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Formula E : future first

Erano in pochi, circa dieci anni fa, ad aver mostrato interesse per uno studio della Comunità Europea sul futuro dell’auto. Entro il 2020, così per dire, si ipotizzava uno sviluppo della mobilità elettrica a quei tempi ancora in fase sperimentale. Era uno dei tanti report probabilmente destinati ad essere letti distrattamente per poi finire chissà dove, dimenticati.

E invece no, il rapporto arriva nelle mani giuste: niente meno che in quelle di Jean Todt, personaggio notissimo nel mondo della Formula Uno, amministratore delegato della casa automobilistica Ferrari e poi presidente della Federazione Automobilistica Internazionale-FIA, il club che rappresenta gli oltre duecentoquaranta automobile club sparsi per il mondo e, ancor meglio, i loro ottanta milioni di associati. Ovvero: un immenso bacino di pubblico.

Credit Formula e Media Library

Todt ne discute con un giovane politico spagnolo: Alejandro Agag, che comprende subito l’importanza del documento. La voce si sparge tra i professionisti del settore. Ed è così che nel 2011 nasce il progetto della Formula E, competizione di auto da corsa monoposto a motore elettrico, sorella senza benzina delle Formula Uno che tutti conosciamo. Ancor oggi Alejandro Agag rimane l’ispiratore di questa iniziativa, nella sua carica di presidente della Formula E Holdings, la capofila di tutte le attività commerciali che gravitano attorno al campionato elettrico.

Nello scorso decennio la Formula E si è evoluta seguendo il classico schema di una moderna start-up di successo: l’entusiasmo iniziale, si è trasformato in passione, ed oggi è diventato un business. Naturalmente, anche la fortuna ce ne ha messo di suo. Perché la Formula E, specie nelle stagioni più recenti, è stato il classico prodotto giusto al momento giusto: la novità del progetto si è inaspettatamente trovata ad avere come compagna di avventura una risorgente coscienza ecologica da parte della comunità mondiale. Specie quella della fascia giovanile: i millennials, gli ultra-digitali consumatori di domani. E’ per soddisfare le loro future esigenze che i maggiori gruppi industriali ed automobilistici mondiali, i cui nomi tra poco vi saranno riconoscibilissimi, utilizzano le innovazioni tecniche studiate in Formula E per migliorare la produzione dei normali veicoli di serie destinati al grande pubblico.

E allora vediamo le principali caratteristiche della Formula E. Future first: cominciamo prima dal domani e poi dal passato prossimo, come impongono gli attuali imperativi del pensiero digitale.

Dalla stagione 2020-2021 la Formula E sarà ufficialmente riconosciuta  campionato automobilistico mondiale, come la tradizionale Formula Uno a benzina.

La stagione in corso, 2019-2020, conta ventiquattro piloti, ciascuno alla guida di una monoposto, con due auto per ognuna delle dodici squadre partecipanti. Eccovi i nomi dei team e le relative parentele commerciali di ciascuno. Audi Sport ABT Schaeffler, BMWi Andretti Motorsport, DS Techeetah, collegata al gruppo automobilistico francese Peugeot Citroen-PSA, oggi meglio noto come PSA-FCA dopo la fusione con Fiat Chrysler Automobiles. Envision Virgin Racing, partnership tra il gruppo Envision attivo nelle tecnologie rinnovabili ed il gruppo Virgin, colosso dei media. Geox Dragon, affiliato ad un noto gruppo industriale italiano presente nel settore moda & abbigliamento. Mahindra Racing, scuderia dell’omonimo gigante automobilistico indiano. Mercedes Benz EQ: basta la parola. Nio 333, espressione di un gruppo di industriali asiatici. Nissan E.DAMS, Panasonic Jaguar Racing, TAG Heuer Porsche: non sono necessarie presentazioni. ROK.it Venturi Racing, collegato a Venturi, produttore monegasco di auto sportive di alta gamma, per cui corre Felipe Massa, brasiliano di origini italiane, che gli appassionati certamente ricordano per essere stato per otto stagioni consecutive l’eterno secondo alla Ferrari in Formula Uno ai tempi di Michael Schumacher.

