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L’ansia è lo stress cronico

di Adrian Weiss, medico oncologo

Il termine stress deriva dal latino strictus e in italiano significa stretto. Hans Seyle nel 1956 ha definito lo stress come la misura dei soprusi della vita. E fu lui a coniare questo termine. Lo stress si può dividere in eustress o distress ovvero stress buono e cattivo. L’evento stressante (stressor) attiva immediatamente delle reazioni a carico del sistema Pnei (psico-neuro-immune-endocrino), dando vita a un quadro conoscitivo come la Sga (Sindrome generale di adattamento).

In fase di stress si succedono quattro stadi.

Primo stadio: la reazione di allarme. Essa dura qualche secondo, dando un’informazione cellulare e biologica sulla natura degli “stressori” e passando per un sistema neuronale cablato (sistema nervoso autonomo e midollo surrenale). Ne consegue una liberazione di noradrenalina e adrenalina che aumenta la frequenza cardiaca, la contrazione sistolica e la pressione arteriosa. Queste azioni permettono una ridistribuzione del sangue viscerale a beneficio de cervello.

Secondo stadio: reazione di adattamento iniziale. Si attiva in qualche minuto (7 in media) e stabilizza in 2 ore. Questa reazione attiva delle strategie cellulari e biologiche di difesa e di adattamento attraverso il sistema neuro-endocrino e limbico (sensazione di paura) e liberazione massiccia di glucocorticoidi (cortisolo).

Terzo stadio: reazione di adattamento prolungata. Avviene dopo due ore e prepara l’organismo a resistere allo stress che persiste.

Quarto stadio: reazione di scivolamento patologico. La fase acuta si smorza lentamente e l’organismo tende ad adattarsi creando nuovi schemi.

Se lo stress che perdura oltre sette mesi diviene insopportabile ed evolve verso la patologia con comparsa di disturbi cognitivi (ansia, depressione, fobie). Oggi, ma anche in passato, si paga un pesante tributo alla vita e i disturbi ansiosi, depressivi, psicosomatici e funzionali ne fanno parte. Il successo o l’insuccesso nei confronti del fenomeno di adattamento sono correlati alla personalità del soggetto , alla sua cultura e alle sue condizioni socioeconomiche.

La valutazione del tipo e dell’intensità dello stress cronico può essere fatta con test psicologici, microneurografia (tecnica che registra il livello di attività di un nervo periferico tramite microelettrodi) e tramite elettrocardiogramma e HRV (tecnica che misura la variabilità del battito cardiaco).

Il trattamento per lo stress per le forme acute va valutato dal medico e può in certi casi chiedere un supporto farmacologico e, se necessario, si ricorre a psicofarmaci per normalizzare o migliorare il quadro clinico. Nel caso in cui la condizione si cronicizzi, sarà possibile optare per psicoterapie veloci, il mindfulness, l’analisi transazionale e il rebirthing, associando trattamenti fitoterapici, integratori, neuroauricoloterapia (che consiste nella stimolazione di precisi punti in un preciso ordine sul padiglione auricolare), agopuntura e blanda attività fisica, se possibile all’aria aperta.

 

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