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Cultura

Le ceramiche di Solomostry in tiratura limitata

Per la prima volta, l’artista Solomostry si dedica all’arte della ceramica, in un vero e proprio processo creativo che lo mette in connessione con le proprie radici e con le radici della propria cultura.

Rivedo Solomostry dopo tanto tempo, in virtuale, online come si usa di questi tempi di pandemia. Lo rivedo e molto volentieri, sia perché lo stimo come artista sia perché so che c’è qualcosa che bolle in forno (in questo caso) e che i mostri del nostro artista non vanno in lockdown. 

Sicuramente la situazione non è stata favorevole per nessuno, neanche per l’artista milanese. Tutto ciò che è materico, concreto e diretto sembra trovare terreno molto arido in questo scenario di pandemia. Presentazioni che saltano e gallerie che chiudono, per citare alcuni dei problemi attuali dell’arte contemporanea. Eppure Solomostry usa questo tempo per studiare e cambiare prospettiva. 

Questa volta parliamo di ceramiche, di una serie che chiaramente raccoglie tutti i mostri, i geni creativi e senza morale di Solomostry, ma che vuole essere un ritorno alle origini nella sua accezione più limpida. Il tempo del lockdown porta con sé la pazienza e l’attesa, il processo più adatto e indicato nella produzione di ceramiche, sua nuovo campo d’azione. Mi spiega che ha deciso di realizzare piatti e vasi studiando da zero, recuperando quello stile e quella ispirazione molto materica che ha il processo della ceramica e che risale alle radici del territorio italico, che affondano nel mondo etrusco e nella sua cosmologia fatta di forze della natura e spiriti dall’animo umano. Modellare la materiale, lavorare con il calore e con il fuoco spiega tutto quello che si cela dietro al “mostruoso” dio Efesto, Vulcano per i romani, in grado di creare dalla fiamma ardente. Un’emozione particolare che richiede metodo e struttura, attenzione e rispetto delle fasi. Anche in questo caso Solomostry è stato ben lieto di scoprire una maestra d’eccezione, Fausta Bonfiglio che nel suo laboratorio di via Venini ha formato l’artista e lo ha iniziato alla pratica. Fausta che è tra l’altro un’amica, oltre che una maestra, una figura fondamentale anche per l’infanzia e l’adolescenza di Solomostry che anche individualmente ripercorre la sua immersione nelle radici della propria formazione. Dalla stesura, alla fase di biscotto per arrivare agli engobbi che seguono il flow dell’istinto: la propria creazione è anche l’oggetto stesso dove dipingere che è la prima forma di espressione dell’artista. L’esperienza con la ceramica aveva generato una prima linea di piastrelle esclusive che è riuscita molto bene e che lo ha convinto a proseguire. Ora ci sono i vasi, scelti e realizzati, i piatti e le brocche. C’è tutto l’universo di Solomostry che lui giustamente definisce un gruppo, una crew di jinn, geni, goblin o folletti. Un’entità soprannaturale, intermedia fra il mondo che si vede e quello che non si vede, con un carattere che può essere maligno o del tutto benevolo e protettivo. L’etimo della parola araba jinn è stato a lungo discusso e alcuni studiosi fanno derivare dal Genio della mitologia romana capace di occultarsi nei meandri del mondo. Penso a questo quando vedo i segni di Solomostry prendere vita sulla ceramica, un mix perfetto di cultura classica, arcaica e arte di strada dove ancora una volta questi volti, questi occhi che a malapena si distinguono, riflettono quello che uno ci vuole vedere dentro. Racconto all’artista di quando a fine estate una sera al tramonto giravo in bicicletta e sul tramonto viola di Milano mi si è stagliato davanti un mostro, un jinn disegnato enorme a cavallo di un ponte. Mi ha dato una sensazione incredibile di serenità e di protezione, come una mano enorme capace di tenermi lontano dai guai. “Quello è il senso del mostro” mi dice l’artista “Pensa se lo avessi visto di notte? Magari dopo una serata di marachelle… forse quel mostro ti sarebbe parso diverso, ti avrebbe parlato in modo diverso”. Questo si nota anche nelle ceramiche, tantissimo, sebbene i volti di questi mostri siano riconoscibili, i loro segni sono antichi e il loro eco è forte. La tiratura limitata delle ceramiche di Solomostry sarà disponibile nei primi mesi del 2021. Attualmente sono fuori le sue piastrelle, come a segnare un cammino verso questa nuova forma espressiva.

Solomostry è un artista milanese che ha il suo regno qui: www.solomostry.com e in questo articolo si parla delle sue ceramiche. L’arte l’ha affinata insieme a Fausta Bonfiglio, che ha il suo regno qui: www.faustabonfiglio.com

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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