non usa né mascara né fondotinta, non si mette le calze nemmeno in pieno inverno. E continua a parlare poco francese. Ma la sua determinazione viene dimostrata nei fatti, ancora oggi, come se fosse il suo primo giorno in Saint Laurent, ma con una visione lungimirante ben precisa in testa. “Devi sapere dove vuoi andare”, ha dichiarato Bellettini. “E devi comportarti come se fossi già lì”. Ha commentato ancora Ellison, con riferimento alla top manager YSL: “Chiedile qual è il segreto per una leadership di successo e ti dirà che è ossessionata dall’equilibrio: nei mercati globali, tra le categorie o nei rapporti tra uomo e donna”.

(Foto tratta dal profilo Twitter dell’Università Bocconi – Milano)

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