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Cultura

Pesaro, tra storia e musica, è la capitale italiana della Cultura 2024

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di Cristian Repetti

Sarà Pesaro la Capitale italiana della Cultura 2024. Lo ha annunciato il ministro Dario Franceschini. La città marchigiana è stata scelta tra altre nove realtà territoriali finaliste: Grosseto, Mesagne, Siracusa, Ascoli Piceno, Chioggia, Sestri Levante con il golfo del Tigullio, Unione dei Comuni Paestum Alto-Cilento, Viareggio, Vicenza. La vincitrice detiene il titolo per un anno e riceve un milione di euro per la realizzazione del programma che ha presentato in gara.

Ambiente, cultura, innovazione
“La città di Pesaro offre al paese una eccellente candidatura basata su un progetto culturale che, valorizzando un territorio già straordinariamente ricco di testimonianze storiche e preziosità paesaggistico-ambientali, propone azioni concrete attraverso le quali favorire anche l’integrazione, l’innovazione, lo sviluppo socio-economico”. È con tale motivazione che la giuria, presieduta da Silvia Calandrelli, direttrice Rai Cultura e direttrice Genere Cultura ed Educational, ha decretato la prima classificata del concorso. Prosegue poi la spiegazione riportata nel documento: “In questa prospettiva la proposta conferisce il giusto equilibrio a natura, cultura e tecnologia, tre elementi che si fondono in un contesto di azione condivisa tra pubblico e privato. L’enfasi data al valore della cittadinanza come riconoscimento e come pratica attraverso concreti esercizi, oggi più che mai, afferma una direzione che può generare contributi per altre esperienze future”. Viene inoltre evidenziata “la valorizzazione del rapporto tra città e territorio con un programma esteso in modo articolato a tutti i comuni della provincia”.  

La dedica all’Ucraina
Ha dichiarato il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci: “Vogliamo dedicare la vittoria di Pesaro a Capitale italiana della Cultura 2024 alla città di Kharkiv, in questo momento sotto le bombe, che come noi è città della Musica Unesco”. Ha aggiunto il primo cittadino della città marchigiana: “In questi giorni ci siamo sentiti spesso per mail con il sindaco di Kharkiv. Spero davvero che possa essere con noi il prima possibile a festeggiare e soprattutto che Kharkiv possa uscire da questa guerra tremenda e possa ringraziare a suonare come sa fare”. L’amministrazione pesarese, inoltre, ha messo a segno una bella doppietta: ha infatti ottenuto anche un secondo riconoscimento nazionale, quello assegnato dal Consiglio Nazionale dei Giovani, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale e l’Agenzia Nazionale per i Giovani. Il progetto presentato, che era in lizza con altri trenta su scala nazionale (arrivato in finale con quello di Bergamo e quello di Napoli), si chiama “WePesaro – Young Innovation Lab”. Ed è stato premiato in quanto è risultato coerente con la necessità di favorire il coinvolgimento, la responsabilizzazione e la partecipazione dei giovani, offrendo loro lo spazio e il supporto necessario per prendere parte attivamente ai processi decisionali del proprio territorio.

Dai Siculi ai Romani fino ai Bizantini
Affacciata sul Mare Adriatico e stretta tra Monte Ardizio a est e Monte San Bartolo a ovest, Pesaro è un gioiello di architettura che racchiude nel proprio centro storico un ricco patrimonio rinascimentale: musei, biblioteche, chiese, teatri, ville, monumenti e palazzi gentilizi. Il suo nome deriverebbe dal latino Pisaurum e, prima ancora, dall’antico nome del fiume Foglia: Isaurus o Pisaurus. Le origini sono antichissime: i primi a costruire su questo territorio sarebbero stati i Siculi. Si trovano poi insediamenti di Umbri-Piceni, Etruschi e Galli Senoni fino al 184 a.C., quando la cittadina è diventata la colonia romana Giulia Felice. Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476.d.C.), sono arrivati i Goti invasori, ma, dopo l’incendio della città, nel 544, è subentrato il dominio dell’Impero Romano d’Oriente. Sotto i bizantini Pesaro ha fatto parte della Pentapoli marittima con Rimini, Fano, Senigallia e Ancona. In seguito alla conquista da parte di Liutprando, re dei Longobardi, nel 752 è tornata sotto l’esarcato di Ravenna. Tre anni dopo è passata sotto il dominio di Pipino, re dei Franchi, che l’ha ceduta al pontefice Stefano III. La donazione è stata confermata da Carlo Magno nel 774, dando inizio alla plurisecolare appartenenza della città ai domini papali. Divenuta un fiorente comune nella prima metà del XII secolo, è stata coinvolta nelle lotte tra Papato e Impero. Sotto la Signoria dei Malatesta, dal 1286 al 1445, è stata venduta a Francesco Sforza, duca di Milano, con il patto di cederla al fratello Alessandro. Dopo il breve regno (1500-1503) di Cesare Borgia, il figlio di Costanzo, Giovanni Sforza, nipote di Ludovico il Moro e primo marito di Lucrezia Borgia, ha ripreso la città fino al 1512, quando sono subentrati i Della Rovere. Il duca di Urbino Francesco Maria ha abdicato nel 1626 cedendo alla Chiesa il ducato di Pesaro e Urbino. Il dominio ecclesiastico è terminato l’11 settembre 1860, quando la cittadina marchigiana è stata annessa al Regno di Sardegna sotto Vittorio Emanuele II. Da allora Pesaro ha seguito le vicende dello Stato tricolore – le due guerre mondiali, l’invasione tedesca, la ricostruzione dopo il 1945, l’industrializzazione e il boom economico – fino ad assumere l’aspetto dei giorni nostri.

