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Intervista a Paolo Crepet. Siamo vulnerabili. Ci vogliono buon senso e vaccino

Il covid è ancora tra noi. Tra chiusure e aperture, tra restrizioni e momenti di maggiore libertà, c’è da perdere la testa. La gente è stanca, confusa e non si può certo fargliene una colpa. Ma è anche ora di prendersi le proprie responsabilità. La gente deve sfoderare il buon senso, il potere economico deve esigere un vaccino per tutti. Il professor Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo, educatore, saggista e volto televisivo, autore del libro Vulnerabili. Cosa abbiamo imparato dal virus e quale futuro ci attende (Mondadori) ci avverte che dobbiamo ricordare sempre che “il capitale salva il capitale” e che gli interessi economici pesano molto su qualsiasi scelta. Partendo da ciò, l’approccio auspicabile da parte di tutti noi nei confronti della pandemia e di essere ragionevoli. Di porsi di fronte a ciò che succede non ragionando “di pancia”.

Professor Paolo Crepet

Professore, chi sono i vulnerabili?
“Tutti noi. Ci siamo trovati spiazzati. Abbiamo pensato che bastasse avere i soldi e un po’ di tempo per andare in vacanza per sentirci onnipotenti. Abbiamo combattuto contro il tempo, pensato che l’età giusta per morire fosse oltre i cento anni. Le donne non accettano di invecchiare, gli uomini ancora di meno. Fenomeni come i Peter Pan sono cose vecchie di 20 anni. Tutto questo non poteva non crollare quando è arrivato un signore che si chiama ‘Virus’ e ha detto ‘fermi tutti, adesso comando io’. Tutto questo ha suscitato ira, incredulità e anche i fenomeni di negazionismo portati avanti da chi rifiuta l’evidenza”.

Noi viviamo nell’epoca dell’uomo e della donna vincenti, “che non devono chiedere mai” citando uno spot molto popolare anni fa. In piena pandemia la strategia migliore non dovrebbe essere quella di accettare la propria fragilità di fronte a qualcosa che ci ha travolto in tutti i sensi?

“Credo che questa sia la scelta più intelligente. La paura è sintomo di intelligenza. Chi non ha paura non ha capito niente. Ce lo insegnano i grandi arrampicatori sulle montagne che ti raccontano sempre i propri timori, come se fossero imprescindibili dalla loro sfida. Il lavoro che Bonatti (Walter, «il re delle Alpi», ndr) faceva su se stesso non era quello di negare la paura, ma di vincerla. Invece adesso non si vogliono vedere i pericoli. La pandemia ha fatto emergere tanta stupidità. Forse ci eravamo sopravvalutati come genere umano. Siamo molto peggio di come pensavamo di essere”.

Sembra proprio che per quanto noi vogliamo essere bravi, veloci, performanti, la Natura ci supera, ci batte facilmente

“La natura reagisce a quello che fa l’uomo. Se disboschi è normale che poi arrivano le frane, se costruisci case senza rispettare le norme è normale che vengano giù alla prima scossa di terremoto. E’ chiaro”.

Eppure queste cose succedono ogni giorno. Forse a qualcuno non è tanto chiaro?
“Qui torniamo al discorso della stupidità. Ignorare queste cose non ti salva dalle conseguenze. Funziona cosi pure per quelli che affermano che la pandemia non esiste: si ammalano lo stesso. Negare a cosa serve? A niente”.

Il Covid si è portato via tantissime certezze. L’incertezza –sulla salute, sul lavoro, sulle possibilità di viaggiare, andare al cinema e teatro e così via- fa paura. Ma esiste un valore intrinseco dell’incertezza, che dovremmo riscoprire?
“Noi non abbiamobisogno di certezze, ma di linee guida. Cioè consigli di buon senso. Così si ragionava quando sono stato consulente per l’Oms. E’ ovvio che se in piena pandemia ti metti in coda con altre 500 persone per prendere la seggiovia, non hai capito nulla. Ma nessuno ti condanna se sei da solo nei boschi a passeggiare. Non siamo in galera. Poi le circostanze hanno messo in evidenza il lato più oscuro della nostra umanità. Ma è la scoperta dell’acqua calda. E pure le regole del capitalismo si conoscevano già: il fatto che il prodotto – qualunque sia- vada al miglior offerente non è mica una novità. E’ un concetto che vale sia per un negozio di verdure, sia per una multinazionale: cerchi di ottenere più che puoi da quello che vendi. E’ questa la legge del mercato. Nessuno è Babbo Natale”.

Però i virologi sono tutti concordi sul fatto che se vacciniamo la popolazione di Europa e Stati Uniti, ma non quella dell’India e l’Africa non risolviamo il problema perché il virus continuerà a circolare. Non è un pensiero chiaro e condivisibile? “Certo, però è un pensiero per persone probe. Ma la maggioranza delle persone non è così. Il Coronavirus ce ne ha dato conferma, nel caso ce ne fosse bisogno. L’uomo è per i diritti dell’uomo? No. Sa quante persone hanno vaccinato in Guinea? 25, meno di una classe elementare a scuola”.

Ma esiste una soluzione o almeno uno spiraglio?
“Lo spiraglio è pensare con la propria testa e capire che il mondo non si cambia tutti insieme, ma si cambia attraverso degli esempi. Il processo è lento perché non posso pretendere che tutti seguano quello che io faccio, ma ciascuno di noi può lavorare -secondo le proprie competenze, io da psichiatra, lei da giornalista e via dicendo- affinché prevalga il buon senso e non la legge di mercato. Adesso bisogna risolvere la questione della globalizzazione del vaccino. Non è facile. Basti ricordare che quando gli americani avevano una base militare nelle Filippine e i soldati si ammalavano e morivano di malaria, hanno finanziato il vaccino. Quando hanno tolto la base militare, hanno smesso”.

Nello specifico della situazione pandemica, che cosa si può fare?
“Le indicazioni sono chiare. Bisogna assolutamente vaccinarsi e due volte. Prima lo facciamo e meglio è. I potenti devono fare pressioni su Pfizer, Moderna, AstraZeneca e via dicendo, minacciare seriamente sanzioni pesanti. Comunque noi che viviamo nella parte fortunata del mondo ne usciremo prima di tutti, questo è sicuro”.

La copertina del libro Vulnerabili. Cosa abbiamo imparato dal virus e quale futuro ci attende (Mondadori)


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