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Società

La busta paga che divide uomini e donne

di Laura Incandela                                                        

Diritto inviolabile.

Le donne sono pagate meno degli uomini; si chiama gender pay gap (divario salariale). Lo dicono le statistiche, e forse lo avete scoperto anche voi sulla vostra pelle. La legge è uguale per tutti, i contratti pure, ma le donne, nel corso della loro vita lavorativa, le carriere, le interruzioni, le scelte fatte o subite raggiungono una parità solo apparente nonostante sia invece un inviolabile diritto sancito dalla Costituzione Federale.

La situazione in Svizzera

Attualmente, secondo la rilevazione svizzera della struttura dei salari (2018), le donne guadagnano 949 franchi al mese, il 14,4% in meno rispetto agli uomini. Se un uomo riceve il proprio salario già dal 1° gennaio 2021, una donna invece deve lavorare gratuitamente per quasi due mesi prima di ricevere il proprio stipendio, ovvero fino al 20 febbraio 2021.

L’Equal Pay Day (EPD) è la giornata nazionale di azione, promossa dal Business & Professional Women (BPW), che denuncia il divario salariale tra uomini e donne e quest’anno si svolge il 20 febbraio.

Il nostro Club – afferma Federica Guerra, copresidentessa del Business & Professional Women (BPW Ticino) – non potendo essere presente nelle piazze dei principali centri del cantone a causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria, ha deciso di portare direttamente a casa delle socie e simpatizzanti BPW, una borsa rossa, simbolo dell’Equal Pay Day. La borsa – racconta la Dott.ssa Guerra – contiene dei gadget e un opuscolo, utili a riflettere sullo stato delle cose: un bicchiere da caffè con due tacche (all’uomo spetterebbe più caffè alla donna meno), il messaggio è semplice e chiaro, la busta paga delle donne è sempre la più leggera. Quel giorno chiediamo alle nostre socie di realizzare un selfie, con ben in vista la “borsa rossa”, da pubblicare sul proprio profilo social taggando: #BPWclubTicino, #BPWSwitzerland, #equalpayday2021. È l’unico modo per essere presenti e ben visibili in questo periodo così difficile”.

Un fenomeno che riguarda anche le donne in posizioni apicali

Le discriminazioni salariali toccano da vicino anche le donne con ruoli dirigenziali ben pagati. Generalmente più è alta la posizione professionale e i requisiti richiesti, più i salari sono alti, minore è la presenza femminile e maggiore è lo scarto remunerativo tra donna e uomo.

Gender pay gap: colpa delle donne?

Ovviamente no, Tra le ragioni vi è senza dubbio il fenomeno del «soffitto di cristallo», secondo cui nella gerarchia salariale a un certo punto le donne arrivano a un limite molto difficile da oltrepassare, poi subentra anche  il fenomeno delle «sabbie mobili», per il quale le donne, una volta entrate nella vita lavorativa, devono aspettare a lungo prima di ottenere promozioni e aumenti salariali e poter seguire perfezionamenti che offrono loro la prospettiva di una carriera professionale e di uno stipendio migliore.

Ma la buona notizia è che quando arrivano ai piani alti, ci arrivano in genere aumentano le quote rosa ai posti di comando, innescando un circolo virtuoso che lascia più spazio alle donne di quanto ne lasciano gli uomini e di conseguenza aumentando la presenza femminile al comando, e progressivamente si colma la lacuna nella disparità di guadagno.

Secondo Amalia Mirante, docente di Economia Politica alla SUPSI e all’USI, attiva sostenitrice della parità di genere – “le ragioni sono molteplici. Pensiamo all’evoluzione della società: le donne sono entrate nel mondo del lavoro relativamente da pochi anni. Oppure ci sono ragioni culturali o legate alle preferenze individuali: le donne scelgono studi e professioni meno retribuite. O ancora, oggi si studiano meccanismi legati agli stereotipi inconsci che portano uomini e donne ad assumere, promuovere e sostenere le persone non in funzione delle loro reali capacità, ma dell’immagine inconscia che si ha di un genere”.

La parità salariale è un vantaggio per tutti.

La parità salariale è un vantaggio per l’intera società: per le donne, per gli uomini e per la famiglia nel suo insieme, ma non solo. È infatti uno slancio per l’economia dell’intero paese. Le donne sono la metà della popolazione, sembra una banalità ma tenerne conto a livello economico fa la differenza. Se le donne guadagnassero di più, spenderebbero di più, pagherebbero più tasse, avrebbero un impatto maggiore sull’economia.

Il lavoro delle donne, il primo ad andare in fumo.

Restando in tema di economia gli ultimi dati ci dicono che tutto si fa tranne che investire sulle donne. “In Ticino, rispetto all’anno precedente, – dice la Prof.ssa Amalia Mirante, – nel primo trimestre 2020 abbiamo visto sparire 4.300 posti di lavoro femminili, nel secondo oltre 6.600 e nel terzo 4000. Purtroppo anche questa volta – prosegue l’Economista Mirante – è stato confermato che le prime vittime in caso di crisi economica sono principalmente le donne. Il fenomeno è stato riscontrato a livello mondiale. I primi posti di lavoro ad essere cancellati sono quelli temporanei, precari, a tempo parziale, e ahimè ancora oggi questi sono occupati principalmente dalle donne. Oltre agli aiuti immediati sarà necessario continuare a insistere sulla formazione femminile e sulle politiche paritarie”.

Divario salariale nel mondo.

A quanto pare nessuno di noi vedrà la parità di salario nella nostra vita, e probabilmente nemmeno molti dei nostri figli. Secondo il Global Gender Gap Report 2020, ci vorranno addirittura 257 anni prima che il divario economico di genere si colmi al ritmo di progresso attuale.

Il rapporto rileva che, nonostante il divario si sia colmato negli ultimi anni, i progressi stanno rallentando: l’anno scorso è stato stimato che sarebbero passati 202 anni prima del raggiungimento della piena parità, e ora quest’anno sono stati aggiunti oltre 50 anni in più. 

Esempi virtuosi.

Per fortuna un esempio da seguire esiste, anche se isolato ed è la legge islandese del 2018 che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a chi ha più di 25 dipendenti di assicurare la parità retributiva. E per chi non rispetta le regole, severe bacchettate ma soprattutto una pioggia di multe salate. 

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