Un miraggio chiamato casa | Corriere dell'Italianità

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EVIDENZA Società

Un miraggio chiamato casa

Giovani e opportunità

di Christian Repetti

Un sogno destinato a rimanere un miraggio. È quello che ha in testa la maggior parte dei giovani svizzeri: quasi quattro su cinque ambiscono ad avere un giorno una casa o un appartamento proprio, ma per gran parte di loro questo obiettivo non potrà essere concretizzato. Lo rivela uno studio pubblicato da Credit Suisse. Gli economisti della banca si sono chiesti se la proprietà abitativa sia ancora tanto importante per le generazioni Y e Z – Millennials e Centennials, i primi nati tra il 1980 e la metà degli anni Novanta, i secondi successivamente al 1995 – come lo era per quelle dei loro genitori. Ebbene, il 77% dei 16-25enni interrogati nell’ambito di un sondaggio realizzato nel 2020 ha risposto che vuole possedere una casa unifamiliare o un appartamento.

Ricordiamo, tra l’altro, che la Svizzera presenta a livello internazionale uno dei tassi di più bassi in materia di alloggi propri (36%). Il forte desiderio di possedere le personali quattro mura non si tramuta in un acquisto immediato: solo il 5% dei 25enni è proprietario, una quota che sale all’8% fra i 30enni, al 19% fra i 35enni e al 30% fra i 40enni. Perché si tarda tanto ad avere accesso a una propria abitazione? I motivi sono almeno due. In primo luogo, i giovani adulti preferiscono restare inizialmente flessibili e andare alla scoperta del mondo, almeno fino a quando non pensano a costituire un proprio nucleo familiare. Di conseguenza l’alloggio in affitto resta la forma abitativa più pratica. In secondo luogo, i prezzi elevati degli immobili rappresentano un ostacolo crescente. Per dare un’idea immediata, si consideri che, nel Paese elvetico, il costo medio di un appartamento di proprietà di quattro o più locali ammonta a 850.000 franchi. Per poterselo permettere, secondo le stime, bisognerebbe poter godere di un reddito di almeno 150.000 franchi per poter usufruire di una quota di finanziamento del debito pari all’80%. Un simile importo è superiore al reddito medio delle economie domestiche ed è pressoché inaccessibile per le giovani coppie. Sulla base dei livelli raggiunti dai prezzi, l’età del primo acquisto è salita negli ultimi anni e dovrebbe continuare a seguire il trend anche in futuro. Al momento questo sviluppo ha effetti limitati su quarantenni, trentenni e soprattutto sugli under 20, perché la loro situazione di vita è ancora poco adatta alla proprietà abitativa e comunque solo in pochi dispongono dei capitali necessari. Tuttavia, sempre dallo studio di Credit Suisse emerge una novità: il sogno di poter comprare una casa propria sarà sempre più raramente realizzabile anche negli anni successivi. Secondo gli economisti la maggior parte dei giovani non avrà mai una abitazione propria. Già oggi gli elevati requisiti e il considerevole aumento dei prezzi stanno provocando un calo del tasso di proprietà abitativa, in particolare tra chi ha meno di 50 anni. “Per le generazioni Y e Z l’abitazione di proprietà rimarrà perciò spesso un miraggio”, affermano gli specialisti nell’edizione di giugno 2021 del loro Monitor Immobiliare Svizzera.

Gli svizzeri lasciano il nido a 25 anni

I ricercatori sottolineano come in ambito immobiliare esistano pochissime indagini che si occupino approfonditamente dei giovani. Mentre alle forme abitative delle persone adulte e mature si dedicano molti articoli e libri, il tema, declinato per target di età inferiore, è trattato poco. Anche gli stessi giovani parlano raramente dell’argomento, a differenza di quanto avveniva in passato, quando, di fronte alla scarsità di alloggi disponibili, gli animi si infiammavano e scattavano le proteste. La questione non è ritenuta rilevante dagli interessati, che danno la precedenza, per esempio, all’aspetto previdenziale, ai cambiamenti climatici e, negli ultimi diciotto mesi, agli effetti della pandemia. Non deve quindi sorprendere – proseguono gli autori dello studio di Credit Suisse – che i giovani oggi lascino la casa dei genitori in età più avanzata rispetto a quanto facessero in passato, cioè perlopiù solo dopo i 25 anni. Un’importante spiegazione di questo fenomeno risiede nel prolungamento del periodo dedicato a studio e formazione, con il conseguente ingresso nel mondo del lavoro posticipato. Lo stesso dicasi per la creazione di una famiglia. Quando finalmente riescono ad emanciparsi, i giovani vanno a stare nelle aree urbane del centro o, almeno, i comuni limitrofi. In base a quanto rilevato dagli esperti della banca, la maggioranza si trasferisce con il proprio partner, più di un quarto va a vivere da solo e circa un sesto dei giovani opta per la coabitazione. Quest’ultimo modello abitativo gode di crescente popolarità e, rispetto al 2011, risulta notevolmente più diffuso in tutte le fasce d’età, ma in particolare a partire dai 25 anni, quando la maggioranza lascia la casa di mamma e papà. Negli ultimi anni nuovi modelli abitativi si sono affermati come nicchie e vengono osservati con interesse dagli investitori in cerca di alternative tra cui le case dello studente, i micro-appartamenti e, di recente, la coabitazione. Queste tre forme abitative hanno in comune il contesto urbano e l’utilizzo efficiente dello spazio abitativo limitato. Gli alloggi offerti rimangono così finanziariamente accessibili per i singoli occupanti grazie al fabbisogno ridotto di superfici.

