Sergio Mattarella resta al Quirinale. E il governo Draghi? | Corriere dell'Italianità

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Sergio Mattarella resta al Quirinale. E il governo Draghi?

ELEZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA. QUALCOSA È CAMBIATO

di Giovanna Guzzetti

A pensarci bene ci era sfuggito un particolare del Palazzo del Quirinale.
È vero che Roma non è la nostra dimora abituale e che quando frequentiamo la Città Eterna non saliamo d’abitudine al Colle ma quella porta, al Quirinale, proprio non aveva catturato la nostra attenzione. Sì, quella porta girevole (immaginaria, ovviamente) da cui il dodicesimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è uscito per rientrare, con 759 voti, come tredicesimo, dopo sei giorni di sedute e otto votazioni dei 1009 grandi elettori previsti dalla Costituzione. E un trasloco almeno avviato (come aveva twittato, scatoloni compresi, il suo uomo della comunicazione) verso la casa presa in affitto ai Parioli (stabile privo di sfarzi), vicino alla figlia Laura che torna anche lei nel ruolo, interpretato con grande signorilità, di first lady.

Se non ci fossero da versare lacrime amare per la tragedia, il naufragio della politica italiana ci sarebbe quasi da ridere, anzi da sogghignare. Come a dire “abbiamo scherzato: credevate di vedere facce nuove, nuovissime, magari addirittura di una donna…e invece no! Come al gioco dell’oca si riparte dal via”. Con la stessa pedina. E così calcio d’inizio per un nuovo settennato del Presidente Mattarella che, nel suo primo mandato, si è rivelato un vero, prezioso servitore dello Stato. Lui che della politica non era un predestinato ma che raccolse, con generosità e spirito di servizio, l’eredità del fratello Piersanti, freddato dai colpi della mafia il 6 gennaio 1980.

È IL SECONDO PRESIDENTE PIÙ VOTATO DOPO SANDRO PERTINI

Mattarella torna (anzi rimane) al Quirinale forte anche di un primato: è il secondo presidente più votato dopo Sandro Pertini. E replica l’esperienza di Napolitano, anche lui ri-chiamato a reggere le sorti del Paese nel 2013 dopo che più candidati illustri (Prodi in primis) erano stati bruciati sull’altare della politica (codarda) dei franchi tiratori.

Bene, gli Italiani come in una sorta di Talent (o Truman?) Show o di rinnovato Gattopardo (cambiare tutto per non cambiare niente) hanno il nuovo Capo dello Stato (invariato) e non dovrebbero assistere a terremoti a e nel governo, nelle mani di Mario Draghi. In genere si usa dire saldamente, ma questa volta l’avverbio va usato con cautela… La maggioranza che sorregge Draghi rimarrà intatta o subirà i contraccolpi di divisioni, frizioni, veti che hanno caratterizzato le trattative per proporre e individuare personalità di alto profilo – o i patrioti meloniani – per il Quirinale?

Lo si vedrà a breve, quando bisognerà dare nuovo impulso al varo e alla implementazione di progetti del Pnrr in un clima che, inutile nasconderlo, sarà caratterizzato da attività di campagna elettorale, dando per scontato che non vi siano elezioni anticipate, ma si arrivi alla naturale fine della legislatura nel 2023. In un quadro sul quale peseranno tensioni economiche a livello interno ed internazionale e diplomatiche a poca distanza, con i militari schierati ai confini fra Russia ed Ucraina.

Quali saranno le linee guida dell’opera di Mattarella nel suo secondo settennato? L’avvio è avvenuto all’insegna di quella speranza che lo stesso Capo dello Stato ha citato nelle sue prime parole da rieletto, ricevuta la comunicazione ufficiale dai presidenti di Camera e Senato. Una speranza non disgiunta da responsabilità e rispetto, come ha ricordato Mattarella, elementi fondanti che dovranno essere recuperati dalla politica italiana, l’unica ad uscire davvero sconfitta da queste votazioni. Una ulteriore, innegabile batosta dopo quella dell’incarico a Draghi, tecnico di primissimo ordine, europeista convinto, chiamato a dare credibilità al nostro Paese di fronte a quell’Europa da cui ci aspettiamo i sostanziosi aiuti di Next Generation Eu e con cui dovremo rinegoziare il patto di stabilità che non potrà più essere quello di prima (con buona pace dei frugali). E pensare che questa legislatura era partita nel 2018 con toni molto scettici (quando non belligeranti…) verso Bruxelles, con lo stesso Mattarella a stoppare la nomina di Paolo Savona all’Economia a causa del suo marcato euroscetticismo.

Il superamento di quota 505 voti per Mattarella, quorum che gli ha assicurato il ritorno al Colle, ha significato per il presidente l’accantonamento di “prospettive personali”, il meritato riposo che a 80 anni si sarebbe meritato. Ma l’emergenza sanitaria, economica e sociale gli hanno imposto di non lasciare il campo, di “non sottrarsi”.  Ottimo spunto anche per riflettere sul recente giovanilismo della politica italiana che, alla prova dei fatti, ha fatto rimpiangere gli esponenti di lungo (per)corso. Insomma, i capelli bianchi (alla Mattarella) non sono solo simbolo di terza età, dell’essere diversamente giovani, ma in questo frangente hanno simboleggiato la capacità di assunzione di responsabilità da cui non può prescindere il primo degli uomini delle nostre istituzioni. A partire dal coraggio, perché ce ne vuole ad assumere iniziative per la guida del Paese, di questo Paese. Ma il presidente Mattarella ha già mostrato la sua abilità nel districarsi e gestire scenari antitetici, opposti. Dalla coalizione gialloverde di Conte-Salvini a quella giallorossa di Conte-Zingaretti, fino alla chiamata di Draghi con il quale ha ripreso in mano, il 29 gennaio 2022, le redini dell’Italia. Come se nulla fosse cambiato. Solo, però, in apparenza.

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