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Formula Uno: una leggenda chiamata Lella Lombardi

di Fabio Buffa

La grinta e la determinazione, tipicamente femminili, messe in gioco per domare potenti motori, in un’epoca in cui (parliamo degli anni Settanta) la contrapposizione “maschio-femmina” raggiungeva connotati straordinariamente forti, che coinvolgevano politica, cultura, mass media e vita quotidiana. Possiamo introdurre così la vita e la carriera di Maria Grazia Lombardi, ben più nota come Lella, unica donna ad entrare in classifica punti in un Gran Premio di Formula Uno. Unica donna pilota ad aver gareggiato in 17 gran premi mondiali e ad aver raccolto successi in una moltitudine di altre gare automobilistiche.

Lella Lombardi nacque ottant’anni fa, a Frugarolo in provincia di Alessandria. Era il 26 marzo 1941; sin da ragazzina si mise in evidenza, attirando le simpatie e l’affetto degli abitanti del piccolo paese di nascita, a metà strada tra la città che respinse Federico Barbarossa (Alessandria) e la capitale del cioccolato (Novi Ligure). Tutti erano colpiti da questa ragazzetta che sfrecciava sulla Lambretta rossa dei genitori: il padre faceva il macellaio e Lella, appena l’età glielo permise, iniziò ad aiutarlo sul lavoro. La sua passione di giovane poco più che adolescente era guidare il furgone del babbo per fare le consegne in giro tra Piemonte e Liguria. Qualche anno prima, di nascosto dai suoi e con la complicità di qualche amico, guidava già l’automobile, covando dentro quella passione che di lì a poco la fece diventare famosa in tutto il mondo: i motori.

Il suo primo “manager” fu un conoscente di Frugarolo, che la accompagnava a Morano Sul Po, dove c’era una pista sulla quale correva nella Formula Escort. Prima ancora aveva guidato i go karts, passaggio obbligato per la stragrande maggioranza dei piloti.

Nel 1965 Lella Lombardi, sguardo furbescamente timido, occhi vispi e capelli corti e scapigliati, partecipa alla sua prima gara ufficiale, nella formula Monza, su un’auto da corsa presa a rate. Si capisce subito che la sua bravura alla guida e nella competizione non hanno nulla da invidiare agli uomini, sempre gentili con lei fuori dalla pista, ma spietati e tremendi quando si trattava di correre. Quegli uomini che non riuscivano ad accettare di essere messi sotto gareggiando contro una donna.

Lella Lombardi nel 1974 a Monza

Le sue qualità le consentono, nel 1968, di passare alla Formula 3, prima importante tappa della sua carriera. Nel 1970 vince il campionato italiano nella Formula 850, un successo che le permette di partecipare nel ’71 al campionato inglese della Formula Ford.
Nel 1974 Lella Lombardi passa alla Formula 5000: parliamo di competizioni con bolidi particolarmente potenti. In questa categoria Lella prende parte alla Rothmans Championship, che prevedeva 18 gare. Al termine del campionato arrivò con un ottimo quinto posto. Le 5mila non erano tanto diverse dalla Formula Uno, anzi: così un importante manager le propose di passare alla massima categoria delle vetture monoposto, portandola nella scuderia inglese della Brabham. Non riuscì nell’intento di qualificarsi per il Gran Premio d’Inghilterra. Ci riprovò nel 1975 su una March, sponsorizzata dalla Lavazza, Si capì subito con quel motore Lella avrebbe messo a dura prova la presunta superiorità dei maschi: contro di lei si schierano autorevoli piloti e più di un giornalista.  Tutto andava bene fino a quando la nostra “impavida scheggia” sembrava rimanere in un contesto di meritevoli prestazioni, senza però pestare i piedi ai colleghi maschi, ma appena Lella dimostra di poter vincere anche con bolidi di massima categoria, allora inizia a diventare un personaggio scomodo.  In una conferenza stampa del 1975 non usa mezze parole per denunciare questo clima astioso nei suoi confronti.

