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Un uomo pensa liberamente quando sa distinguere ciò che è vero da ciò che desidera

di Amedeo Gasparini

Le narrazioni della politica che minacciano la libertà

Mai come negli ultimi due secoli la politica è stata raccontata e plagiata secondo narrazioni costruite. Che di riflesso sono acriticamente accettate da un pubblico di riferimento. In generale, un’adesione acritica ad una narrazione comporta l’incapacità di esercitare la libera coscienza. «Le narrazioni che ci forniscono un senso e un’identità sono tutte prodotti della fantasia, ma gli uomini hanno bisogno di crederci», ha scritto Yuval Noah Harari (21 lezioni per il XXI secolo). Chi manipola la Storia, gli eventi e la politica sa bene quanto sia importante creare narrazioni attorno ai fenomeni che corrispondano alla propria versione dei fatti o ai propri desideri, che in seguito diventano propri di un certo pubblico. Toccando i tasti giusti, tramite un’affinata narrazione, il manipolatore di turno può creare dunque consenso.

«Una volta che l’identità dei singoli e interi sistemi sociali sono costruiti attorno a una narrazione, diventa impensabile dubitarne non a causa della fragilità delle prove che la sostengono, ma perché il suo collasso innescherebbe un cataclisma individuale e sociale» (ibid.). La narrazione crea adesione e consenso. Lo stesso avveniva un tempo con la religione. Le chiese esercitavano un incontrastato potere nelle società presentando narrazioni precise, che obnubilavano la capacità di giudizio personale degli individui in merito a certe questioni. «La religione è solo una vernice», scrisse Karl Marx: la narrazione spesso e volentieri travisa il contenuto originale e si sostituisce allo stesso per servire altri fini. Fa eco Harari (op. cit.): «Religioni, riti e rituali rimarranno importanti fintanto che il potere degli uomini si fonderà sulla cooperazione di massa e fintanto che questa si fonderà su credenze in una narrazione fittizia condivisa».

La narrazione degli eventi indirizza il messaggio verso diversi percorsi a loro cari. La narrazione può comportare una “chiamata alle armi”, all’azione (call to action). È in base ad una narrazione precisa che si agisce. La narrazione deve toccare certe corde e basarsi su argomenti che consentano alle persone di raggiungere conclusioni semplici, nette e “di buon senso”. La narrazione serve a rafforzare un determinato messaggio politico. Il politico di turno che vuole strumentalizzare un concetto o un evento si serve di e adopera una narrazione costruita ad hoc per incrementare il proprio consenso e rafforzare la propria posizione. A punto, talvolta, da creare un universo parallelo di fronte alla realtà dei fatti. La creazione di narrazioni conduce a “nuove verità”: cioè a versioni “alternative” dei fatti.

Si è parlato molto di post-verità. Che in parte è il risultato dell’insieme delle narrazioni ad hoc di eventi. Il concetto che un evento non è più un evento in quanto tale, ma diventa un pezzo di una narrazione più larga e parte di un meccanismo della retorica del politico. Secondo Ferruccio de Bortoli, come scrive nel libro Poteri forti (o quasi), la «post verità indica un fenomeno per cui il fatto […] passa in secondo piano rispetto all’impatto emotivo che suscita e il post indica il superamento, l’irrilevanza del fatto presentato». Un fatto viene distorto dalla narrazione per incrementare una certa visione politica o una certa versione dei fatti. Tuttavia, per dirla con Daniel Patrick Moynihan, «tutti hanno diritto ad avere una propria opinione, ma nessuno ha diritto ai propri fatti». La creazione di narrazioni a proposito degli eventi si allontana e allontana dai fatti.

Questi non sono discutibili, ma chi infiocchetta il discorso politico e lo incanala su certi binari, intende sotto sotto creare i propri fatti. Ma quando i fatti vengono cancellati o sorpassati da una certa narrativa, ciò rappresenta un problema per le società aperte. La creazione di un universo di fatti parallelo, sostanziato da narrazioni manipolate, può condurre alla cancellazione della realtà. Dunque, piega la società secondo le direzioni scelte da pochi. Secondo Timothy Snyder (The Road to Unfreedom), «la libertà dipende da cittadini capaci di distinguere tra ciò che è vero e ciò che vogliono sentire. L’autoritarismo arriva non perché la gente dice di volerlo, ma perché perde la capacità di distinguere tra fatti e desideri». Chi ha pulsioni autoritarie non esiterà a creare realtà parallele, a manipolare i fatti, a fondare narrazioni su eventi e persone.

www.amedeogasparini.com

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