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Voto in Emilia Romagna

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Lunedì 20 gennaio.

Mancano cinque giorni o se volete centoventi ore. Un tempo che sembra interminabile eppure così vicino e ancora così lontano.

Domenica 26 si apriranno i seggi per le elezioni del Consiglio Regionale e del suo Presidente in quella che è certamente una delle regioni più importanti d’Italia.

Ed ancora non riusciamo a capire, noi che in questa regione ci siamo nati e ci abitiamo se sarà una partita tutta Emiliano-Romagnola e quindi con  favorito il candidato del centro-sinistra, oppure una disputa più a livello nazionale quindi con il centro-destra a guida leghista che avrà più probabilità di vittoria.

Le elezioni regionali dello scorso anno (Piemonte e Sardegna) hanno dimostrato che tra le varie elezioni amministrative quelle regionali sono ormai quelle più politicizzate.

Quindi sarà di certo un voto che aprirà un anno ricco di incognite per tutto il movimento politico italiano, con alcuni partiti sempre più distanti da se stessi e con la voglia di cambiare abito ma  pure convinti di continuare a mantenere ben salda la propria poltrona.

Tradizionalmente ‘di sinistra’, questa regione eccelle come modello di economia, welfare, sindacato, ma – e sembrava impossibile solo pensarlo – da oltre un decennio sta cedendo spazio a nuovi movimenti e partiti di destra.

In questa regione è nata tutta la storia di un Italia che ancora non ha trovato una sua chiara identità. Qui nasce il Socialismo, il mondo della Cooperazione, il fascismo di Mussolini, la Resistenza più dura che prosegue ben oltre il 25 aprile 1945, la scuola del Riformismo Democratico di Don Dossetti e, negli anni più bui della nostra recente storia, vi sorge il nucleo fondatore delle BR.

Il “modello emiliano” ha sempre retto con il finanziamento di scuole, servizi sociali, ospedali ed i primi asili nido, iniziando quella politica del buon governo che ha permesso la distribuzione della ricchezza a tutti i ceti sociali della popolazione.

Oggi siamo ad un punto tra un passato glorioso ed un futuro che ancora non è ben definito da un ipotetico governo a trazione leghista che ben comprendendo il buon governo sin qui attuato, crede di poter migliorare le condizioni dei cittadini. “Apriremo gli ospedali ed i pronto soccorsi anche la notte”, afferma la candidata presidente.

Ed ora siamo al dunque. Si apriranno e chiuderanno le urne. E comunque vada nulla sarà più come prima in questa regione.

(di Fede, Piacenza)

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