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La rivincita di Frida

Così la pittrice messicana batte Diego Rivera, il marito

di Laura Torretta

In foto: Frida Kahlo, DIEGO Y YO (olio su masonite 1949)

«Ho subito due gravi incidenti nella mia vita, il primo quando un tram mi ha travolto… l’altro è stato Diego» scrisse una volta Frida Kahlo sul suo diario. Da una parte la pittrice si riferisce allo scontro che l’autobus su cui viaggiava ebbe con un tram: il veicolo si schiantò contro un muro e lei si ruppe la spina dorsale in tre punti, evento che condizionò per sempre la qualità della sua vita.  Dall’altra al profondo ma burrascoso legame affettivo con Diego Rivera, come lei artista.

E ora, proprio nei confronti del suo “lui” si è presa una bella rivincita. È accaduto alcuni giorni fa da Sotheby’s, quando, in occasione della tradizionale asta newyorchese di arte moderna che ogni anno in novembre le maggiori case d’asta internazionali allestiscono per tastare il polso al mercato, una sua tela, intitolata Diego y yo è balzata, al di là di ogni aspettativa, a 34,8 milioni di dollari. Una cifra record per Kahlo, la cui migliore quotazione -pari a 8 milioni di dollari- era stata raggiunta nel 2016 presso Christie’s, con il dipinto Dos desnudos en el bosque (La tierra misma). Ma vi è di più: con questo prezzo la pittrice scalza dal podio proprio il marito, il celebre muralista Diego Rivera che con i 9,8 milioni di dollari quotati da Los Rivales, da tre anni guidava la classifica degli artisti latino-americani.

Il passaggio in asta di un’opera di Frida Kahlo di questo valore rappresenta un’occasione più unica che rara: dal 2000 a oggi sono stati aggiudicati soltanto 31 lavori della pittrice messicana. 75 in totale. Per non parlare del fatturato. Diego y yo ha guadagnato sostanzialmente quanto tutte le aggiudicazioni passate dell’artista messe insieme.
Sotheby’s non nasconde la soddisfazione, intanto, per il fatto di aver totalizzato oltre 282milioni dollari in questa “uscita” a Manhattan che in questi tempi di pandemia alla vigilia si presentava non poco aleatoria, ma anche perché la quotazione di Frida Kahlo “pone l’artista al centro della scena tra i grandi titani della storia dell’arte”.

L’opera, a olio su masonite, è in effetti un autoritratto che Frida dipinse nel giugno 1949. Nell’angolo in alto a destra si legge la scritta in rosso: México. Frida Kahlo 1949. Diego y yo, mentre sul retro appare la dedica “para Florence y Sam con el cariño de Frida. México. Junio de 1949”.  La particolarità è che l’autrice ha raffigurato sulla sua fronte il ritratto del marito. È l’ultimo suo autoritratto, prima di essere ricoverata per più di un anno al British American Hospital di Mexico City, e riassume in maniera straordinaria il rapporto, passionale, doloroso e tormentato con Diego.
Frida e Diego si incontrarono per la prima volta nel 1922, quando Rivera stava dipingendo un murale sotto i ponteggi della Scuola Nazionale preparatoria. Sette anni dopo quel giorno, nel 1929, si sposarono. La loro storia è passata agli annali per il reciproco scambio artistico, l’intensità e le numerose bizzarrie di entrambi. Frida Kahlo e Diego Rivera convolarono a nozze due volte. Nel 1939 la Kahlo lo lasciò dopo aver scoperto l’ennesima sua infedeltà: Diego l’aveva tradita con sua sorella Cristina. Un anno dopo si risposavano però a San Francisco. Un amore al limite della follia, che ha ispirato quasi tutta la vita artistica di Frida, rendendola il simbolo della libertà e dell’indipendenza femminile in tutto il mondo. Malgrado i reciproci tradimenti, il loro legame quasi per magia riuscì ad anestetizzare il dolore di una malattia che condizionò quasi l’intera vita dell’artista messicana. Era talmente forte la sofferenza del loro amore che qualsiasi male fisico riusciva ad essere sopportato. Altri drammi resero più difficile la loro unione, come il desiderio irrealizzabile di una famiglia: la sfortunata Frida, a causa dell’incidente, non riusciva a portare a termine le gravidanze.

Nell’autoritratto, Frida indossa un huipil, tradizionale blusa delle donne dell’Istmo di Tehuantepec (Tehuanas) di colore rosso, non è pettinata con le solite trecce; i capelli sono sciolti e sembrano quasi soffocarla, le gote sono rosse, gli occhi in lacrime. È l’immagine della sofferenza, una sofferenza proveniente dalla piccola immagine di Rivera, con il terzo occhio al centro della fronte di Frida, che intende esprimere quanto Diego occupi la sua coscienza, quasi a simboleggiare la sua mente ingombra di pensieri dolorosi e di delusioni che questo legame ha provocato. Il dipinto allude, infatti, al rapporto di Rivera con l’attrice messicana María Félix.

Il ritratto, di piccole dimensioni, 30 per 22,4 centimetri, che 30 anni fa era stato già battuto all’asta per 1,4 milioni di dollari, è stato acquistato dall’imprenditore argentino Eduardo F. Constantini, collezionista impegnato a supportare l’arte e gli artisti latinoamericani, nonché fondatore di Malba, Museo de Arte Latino-americano de Buenos Aires. Tuttavia, chi pensa di poter ammirare il quadro nelle sale di questo museo resterà deluso, dal momento che rimarrà nella raccolta privata del compratore.

Ma chi era Frida Kahlo? Una marea di gente conosce il suo nome, molti hanno visitato una mostra a lei dedicata, ma com’era davvero la donna dietro i colori brillanti, le grandi sopracciglia e i fiori intrecciati tra i capelli? Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nasce il 6 luglio 1907 a Coyoacán (Messico) ed è la figlia di Wilhelm Kahlo, a cui è molto affezionata, uomo semplice e simpatico, amante della letteratura e della musica e pittore emigrato in Messico dall’Ungheria. Non è ricco e quindi esercita vari mestieri, tra cui il commesso in una libreria. In seguito, diventa un fotografo di talento e probabilmente insegna alla figlia Frida un modo particolare di “inquadrare” l’immagine. Proprio lei è l’artista che più di ogni altra è riuscita a realizzare una singolare autobiografia per immagini, talmente esaustiva da raccontare in ogni dettaglio la sua storia: il dolore fisico, il dramma dell’amore tradito e degli aborti, l’impegno politico. Tutte sensazioni che ha saputo magistralmente “rendere” nei suoi ritratti, come in quello appena battuto all’asta. Al di là della cifra stratosferica raggiunta, è un segnale netto e importante per il mercato dell’arte al femminile, che solo in questi ultimi anni sta provando ad allinearsi ai risultati dei colleghi uomini.

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