Se dal punto di vista commerciale la Formula E si conferma essere una alleanza tra industria ed innovazione, tra passato e presente, è invece nei motori che le monoposto elettriche esprimono contenuti tecnici del tutto innovativi. Infatti se i propulsori di prima generazione delle monoposto con cui sono state corse le passate stagioni erano sostanzialmente simili ed obbligavano i piloti a cambiare auto a metà gara perché le batterie erano esaurite, ora gli accumulatori elettrici permettono di completare un intero circuito senza interruzioni.

Credit Formula e Media Library

In questi giorni, poi è stato svelato il nuovo potentissimo motore di seconda generazione, GEN2 (https://www.youtube.com/watch?v=n1l_Tswx5Mc9), ormai accettato da tutti i costruttori. Questo propulsore si accompagna a sostanziali modifiche estetiche della carrozzeria come lo halo, la gabbia di protezione attorno alla cellula di guida, la stessa che si trova sulle monoposto di Formula Uno. Ma é nella sostanza che il nuovo motore sorprende. In fase di qualifica il propulsore ora riesce a mettere a disposizione ben duecentocinquanta kilowatt, corrispondenti alla potenza di un tremila benzina, mentre sul più affollato circuito di gara l’ energia disponibile viene ridotta di un quinto, a soli duecento kilowatt.

Il campionato di Formula E, iniziato lo scorso ottobre con le prove sulla pista spagnola di Valencia, si articola in undici gare disputate su circuiti per lo più cittadini: Arabia Saudita, Cile, Messico, Marocco, Italia, Francia (Parigi), Corea del Sud, Indonesia, Germania (Berlino), Stati Uniti (New York) e Gran Bretagna (Londra).

Le gare di Formula E, come dicevamo, hanno una vocazione dichiaratamente popolare e puntano alle giovani generazioni.

Per esempio: le monoposto del campionato elettrico gareggiano con normali pneumatici stradali, gli stessi che il comune automobilista installa sulla sua vettura per l’uso quotidiano. Altra particolarità della Formula E, lo abbiamo ricordato: puntare sui millennnials, sui consumatori di domani. Coinvolgendoli e fidelizzandoli alla gara grazie alla potenza dell’informatica. Tutto l’opposto delle gare di Formula Uno la cui filosofia, in un recente passato, così fu provocatoriamente riassunta dall’allora suo direttore esecutivo Bernie Ecclestone nel corso di una intervista: “Forse sarò troppo vecchio, ma non riesco proprio a capire cosa vogliono i giovani. Quando devo pubblicizzare un marchio preferisco rivolgermi a milioni di telespettatori che guardano la Formula Uno. Non vedo perché rivolgermi a ragazzini che non hanno un soldo in tasca. Io punto su chi ha soldi.”

Viceversa, in Formula E il pubblico é sovrano e non suddito. Non rimane un semplice spettatore, ma interagisce con i piloti. Tramite i telefonini, gli smartphones, i presenti alla gara possono inviare un messaggio digitale al computer di bordo della vettura del pilota prescelto. In tal modo istruiscono il motore della sua monoposto ad erogare una extra-potenza quel tanto necessario a superare gli avversari.

Prossima e unica gara di Formula E in Italia: a Roma, tra due mesi, il prossimo 4 aprile.

Facile previsione: il solito entusiastico, totale, ed incondizionato consenso di pubblico.

 

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Andrea De Grandi

Andrea De Grandi è un giornalista specializzato nella evoluzione digitale delle attività d’impresa. ... Vedi profilo completo

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1 Commento

  1. redazione 16 Febbraio 2020

    Con piacere vi ho letto: molto bello l’articolo, centra in pieno il senso della Formula E. E’ cosa rara leggere di uno sport dove il messaggio è tutt’altro che sportivo. Con rispetto, Vi condivido via social.
    Volevo solo sottolineare, la durata del campionato è di 13 gare e non 11. Undici sono invece le location che ospitano le 13 race. Peccato, perchè c’era anche la Cina con Sanya annullata per il Coronavirus.

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