La donna che fa parlare il vetro | Corriere dell'Italianità

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La donna che fa parlare il vetro

di Giovanna Guzzetti

La Mc Luhan del vetro. Perché se è vero che il mezzo, o la materia, è il messaggio, mai definizione fu più calzante per Assia Karaguiozova che al vetro dà – è il caso di dirlo – non solo vita ma anche un’anima. E un linguaggio per comunicare.
Assia, bulgara di nascita ed italiana d’adozione (l’intonazione veneta di sfondo è simpatica, elegante e curiosa per chi, come lei, ha per orizzonte il mondo, se basta…), è passata attraverso altre esperienze e materiali – carta e marmo, tra gli altri – ma nel vetro, “non fragile ma flessibile” per le sue innumerevoli capacità di utilizzo, ha trovato (per ora …?) il suo campo d’elezione.

A partire dallo scorso anno, 2020, Assia ha lavorato, con la stessa dedizione di Vulcano nella sua fucina, alla realizzazione, in collaborazione con la fornace NasonMoretti di Murano, di alcune serie di vasi – Balkani, Nuvole, Tango e Giselle – che sono quintessenza del suo animo di designer/artist. Una definizione di sé stessa che, ai non addetti ai lavori, può suonare altisonante oppure pleonastica, ma Assia, con garbo e assertività, ci fornisce la sua visione del suo mondo. “L’Arte (ed è il caso di scriverlo in maiuscolo, ndr) è il senso implicito. Quello che realizzo sono opere d’arte perché ognuna è unica, lungi dalla produzione seriale. Il design sintetizza la funzionalità dell’oggetto che entra nell’uso quotidiano”. E l’unicità risiede anche nel fatto che Assia non fa ricorso alla progettazione in 3D: il suo intervento non è nella fase pre, ma mentre tocca la materia che vive nelle sue mani, le quali ne esaltano duttilità e versatilità.

Design ed arte, ci spiega, non sono né un doppione né in contrapposizione. Si tratta di un binomio che, nell’intento e nell’opera di Assia Karaguiozova, rappresentano un confine, da non intendersi come barriera o limite ma come una zona di fusione, dove confluiscono più attitudini, lingue e culture tali da dar luogo ad una maggiore e/o diversa, quando non inattesa, creatività.

Questi concetti si materializzano soprattutto in Giselle (si vedano le illustrazioni a corredo, dallo schizzo all’oggetto finito), che trae il nome dal balletto proprio nella versione interpretata da Roberto Bolle e Svetlana Zakharova al Bolshoi.

Nella collezione Giselle ogni pezzo è unico ma in produzione seriale, come uniche, ma ripetute, sono le varie interpretazioni dell’omonimo balletto. Ogni Giselle ha la sua identità, benché abbia delle caratteristiche determinanti in comune con le altre. Giselle è ispirata, nel concreto, al momento simbolico della presa, esprime / ha implicito in sé il concetto delicato dell’equilibrio nella complicità (come nella vita). Come sul palco la ballerina volteggia in aria (con la gonna leggera, che si apre e chiude come una corolla), nel vaso è proiettata sulla campana ondulata, la cui irregolarità, casuale ma controllata, racchiude il movimento tra aria e fiamme. E anche le sovrapposizioni cromatiche rimandano al palcoscenico: illustrano le luci dello spettacolo che si muovono nel teatro.

“Nel balletto – aggiunge – lui afferra lei, mentre atterra: un flusso di complicità, fiducia, intesa, precisione e tempismo; la bellezza nel connubio, il contatto, lo sguardo. Al pari il corpo di vetro appoggia (e poi alloggia) in un nido preciso, creato arrotolando un filo, colato incandescente. In entrambi i casi l’insieme rappresenta un’armonia visiva, cui danno vita i due componenti”. Fin qui l’arte che promana dalla mente e dal cuore di Assia che si fonde in una sapiente funzionalità quotidiana. L’oggetto Giselle è un contenitore, dall’ampia capienza e dallo stabile equilibrio, la cui trasparenza permette un utilizzato variegato: dal vaso da fiori, all’acquario per pesci decorativi, al portacolori, frutta, oggetti, lume, fino al centrotavola.

Con questo output verrebbe da pensare ad Assia studentessa un po’ bohemienne o stravagante delle Belle Arti o del Dams. Nulla di più lontano dalla realtà, dal momento che la giovane Assia, dopo aver frequentato il Complesso Nazionale di Lingua e Cultura Italiana nel suo paese, dove si è diplomata con il massimo dei voti, si è iscritta ad Economia e Commercio a Milano. Un indirizzo seguito da molti suoi coetanei connazionali: padroneggiare i numeri per rimettere in piedi il loro paese. Ma, ce l’ha insegnato Pitagora, la matematica ha in sé un’armonia che ritroviamo nella filosofia, nella musica, in senso lato nell’arte. E che Assia Karaguiozova, da eccellente e curiosa designer/artist, ha fatto sua, in quel confine che ci proietta al di là dell’immaginabile, verso nuovi terreni e possibilità ancora tutti da esplorare.

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