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Il Fascismo come escalation della violenza

100 anni fa la marcia su Roma che consegnò il potere a Mussolini

di Amedeo Gasparini

L’avvento del Fascismo un secolo fa fu caratterizzato da subito dall’uso sistemico della violenza. Il rifiuto della violenza come meccanismo delle relazioni e la rinuncia della stessa nell’organizzazione sociale è stato una delle più grandi rivoluzioni moderne della Storia dell’Uomo. Con l’abiura della violenza nel risolvere le controversie, con l’accettazione di cedere il monopolio della forza allo Stato in cambio della protezione di diritti, libertà e proprietà privata, l’uomo poteva essere libero dalla paura di dover intraprendere la lotta con il coltello nei confronti dei suoi simili. Sotto il Fascismo, invece, la violenza era esercitata dallo Stato, per cui solo alcuni avevano da temere. Altri no. Un elemento che colpisce dell’ascesa del Fascismo è il suo carattere violento. Non a caso, il termine “fascista” sostituisce, erroneamente, l’aggettivo “violento”. Non esiste un fascismo buono. Modernista e tradizionalista, progressista e conservatore, socialista e nazionalista.

Il Fascismo è sì stato tante contraddizioni, ma con la sua natura corporativista e autocritica, criminale e demagogica, sempre un fenomeno violento. Il Fascismo è nato in antitesi rispetto al liberalismo. È una versione di destra – di spada, di bastone – di un fenomeno più esteso, il collettivismo – dottrina trasversale che prevede che l’essere umano non esiste come individuo, ma è visto come appartenente ad un gruppo etnico, religioso, politico. La spina di sinistra del collettivismo è il Comunismo, che con il Fascismo condivide, anzi, parecchi elementi – in primis l’opposizione al liberalismo. La continuità tra collettivismo rosso e nero è nello spirito antiliberale e violento. Lotta di classe o lotta di razza, cambia poco. La presa al potere del Duce fu un’escalation di violenza e smantellamento dello Stato liberale. Nel 1922 ci fu la creazione del Gran Consiglio, solo a funzione consultiva. L’anno dopo gli eccidi di civili in Cirenaica.

Poi la legge Acerbo che assegnava il premio di maggioranza alla lista con maggioranza relativa. Nel 1925 il regime abolì la libertà di stampa e di sciopero. Introdotto il reato di offesa al Duce. Dal 1926 alle donne venne proibito di insegnare materie scientifiche e filosofia. Lo stupro non costituiva più reato se l’uomo avesse sposato la donna. Il regime iniziò la politica di allontanamento degli indesiderati: oltre quindicimila tra il 1926 e il 1943. La figura del sindaco fu sostituita dal podestà, non eletto dai cittadini. L’istituzione dell’OVRA nel 1927 erigeva la violenza a metodo di controllo sociale. Nel 1928 gli aventi diritto al voto – non figuravano le donne – sarebbero stati chiamati ad esercitare questo diritto solo in caso di referendum, giacché le elezioni vennero abolite. Nel 1929 i rappresentanti vennero ridotti da 535 a 400 membri nella Camera. Il 1930 fu la volta del Codice Rocco.

L’anno dopo venne introdotto il reato di “offesa al prestigio dello Stato o dell’autorità”. Nel 1934 il Parlamento venne de facto abolito e nel 1935 scattò la guerra coloniale d’Etiopia – dove vennero usati gas, iprite, arsine, fosfene contro le popolazioni locali. Nel 1937 il regime fondò il MinCulPop, introdusse l’iscrizione al partito per poter lavorare – non obbligatoria, ma raccomandabile. Il 1938, fu l’anno delle leggi razziali. Deciso a voler riscrivere dell’Europa intera con la violenza, nel 1939 il regime fascista si alleò con il Terzo Reich. E ancora: le amministrazioni pubbliche potevano assumere chiunque dimostrasse la sua militanza fascista; cambio di nome della Camera in Camera dei Fasci e delle Corporazioni. L’escalation di violenze nello Stato e dello Stato (contro le istituzioni, i propri cittadini, i popoli d’Africa e i popoli europei) dimostrano che l’istaurazione del Fascismo in Italia fu un elemento graduale e spaventoso nel solco della violenza.

Il regime di Mussolini non fu “buono” fino alle leggi razziali o il Patto d’Acciaio. Non è così: il Fascismo storico fu criminale fin dai suoi primi attimi: fin dalla Marcia di Roma. Chiunque pensa di governare con il pugno di ferro, in maniera illiberale e non democratica, che intimidisce e usa la forza bruta, che usa lo Stato per i suoi fini, che discrimina i propri cittadini, che disintegra le istituzioni, è un violento. Arrivato al potere, Mussolini blindò lo Stato e le sue istituzioni. Lo trasformò in una macchina al servizio di una gerarchia corporativa che regnava su un paese agrario e illetterato, povero e impreparato alla guerra – eccetto quella in Africa dove il regime codardo applicò la legge del più forte. Il Fascismo e lo Stato fascista sono la negazione della prima premessa dello Stato liberaldemocratico moderno.

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