Fenomeno Måneskin | Corriere dell'Italianità

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Fenomeno Måneskin

Un successo tutto italiano

di Giorgio Marini

Evviva i Måneskin. In poco più di dodici mesi i 4 giovani artisti romani hanno conquistato le classifiche internazionali, ottenuto riconoscimenti prestigiosi e presenziato ai festival più importanti, in Italia e nel mondo. Il 2021 è stato il loro anno fortunato. Grazie alla vittoria all’Eurovision Song Contest la band non solo si è imposta sulle scene musicali del Vecchio Continente, ma è pure sbarcata oltreoceano.

Dopo la consacrazione da parte dei Rolling Stones (il quartetto ne ha aperto il concerto a Las Vegas lo scorso novembre) e i complimenti ricevuti da molti artisti internazionali, di recente il gruppo è stato elogiato anche da Bryan Adams. Intervistato dal “Corriere della Sera”, il cantautore canadese ha così commentato: “Sono grandi, perché, così giovani, hanno saputo rompere le regole. E hanno delle buone canzoni: all’inizio ti può anche aiutare l’estetica, poi non basta più”. Di recente la band ha annunciato di aver dovuto sospendere il tour che avevano in programma in Europa a causa del conflitto russo-ucraino, esprimendo piena solidarietà a quanti sono coinvolti nella guerra e sperando di tornare a far musica per tutti in tempi di pace.

Per conoscere meglio la loro storia e per comprendere le ragioni del loro successo c’è un bel libro uscito di recente nella Penisola, acquistabile nelle librerie e nelle principali piattaforme digitali. S’intitola “Måneskin. Italian Rock 2.0 – Fenomenologia del gruppo che ha conquistato il mondo” ed è stato scritto per la casa editrice Diarkos da Patrizia De Rossi. Esperta, competente e autorevole, la giornalista e conduttrice radiofonica ripercorre la sfolgorante storia di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan, protagonisti indiscussi della scena musicale di ultima generazione, attraverso un racconto reso ancora più appassionante dai diversi piani di lettura offerti e da uno stile scorrevole e dinamico. Perfetto per comunicare ai lettori tutta quella energia positiva e travolgente che i Måneskin trasmettono a pelle. “Sono sinceri sul palco, sanno quello che fanno anche se hanno ancora moltissimo da imparare. Sono consapevoli che tecnicamente sono ancora un po’ indietro rispetto agli altri, ma hanno l’entusiasmo e la voglia di migliorare”, scrive l’autrice. E aggiunge: “Fanno un genere musicale semplice e lineare, ma lo fanno con grandissima passione e con un’empatia che altre band non hanno. È questo che fa, fin dall’inizio, la differenza: non inventano nulla, ma sanno come arrivare al cuore e all’anima dei ragazzi che seguono il loro potentissimo sound”.

Sono diventati icone di stile. “Il loro look, di cui Vic è la prima artefice, mescola elementi di glam rock e di pop anni Settanta, senza dimenticare un pizzico di burlesque e di trasgressione”. Al di là della musica e della moda, sono altrettanto importanti gli altri messaggi che il gruppo è capace di veicolare in modo accattivante, efficace e, soprattutto, autentico. Ecco un’altra chiave vincente. Spiega ancora De Rossi: “Basta etichette, basta schemi e definizioni che ti incasellano e ti limitano. La cosa importante, quella da cui partire, è amare sé stessi per come si è”.  I Måneskin, con il loro modo di porsi sul palco e più in generale nei confronti del pubblico e del mondo intorno, hanno saputo ampliare – e andare oltre – alle categorie di maschile e femminile, rappresentando sul palco il concetto di fluidità che intende essere un inno alla libertà di essere sé stessi, sempre e comunque, senza condizionamenti. Dalla band arriva pure una lezione importante e più attuale che mai nella nostra epoca, caratterizzata da stuoli di detrattori che spesso sui social debordano per sconfinare nell’insulto gratuito e nella svalutazione offensiva dell’altro. Ha dichiarato il frontman Damiano David in un’intervista, riportata da De Rossi: “Tanti ci insultano per il semplice gusto di prenderci a parolacce o denigrarci. Ma sono cose che non ci hanno mai ferito. Parliamo di fiducia in sé stessi (…) per togliere forza agli hater da tastiera. Per far capire a tanti giovani più sensibili che non devono perdere l’autostima”. Una parola magica che risuona nella musica dei Måneskin, istrionici e spettacolari sul palco, umili nella costante ricerca di crescita e miglioramento e nel legame con le loro radici.

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