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Vel the Wonder: Trophy Wife è un manifesto

Esce il quarto album della giovane artista californiana, una ricetta di undeground, lotta latina e femminismo concreto. Nelle onde di un mondo sempre più liquido.

Il lavoro di Vel the Wonder andrebbe tradotto tutto e citato frase per frase, ma anche in questo modo non renderebbe l’idea della radicata natura underground di questa ragazza. Vel è un’artista di origini messicane che lavora e produce in California, è una rapper che ha riscosso grande successo su Soundcloud e ha performato con altre artisti femminili rilevanti sulla scena rap.

Una scena soricamente sempre molto maschile e macista.

Il suo mondo è soleggiato e confina con il Messico e con la sua cultura che si mixa perfettamente tra riferimenti e parole ispaniche, calde, armoniche. Il suo mondo gioca con i colori, con i graffiti, con i pezzi d’arte sui muri. Lasciare il segno, lasciarlo sempre. In questa placenta di subcultura tradizionale, artistica di strada e legata a doppio filo con i dettami classici dell’hip hop, si aggiunge un flow monotono cadenzato ampliamente dal West Coast style e per averne la prova concreta, si può dire che il suo Trophy Wife è perfetto da ascoltare durante lunghi viaggi in macchina, quasi a ricreare una sorta di film empatico con quello che si prova a percorrere le grandi distanze di Los Angeles. Vel the Wonder è una compagna di viaggio perfetta, ritmica, precisa e bel allenata. Ha un trucco particolare nella sua figura felina e urbana. Ricorda quei gatti del bengala, nonostante i suoi capelli neri. Ce l’hanno questa cosa gli artisti californiani. Ci mettono tanto del loro cuore, come se quella terra fosse un magma primordiale da cui fuoriesce l’esperienza creativa. Lo hanno avuto i Sublime con la figura di Brad Nowell, in un clima di esaltazione totale dello scenario underground, dove un gruppo poteva limitarsi a suonare solo in California e fare la storia. Vel the Wonder non fa la storia, perché prima di lei c’è una lunga tradizione quasi tribale di rap californiano, gangsta rap e chilling rap. Vel usa la storia per plasmare questo piccolo, breve, album perfetto. Centrato con la sua figura e la sua visione di rapper, a differenza delle sue colleghe Blimes and Gab che hanno realizzato un disco decisamente diverso e molto più in frequenza con quello che si sente in giro, Trophy Wife è nitido e chiaro, senza giri di parole a meno che non sia una catena di rime come solo The Wonder sa fare. La meraviglia, infatti, nel sentire testi come quelli di No Idols dove si parla di quando una figura di riferimento smette di perdere quel ruolo, oppure tutte le le strofe dedicate alle ragazze, all’importanza di continuare a combattere, senza perdersi via, come la Mariposa dell’omonimo brano, incredibilmente solare nonostante il testo molto malinconico.

La cultura skate, quella dei graffiti, quelle grafiche sporche da VHS che si rifanno a una serendipity di strada facile da riconoscere e da apprezzare anche oggi. Vel the Wonder è piccola e porta con sé il sole della California e quel vento secco messicano, ha l’orizzonte illuminato e parla alle coetanee per aiutarle a ridere e rifiutare di essere quella Moglie Trofeo del titolo, volutamente ironico, di questo piccolo gioiello di rap 100% underground.

Trophy Wife è il quarto album della rapper Vel the Wonder. Il disco è stato prodotto totalmente da Chase Moore (Los Angeles) che ha lavorato anche con Royce Da 5’9′, Raekwon, Freeway, Smoke DZA, The Jacka, Brotha Lynch, Rock, Sean Price, e molti altri. Puoi ascoltarlo sulle migliori piattaforme di streaming o comprare il cd su www.velthewonder.com.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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