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Cultura

L’Amante di Marguerite Duras

Colpisce lo splendido adattamento di Kan Takahama nella nuova opera realizzata in collaborazione diretta con la Francia e pubblicata da pochi giorni anche in Italia.

Ogni giorno che passa, la vetusta critica al fatto che i fumetti non siano al pari della “letteratura” da libreria assume caratteri sempre più deboli, come dimostrano le recenti versioni a fumetti di grandi classici. Ancor di più, se è un manga, un fumetto giapponese, da sempre additato come mero prodotto consumistico, legato a fenomeni di culto come Dragon Ball o simili.

Dynit Manga, editore italiano specializzato in manga di alta classe, propone in questi giorni uno splendido adattamento a fumetti del capolavoro della scrittrice francese, Marguerite Duras: L’Amante, una storia autobiografica sulla perdita dell’innocenza, sulla crescita, la scoperta del sesso e dell’amore, ma anche una malinconica polaroid di una straziante epoca coloniale, fatta di errori e povertà, in nome di una grandeur sempre troppo poco criticata.

Per chi non conoscesse la famosa vicenda, si parte dall’Indocina dove una ragazzina incontra un ricco uomo cinese, giovane e fragile. La ragazzina è francese, molto bella, molto giovane e molto povera. La sua famiglia è nei guai, non sa come tornare in Europa e il mondo delle colonie appare come un afoso infermo tropicale, dove tutto sta fermo e si muove allo stesso tempo, creando una sorta di umidità sociale stagnante, fatta di ricchi, poveri, fumatori d’oppio e funzionari di governo.

Inizia una storia d’amore confusa, come è giusto che sia, perché il mondo che circonda i due personaggi è confuso anch’esso. La nostra protagonista, che poi è l’autrice francese, scopre il sesso e anche il cinismo. Scopre quanto può essere potente sul suo amante e quanto può esserne vittima. Inizia uno splendido gioco di contrasti, un climax di emozioni che esplodono e si esauriscono come l’orgasmo, la petite mort come viene chiamato malinconicamente in Francia… qualcosa che ci sembra importante, definitivo e irraggiungibile e che si perde via nei fluidi, nel sudore, nelle lacrime di un corpo all’interno di una vita e di un mondo che non sembra avere pietà. Il finale, se non si conosce, va letto. Non si può raccontare. Così come non si è potuto raccontare questa storia tramite la pellicola cinematografica poiché il cinema forse ha troppe esigenze, e l’unico adattamento cinematografico non è piaciuto per nulla alla Duras.
A differenza di Jean Jacques Annaud, la mangaka Kan Takahama dipinge con eleganza e rispetto. Usa i colori giusti (l’intera opera è a colori, ed è impaginato volontariamente nel senso di lettura occidentale), i colori del Sud Est asiatico, dove è stata direttamente per documentarsi e realizzare al meglio la sua opera. I personaggi sono fragili, fragilissimi, con i segni sul volto e intorno agli occhi. I due personaggi sono diversi per classe sociale, ma hanno gli sguardi simili di chi soffre, di chi scopre, di chi ama e di chi perde per sempre qualcosa che forse era prezioso o forse no. L’insostenibile leggerezza della vita, si potrebbe dire, il tutto descritto e raccontato con la capacità espressiva peculiare della nona arte. Il romanzo nasce in Francia nel 1985 da un’autrice che ha vissuto in Indocina nel 1930. La vicenda è ambientata in Vietnam e il manga è realizzato da un’autrice giapponese nel 2020. L’opera è uscita quasi in contemporanea in Francia, Italia e Giappone. Non ci sono confini culturali, sembra piuttosto evidente. Perché l’arte è per definizione universale. Sfido dunque a non definire letteratura tutto questo.

L’Amante è un manga di Kan Takahama, uscito nel 2020. Conta 144 pagine ed è stato tradotto in italiano da Asuka Ozumi, per l’editore Dynit nella collana Showcase.

 

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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