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“Metti una sera a cena” la mafia

Succede a Zurigo, città simbolo della Svizzera! Abbiamo ricevuto numerose lamentele di italiane e italiani scandalizzati per la pubblicità di un nuovo take away che vende cibo italiano. Sono indignati per i modelli negativi utilizzati a scopo pubblicitario, che secondo gli autori sono i tratti distintivi dell’Italia a livello mondiale: Mafia, calcio e “Food”. Lo sfruttamento dell’immagine femminile si aggiunge al quadro dei luoghi comuni usati come simbolo dell’Italia.

Ecco, come giornale che si è dato la mission di essere ambasciatore dell’italianità ci siamo sentiti in dovere di dare voce a tali proteste. Senza retorica, l’Italia ha una grande storia, fatta di grandi uomini e di grandi opere. E all’Università di Zurigo (ETH) operano così tanti talenti italiani come non era mai accaduto a nostra memoria. Ridurre la nostra essenza più profonda a valori superficiali, e offensivi, non può e non deve passare inosservato. Immaginate il nostro stupore quando abbiamo scoperto che a svilire il nostro patrimonio culturale è proprio un italiano disposto a sacrificare un’identità che evidentemente non gli appartiene sull’altare del profitto.

L’operazione purtroppo ha già dei precedenti: è il caso della catena di ristoranti spagnoli “La Mafia”. L’Italia nel 2016 ha chiesto all’Euipo (l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale) il non riconoscimento del nome, per l’insostenibilità della pubblicità fatta alla criminalità organizzata. L’Ue ha nel 2018 bocciato il marchio perché il termine Mafia – ricorda il Tribunale – è conosciuto e associato in tutto il mondo ad attività di criminalità organizzata. «Simili attività criminali violano i valori stessi sui quali si fonda l’Unione», quali, in particolare, i valori del rispetto della dignità umana e della libertà, che «sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dell’Unione». Inoltre, tenuto conto della loro dimensione transnazionale, le attività criminali della mafia «rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione».

La mafia ridotta a fenomeno di folklore dimenticando le stragi, l’involuzione culturale e sociale delle zone in cui lo Stato arretra a vantaggio di associazioni a delinquere. Ma quello che fa indignare è la riduzione di ogni ideale, il cinismo imperante, come quello della signora Lucia Riina, ultimogenita di Toto Riina, morto in carcere nel 2017, capo dei Corleonesi, mandante di molte stragi. Ed ecco che anche in questo caso, complice l’inesistente conoscenza della storia da parte delle nuove generazioni, non desta scalpore che il nome del Ristorante sia “Corleone”. Il problema è il binomio, al punto che il sindaco di Corleone ha affermato che “Accostare però il nome della nostra città a quello di mafiosi è devastante».

Sulla scia delle azioni per contrastare la strumentalizzazione del nostro Paese ed orgogliosi di essere ambasciatori dei tanti talenti italici, speriamo vivamente che simili azioni cessino immediatamente e si torni a parlare di Italia con il rispetto che merita. Un appello che chiaramente rivolgiamo al buon senso e alla coscienza dei consumatori.

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