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Cultura Politica

AAA Intellettuali cercasi

Di Paolo Cicale, filosofo

La mia generazione ha perso, cantava il grande Gaber. Oggi anche l’intellettuale ha perso? Non “serve” più? Non è più riconosciuto? Non è più capace di parlare alla gente “comune”?

Erroneamente in molti pensano che possiamo fare a meno dell’intellettuale, una persona che pensa, che forse pensa più degli altri ed è capace di dirci in più modi la stessa cosa per dimostrare che non bisogna accontentarsi, una persona che non si lascia intimidire  e che è capace di assumere il peso e il significato delle parole. Non credo sia importante sapere della loro esistenza riconosciuta  come gruppo, come élite politica, a me piace pensare che fare l’intellettuale (o essere?) è un mestiere come un altro, più articolato perché bisogna sapere più cose ma non per questo essere iper-specializzato piuttosto saper fare collegamenti, saper spiegare la complessità senza confonderla con la complicazione, e non per ultimo, invece di preoccuparsi di avere certezze avere il coraggio di seminare dubbi.

A chi serve? Oggi forse non si vede l’utilità così come non si vede l’utilità del pensare, dell’esercizio critico, dell’importanza di conoscere la propria visione del mondo e per questo molti hanno l’illusione che il mestiere dell’intellettuale è da relegare ai margini, meglio un’opinionista che il suo posto giusto è quasi sempre il salotto televisivo, fa il polemico per contratto e si muove in un copione già scritto.

Mai come oggi abbiamo bisogno dell’intellettuale poiché c’è bisogno di aiutare i cittadini a riappropriarsi dell’agorà. Un’agorà da non confondere con gli spazi di solo consumo, ma di spazi di autentico dialogo e conoscenza di pensieri. Un’agorà dove abbia cittadinanza il “noi” poiché oggi rischiamo di perdere le relazioni, di emarginarci e di rimanere soli di fronte alla massa anonima di tutti gli altri che come noi occupano l’agorà.

Oggi l’intellettuale ha già perso, non è riconosciuto ma non per questo non esiste e per questo deve più di altri essere “indignato” e “resistere” e dovrà trovare il modo di esser-ci quando “i molti” si accorgeranno della sua assenza.

 

L’autore: Paolo Cicale vive e lavora a Lugano. Titolare di: studio praxis etica e filosofia. Laurea in Filosofia , Diploma post-laurea in Bioetica e Master  di II livello in Pratiche filosofiche. Collabora con la SUPSI come Supervisore per gli studenti del Bachelor in Lavoro Sociale e Sanitario. Docente PRAGMA Milano e FORMAS Giubiasco. http://www.paolocicale.ch

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