La media italiana e di altri Paesi europei

E in Italia? Se in passato, come risultava dalle statistiche, il 50% dei ragazzi che restavano ad abitare nella casa di famiglia lo faceva perché stava bene con i genitori e non sentiva l’esigenza di spostarsi, la percentuale che rimane per scelta si è abbassata al 20%. La decisione è sempre più dettata dalla mancanza di lavoro o di uno stipendio adeguato per mantenere uno stile di vita decoroso, che consenta di far fronte a un eventuale canone di affitto o un mutuo. In base a un recente rapporto Eurostat, gli italiani vanno via di casa, in media, a 30,1 anni, dopo i francesi (23,6 anni) e soprattutto tardi rispetto agli svedesi, che cercano l’autonomia a 17 anni e mezzo, nemmeno maggiorenni. A onor del vero, prima di slovacchi (30,9), serbi (31,1), croati e macedoni e (31,8), e montenegrini (33,1). Tornando al Belpaese, uno dei motivi per cui i suoi giovani prendono il largo dal nido familiare solo a ridosso dei trent’anni riguarda, in primis, la difficoltà nell’inserirsi nel mercato del lavoro. I dati Istat rilevano che in Italia i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training, ovvero coloro che non studiano né hanno un impiego o un apprendistato) sono circa 2 milioni, pari al 22,2% della fascia compresa tra i 15 e i 29 anni. Fondamentalmente si tratta di una “zona grigia” che attraversa trasversalmente tutto il Paese e in cui rientrano sia il neolaureato “con alte potenzialità e motivazioni”, che sta cercando un’occupazione in linea con le proprie aspettative, sia il giovane che ha abbandonato presto gli studi, già rassegnato a vivere sulle spalle dei genitori. Anche per tutti loro, come per i coetanei svizzeri, la prima casa è un miraggio ogni giorno più lontano e un obiettivo da posticipare sempre di più a danno dei nuovi nuclei familiari che tarderanno a formarsi e che rimanderanno di anno in anno la scelta di diventare genitori. Per cercare di far fronte a questa situazione il governo tricolore, guidato dal primo ministro Mario Draghi, ha approvato il decreto Sostegni Bis, che prevede aiuti concreti all’acquisto della prima abitazione per gli under 36 con un Isee (parametro che misura la situazione economica del nucleo familiare) inferiore ai 40 mila euro annui. Dal 24 giugno fino al 30 giugno del 2022 potranno fare domanda per un mutuo e potranno usufruire di una garanzia pubblica dell’80% oltre che della cancellazione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali. Una misura necessaria, secondo il premier Draghi, perché “i giovani hanno bisogno di una casa, di un lavoro sicuro”, probabilmente, però, non sufficiente in città come Milano, dove il costo medio della vita e degli immobili è molto più caro del massimale previsto dal governo per il prestito. Sarebbe infatti auspicabile, come richiesto da più parti, che venissero introdotte altre azioni nell’ambito delle politiche giovanili, per esempio agevolazioni atte a migliorare l’offerta degli alloggi universitari, soprattutto per gli studenti fuori sede, l’introduzione di un equo canone sugli affitti per rendere più accessibile e sostenibile una vita fuori dalla casa dei genitori, senza dimenticare – a monte – gli incentivi per l’ingresso nel mondo occupazionale, che andrebbe incoraggiato all’indomani del diploma di maturità e durante gli studi con sempre maggiori attività di alternanza studio-lavoro, regolamentate e proficue sia per le aziende che per i tirocinanti.

Alcuni consigli dell’associazione italiana Altroconsumo, utili quando ci si avventura nella ricerca di una nuova casa

Non abbiate fretta. Non è mai bene sottoscrivere una proposta irrevocabile alla prima visita dell’immobile. Tornateci almeno un’altra volta, meglio se da soli e in un orario diverso da quello della prima visita: il quartiere tanto tranquillo di giorno può essere malfrequentato di notte e la casa tanto elegante di sera alla luce artificiale può rivelarsi poco soleggiata. Bisogna prestare attenzione allo stato di conservazione dell’appartamento e del caseggiato, verificare la regolarità degli impianti, controllare lo stato complessivo del condominio ecc.

Fate attenzione ai difetti evidenti: quelli originari, esistenti dal momento della costruzione, e quelli sopravvenuti nel tempo, tali da rendere l’immobile non idoneo all’uso a cui è destinato o da svalutarlo molto. Eseguite questo controllo anche nelle cantine, nei box e nei solai.

Prendete informazioni anche su tutto ciò che non vedete a occhio nudo: l’isolamento termico; l’isolamento acustico (doppi vetri) ed eventuali fonti di rumore: vicini, attività commerciali come bar, ristoranti, discoteche o produttive come officine, laboratori medici; l’adeguamento alle norme dell’impianto elettrico e a gas. Prendete nota di dettagli relativamente al condominio, se l’appartamento fa parte di uno stabile, e valutate la presenza in zona di negozi, fermate dei mezzi pubblici, giardini, strutture e sportive e quant’altro possa interessarvi.  

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