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Quando a Roma Gorbaciov ricevette la Colomba d’oro per la Pace

a cura di IRIAD- Istituto di Ricerche Internazionali- Archivio Disarmo

Scompare con Mikhail Gorbaciov, uno dei protagonisti del XX secolo.

Dei numerosi e tuttora dibattuti atti di governo che indussero cambiamenti epocali nel sistema economico, sociale e politico sovietico, conclusosi con la liquidazione dell’URSS, una sua decisione si staglia come indiscussa: la consapevolezza della illogicità della corsa agli armamenti nucleari.

Sbloccando una impasse che si trascinava da anni sull’installazione in Europa delle armi nucleari di media gittata, noti come Euromissili, nell’ottobre 1986 Gorbaciov incontra a Reykjavik il presidente USA Ronald Reagan. L’anno successivo il Trattato INF stabilisce lo smantellamento degli SS 20 sovietici e dei Pershing e Cruise della NATO (a Comiso, per l’Italia). Il primo passo è compiuto per l’uscita dalla Guerra fredda, un evento storico che il successivo deterioramento dei rapporti internazionali (3 anni fa gli Stati Uniti si sono ritirati dal Tratto INF denunciando violazioni da parte della Russia) non può far dimenticare.

Il 1 dicembre 1989 la giuria del Premio Archivio Disarmo-Colombe d’oro per la pace, presieduta da Sandro Pertini, assegna a Mikhail Gorbaciov la Colomba opera di Pericle Fazzini. Il riconoscimento anticipa il Premio Nobel che gli verrà consegnato a Oslo nel 1990. Nella motivazione di Archivio Disarmo si riconoscono la tenacia e il coraggio con cui Gorbaciov sta realizzando la perestrojka, condizione sulla base della quale “la casa comune europea entra nell’orizzonte delle cose possibili”.

Si cita poi la speranza che “gli arsenali militari possano essere drasticamente ridotti” e in effetti sulla base di un altro Trattato, l’ABM, nel 1991 verranno demolite ben 2.700 testate nucleari. Il testo conclude esprimendo la speranza che “prima della fine di questo secolo si realizzi – nel segno della democrazia – una fase senza precedenti di crescita civile, economica e culturale dell’umanità”.

La politica internazionale ha, da allora, intrapreso tutta un’altra strada. Ciò non toglie che quella fosse la via giusta.

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