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Man Ray seduce la Mole

In mostra da Camera, a Torino alcune delle immagini che hanno fatto la storia della fotografia del ‘900, firmate dal grande autore e dalle sue assistenti.

Ho sempre pensato fosse facile ricordarsi chi fosse Man Ray per via del suo famoso autoritratto con mezzo viso rasato. Non è un autore studiato durante le ore di storia dell’arte, eppure ha rivoluzionato divinamente svariati concetti di fotografia, design, grafica e (per usare parole più moderne) visual concept.

La mostra esposta a Torino, nella splendida cornice del museo Camera, rende omaggio al concetto di fotografia stessa di Man Ray, in una sorta di viaggio speciale tra le sue pieghe immaginative.
Più di 200 immagini che hanno segnato un percorso decisamente poco solitario, fatto di assistenti, amici, artisti, modelle, amanti che spesso si sono intersecate nella vita di Emmanuel Radnitzky, in arte Man Rey, americano di nascita, ebreo di religione e francese di adozione, capace di vivere il suo tempo rivisitandolo attraverso gli occhi. Essi, nell’opera di Man Ray prendono corpo a sé e si fanno fisici al tal punto che il soggetto fotografico non è più solo una riproduzione, ma assume connotati reali all’interno di un rapporto tra spettatore e foto. Quello che si può definire “visione” nel suo senso più ampio, qualcosa che seduce e scompiglia trasversalmente, che arriva alla cultura pop in una ottica totalmente dadaista. Nell’universo Marvel esiste proprio un super eroe che si chiama appunto Visione e che Costantemente in lotta per affermare e mantenere la propria precaria umanità, la più grande paura di Visione è che un giorno possa perderla. Nell’umorismo, nell’ironia dell’assurdo, nelle sperimentazioni come la solarizzazione (‘inversione tonale che si manifesta durante lo sviluppo di materiale sensibile che è stato soggetto a una sovraesposizione esasperata) c’è in Man Ray una lotta per affermare e mantenere la propria umanità nell’arte.

La mostra accompagna la nascita ufficiale del surrealismo e Man Ray è il primo fotografo surrealista. La produzione dei suoi lavori di ricerca va di pari passo con la pubblicazione delle sue fotografie di moda su Vogue. Kiki de Montparnasse, Jean Arp, Max Ernst, André Masson, Joan Miró e Pablo Picasso, Meret Oppenheim, con le foto che la ritraggono nuda in piedi vicino a un torchio da stampa, la pittrice surrealista Bridget Bate Tichenor, sono alcuni dei nomi che compaiono tra le pareti di Camera, fino a dare il giusto riconoscimento anche a Lee Miller che fu la sua amante e assistente fotografica, oltre che in primis musa e compagna d’arte.

Molte donne, splendidi nudi, ritratti di uomini che amavano le donne e sempre le donne che suggeriscono scenografie, costumi, pose, sperimentazioni tecniche. Nella sua realtà dada, ogni errore genera uno stupore, una meraviglia che si può incanalare in qualcosa di nuovo, che renda viva l’immagine e seduca colui che la guarda. Non curante, ma non indifferente, come recita anche il suo epitaffio, che automaticamente diventa lo slogan perfetto per questa splendida esposizione.

WO | MAN RAY. Le seduzioni della fotografia è al museo Camera – Centro Italiano per la Fotografia a Torino, in via delle Rosine 18. La mostra è visitabile dal 17 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020 ed è curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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