Il legame con Rossini
Pesaro è nota in tutto il mondo per aver dato i natali al celebre musicista Gioachino Rossini. La casa-museo a lui dedicata, dov’è nato per l’appunto l’artista nel 1792 e dove ha trascorso i primi anni con la sua famiglia, offre un’esperienza di visita coinvolgente grazie a tecnologie di ultima generazione e supporti innovativi. L’abitazione, infatti, è stata trasformata in un ampio spazio multimediale con cimeli, documenti, ritratti ufficiali, spartiti musicali e aneddoti della vita di Rossini. Il Teatro di Pesaro è stato inaugurato anticamente nel 1637 con il nome di Teatro del Sole: durante il pontificato di Urbano VIII, quest’ultimo ha aperto alla comunità, affinché vi fossero tenuti gli spettacoli pubblici, le vecchie scuderie ducali costruite da Guidubaldo II Della Rovere nella seconda metà del cinquecento su progetto di Filippo Terzi. Nel tempo sono intervenute diverse trasformazioni. Tra il 1816 e il 1818 è stata attuata una consistente ricostruzione commissionata dal Consiglio Comunale – che ha mantenuto l’avancorpo di Bicciaglia e il portale cinquecentesco – condotta dall’architetto Pietro Ghinelli. La struttura in stile neoclassico – a ferro di cavallo, con quattro ordini di palchi e il loggione – è quella cosiddetta ‘del teatro all’italiana’. Nel 1855 è stato intitolato al compositore – denominato dagli ammiratori “Il Cigno di Pesaro” – in occasione della riapertura dopo il radicale restauro dell’architetto Vincenzo Ghinelli. Inagibile dal 1966, dopo un complesso recupero strutturale è stato riaperto nel 1980, in contemporanea con la nascita della manifestazione internazionale Rossini Opera Festival. Il settecentesco Palazzo Olivieri accoglie il Conservatorio Statale di Musica Gioachino Rossini, dove hanno studiato famosi allievi, da Renata Tebaldi a Mario Del Monaco, e dove sono passati anche direttori di fama mondiale. Ne è proprietaria la Fondazione Rossini, che ha qui la sua sede. Fa parte del corpo di fabbrica, aggiunto dopo il 1885, l’Auditorium Pedrotti. La ricca biblioteca della Fondazione ospita numerosi volumi, tra cui le opere del musicista in edizione critica e la collezione ottocentesca Fondo Lord St. Davids, notevole bibliografia della letteratura rossiniana.

Altri simboli di Pesaro
Presso il piazzale della Libertà si trovano la celebre Sfera grande, opera in bronzo di Arnaldo Pomodoro adagiata sull’acqua, e il Villino Ruggeri, famoso esempio di architettura liberty, decorato con fantasiosi stucchi. Il lungomare costeggia le spiagge sabbiose per 7 chilometri. Passeggiando verso il centro, si percorre viale della Repubblica (che poi diventa via Rossini). In via dell’Abbondanza alcuni scavi hanno riportato alla luce i resti di una “domus”, una lussuosa dimora romana di età imperiale. Il sottosuolo pesarese è ricco di reperti, come dimostra anche l’area di Colombarone, nel Parco Naturale Monte San Bartolo, con i ritrovamenti di una villa del III secolo d.C., una basilica e una pieve. Sempre nel centro di Pesaro, accanto alla Cattedrale, eretta sui resti di un edificio tardo romano con un doppio livello di splendidi mosaici, sorge Rocca Costanza, imponente opera quattrocentesca di fortificazione a pianta quadrata rafforzata da torrioni cilindrici, circondata da un ampio fossato e un tempo utilizzata come prigione.

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