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C’è speranza anche contro i super batteri

Li chiamano super-batteri o superbug, e ci stanno mettendo letteralmente alla corda. Parliamo di batteri resistenti agli antibiotici. In un’era in cui si parla tanto di ricerca sul cancro, i superbug si sono mossi in retroscena avvantaggiandosi della scarsa considerazione e dell’abuso di antibiotici sia in campo medico sia alimentare.

Per questo, a novembre, si è svolta la settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici. Per i non addetti ai lavori, facciamo innanzitutto chiarezza su cosa sia la resistenza agli antibiotici e come si sviluppi. Col termine antibiotico, ci si riferisce normalmente a medicamenti in grado di inibire o frenare la crescita batterica. Si tratta di sostanze di origine naturale o sintetica. La penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928 e prodotta da un fungo denominato Penicillium Notatum o Chrysogenum, è stato il primo antibiotico, di origine naturale, ad essere utilizzato nella medicina.

In generale si può dire che funghi e batteri siano nemici storici. Noi abbiamo beneficiato di questa battaglia per combattere i microorganismi che si insidiano nel nostro corpo. Alla penicillina si sono aggiunte nel corso del tempo la streptomicina, l’aureomicina, la tetraciclina. Grazie alla ricerca sono state individuate migliaia di sostanze antibiotiche. Quelle effettivamente usate a livello terapeutico sono però qualche decina. Gli antibiotici vengono impiegati in maniera massiccia anche in campo alimentare, per esempio nell’allevamento, allo scopo di prevenire infezioni ed epidemie nel bestiame.

I batteri hanno avuto la peggio per parecchio tempo ma ultimamente, come natura vuole, questi organismi posti sotto pressione, hanno cominciato ad evolversi e mutare per poter sopravvivere. Sono nati i resistenti, appunto i cosiddetti super-batteri, che ora si prendono la rivincita. Li troviamo ovunque, spesso negli ospedali.

A livello mondiale si registrano almeno 700 mila decessi causati da microrganismi resistenti. Gli esperti delle principali organizzazioni non governative dicono che, se non si agisce subito e con efficacia, il numero delle vittime potrebbe salire a 10 milioni nel 2050. Il problema si acutizza nelle nazioni dove da sempre si abusa di antibiotici. L’Italia ne fa parte.

Molti potranno confermare di aver ricevuto antibiotici anche in caso di influenze virali. Gli antibiotici, però, non uccidono i virus. Non solo è inutile assumere antibiotici se si ha l’influenza virale, ma addirittura contro-produttivo. Infatti queste sostanze uccidono anche la flora intestinale così importante per la naturale difesa immunitaria dell’organismo. Per riassumere, più si usano gli antibiotici, più questi diventano inefficaci.

In Italia, negli ospedali, sono morte nel 2016 per infezione 49 mila persone, pari al 30% delle morti per infezione in Europa. Per assurdo, in questa situazione di crisi, l’industria farmaceutica ha smesso di investire in ricerca sugli antibiotici, perché non danno profitto.

Cosa fare dunque? Da un lato si cerca di ridurne l’abuso. In campo medico si privilegia una corretta diagnosi e la prescrizione del farmaco più adatto. L’industria alimentare comincia a muoversi, ma molto lentamente. Limitare l’utilizzo di antibiotici però non basta. Bisogna anche riuscire ad eliminare i molti ceppi batterici resistenti che ormai si sono sparsi sul pianeta, per citarne uno il famoso New Delhi di cui abbiamo parlato in un precedente numero, proveniente dall’India, da una regione altamente contaminata con medicamenti.

Non tutto è perduto tuttavia. Ci sono ancora menti brillanti che s’impegnano per la vita, cui dobbiamo essere molto grati. È il caso ad esempio di Gerard Wright, direttore del Michael G. DeGroote Institute for Infectious Disease Research alla McMaster University. Gerard Wright ci spiega che la ricerca medica si è mossa nella direzione sbagliata, cercando di modificare lievemente sostanze già in uso o combinarle con molecole che dovrebbero impedire ai batteri di rispondere ai medicamenti.

La risposta sta nella natura, poiché in natura si trovano, già pronte, sostanze antibatteriche efficaci frutto dell’evoluzione tanto quanto le resistenze. Il gruppo di Gerard Wright ha analizzato 500 molecole naturali e ne ha trovata una prodotta dal fungo Aspergillus versicolor, in grado di inibire addirittura il New Delhi. L’Aspergillus versicolor è un organismo molto diffuso, capace di vivere anche in condizioni climatiche estreme, persino nello spazio. Insomma è un organismo senza troppe pretese, molto alla mano. Per sopravvivere basta aprire gli occhi giusto un po’ di più. Le risposte non sono distanti da noi e costano solo buon senso e rispetto per l’ambiente.

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