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La microplastica: lo sapevate che è parte integrante della nostra alimentazione?

Con microplastica ci si riferisce a particelle di materiale plastico di dimensione compresa tra 0.1 e 5 millimetri.  Le microplastiche provengono, ad esempio, dalla cosmetica, dall’abbigliamento, dall’usura di gomma industriale (ad esempio pneumatici) e dalla degradazione di frammenti di plastica più grandi, per poi accumularsi nell’ambiente terrestre ed acquatico ubiquitariamente. Milioni di tonnellate di plastica trattata finiscono negli oceani, nei laghi e nei fiumi ogni anno, per poi frammentarsi in piccole parti e tornare da noi. Recenti studi hanno infatti rinvenuto microplastiche dentro carne, sale e miele, insomma nel cibo che mangiamo, ma non solo. Fibre plastiche si trovano nell’aria che respiriamo e nell’acqua potabile. Lo dimostra uno studio dell’ORB (organizzazione non-profit americana) su campioni di acqua prelevati in diverse regioni del mondo. Bruce Gordon, coordinatore dell’Unità Acqua all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rassicura. Gli attuali livelli di microplastica nelle acque non sarebbero ancora allarmanti. Tuttavia, ricercatori all’ Università di Newcastle in Australia hanno osservato che ognuno di noi beve e mangia mediamente circa 5 g di plastica a settimana, equivalente insomma ad una carta di credito. Non sembra poco. Dopo l’acqua, il sale, la birra e i molluschi sono i cibi più contaminati. Tutto ciò rappresenta un problema? Forse si. Studi preclinici suggeriscono che dovremmo considerare l’inquinamento da microplastica seriamente. Una volta ingerite, le particelle di plastica migrano attraverso la parete intestinale fino a raggiungere linfonodi ed altri organi del corpo, dove potrebbero creare danni ingenti. Infatti le particelle di plastica contengono ed anche legano sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene per poi rilasciarle all’interno del nostro corpo. Insomma funzionano come vettori di tali sostanze. Se le fonti discordano sulla gravità della situazione attuale, tutti sono concordi nel dire che è fondamentale limitare l’immissione di nuova plastica nell’ambiente. Precisiamo che anche la plastica biodegradabile è da guardare con sospetto. Per limitare l’immissione di nuova plastica dobbiamo privilegiare materiali che non la contengono ed inoltre adottare metodi di recupero e riciclo e riutilizzo della plastica già presente sul territorio. Ma è possibile estrarre microplastica dall’acqua? A Luglio di quest’anno un giovanissimo Irlandese, di nome Fionn Ferreira, ha vinto il Google Science Fair per essere riuscito ad estrarre l’85 % di microplastica in acqua utilizzando polvere di magnetite. Lo skipper franco-svizzero Yvan Bourgnon ha progettato un enorme quadrimarano in grado di raccogliere 600 metri cubi di rifiuti dal mare. Tuttavia il quadrimarano serve a poco, se continuiamo a riversare plastica nel mare al ritmo attuale. Sono nel Mediterraneo, secondo la Repubblica, finisce in mare plastica equivalente a 33mila bottigliette al minuto. Diamoci oggi dunque almeno un buon proposito: cominciamo ad usare le borracce.

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