Le ostilità però caricano ancora di più Lella Lombardi, che nel marzo di quell’anno, nel gran premio del Sudafrica, riesce a qualificarsi. Dopo Maria Teresa De Filippi (pilota degli anni Cinquanta) è l’unica donna a correre un Gran Premio. Ma è costretta al ritiro.
Ci riprova nel GP di Spagna, a Barcellona: queste sono pagine di storia dello sport, in un misto di gioia, dramma, record, fumo, rombi e odore acre di benzina che brucia. È il 27 aprile del 1975, Lella Lombardi, sul circuito del Montjuich e a bordo di una March 751, riesce a qualificarsi per il Gran Premio, a 7” dalla pole di Niki Lauda. In quel weekend i piloti boicottano le prove per protestare contro il pessimo stato delle barriere di sicurezza. Fittipaldi decide di non partecipare, mentre Merzario ed altri si fermano volontariamente al primo giro. Il tracciato misurava 3.791 metri e partiva dalla Recta de Las Fuentes, posta alla base della collina, per poi salire lungo larghe strade e curvoni, veloci, come La Pergola, Pueblo Español e Sant Jordi, passando vicino allo Stadio Olimpico, dove il circuito scollinava per rituffarsi verso il traguardo. Prevedeva pure una curva a 90° denominata Guardia Urbana. Al 25° giro scoppia il dramma: la Hill del pilota tedesco Rolf Stommelen perde l’alettone, che schizza in alto come un proiettile, purtroppo l’instabilità fa piombare l’auto sulla folla. Sono quattro i morti e diversi i feriti, tutti tra il pubblico. Quattro giri dopo la direzione di gara decide di fermare la corsa: ai piloti è assegnato un punteggio dimezzato. Lella Lombardi a quel punto era sesta, dietro a Jochen Mass, Jacky Ickx, Carlos Reutemann, Jean Pierre Jarier e al suo amico Vittorio Brambilla. Conquista così mezzo punto ed entra nella storia dello sport, diventando fino ad ora l’unica donna ad aver centrato la zona punti in un GP di Formula Uno. 

Lella Lombardi è un personaggio da copertina, ma lei “diva” non vuole proprio esserlo: è carina, ma volutamente non fatale, è gentile, ma come forma di educazione e rispetto, non certo di ipocrita accondiscendenza. Tiene a rimarcare il suo essere “femmina” in un mondo, quello dei motori, troppo maschilista, ma non ha mai voluto farsi strumentalizzare da demagogiche visioni femministe.

Lella dopo Barcellona si qualifica in altri nove GP, senza però centrare punti. Nel 1976 torna alla Formula Uno, ottenendo un buon 14° posto al GP del Brasile. Nell’ultima sua gara nella massima serie è dodicesima in Austria. Per Lella Lombardi la carriera prosegue nella categoria World Sportcar Championship dove, fino al 1981 si fa valere con buoni risultati. Primeggia con Giorgio Francia alla 6 ore del Mugello e giunge quinta nella 100 KM di Brands Hatch. Tra l’82 e l’85 la nostra pilota si concentra sul campionato europeo Turismo, vincendo una quindicina di competizioni. Nel 1986 ci sono le prime avvisaglie della malattia: un cancro. La operano e lei, ancora con i punti “freschi”, decide di partire per la Spagna per l’ennesima gara. Nel 1988 Lella Lombardi si ritira dalle competizioni diventando team manager della scuderia omonima. Nel 1992 il male ritorna, feroce ed aggressivo, viene ricoverata al San Camillo di Milano (città dove abitava ormai da tempo): poco dopo mezzogiorno del 3 marzo di quell’anno, Lella Lombardi muore.

Le altre donne che hanno gareggiato in Formula Uno (senza però centrare la zona punti) sono Maria Teresa De Filippis (negli anni ’50), la britannica Divina Galicia (anni 70), la sudafricana Desiré Wilson (anni Ottanta) e nel 1992 Giovanna Amati. Donne entrate nella storia dell’automobilismo. Lella Lombardi, invece, è entrata nella leggenda.

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