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Coronavirus, chance e timori a Milano

In televisione sentiamo ogni giorno parlare giornalisti, politici, esperti sul COVID-19. Poco o niente si sente da parte dei cittadini chiusi in casa. Noi vorremmo cogliere la loro testimonianza. Sapere cosa pensano, provano, quali sono i timori ma anche le speranze. Abbiamo intervistato una libera professionista, a Milano, che chiameremo A.C. (nome noto alla redazione); lei e suo marito hanno due bambini, di 13 e 11 anni, in età scolastica.

Innanzitutto state tutti bene di salute? Quale è la situazione nel vicinato?

Stiamo tutti bene. Mio marito ha terminato una quarantena di tre settimane. Non era malato, ma è stato a contatto con persone positive al COVID-19 al lavoro e la ditta ha preferito stesse a casa per cautela. Io e i miei figli, siamo praticamente chiusi in casa oramai da carnevale.  Coi vicini ci aiutiamo molto. Devo dire che, ancor prima che il comune di Milano invitasse i cittadini a prendersi cura dei vicini in difficoltà, sono comparsi cartelli nel condominio di persone che si offrivano di fare la spesa per gli anziani o malati. C’è molta solidarietà dove abitiamo. A volte parliamo al citofono. Non è molto, ma almeno così ci teniamo compagnia e ci accertiamo delle condizioni di salute reciprocamente. A Milano, in generale, sono partite molte iniziative solidali. In alcuni condomini, ristoratori cinesi hanno distribuito gratuitamente mascherine in busta chiusa ai condomini. Il Comune di Milano ha istituito un call center cui rivolgersi per farsi portare generi di prima necessità a casa e attivare altri servizi di aiuto.  Partecipano all’iniziativa anche i piccoli negozi, che al momento soffrono di più. Questo permette loro di riacquistare visibilità, un fatto positivo. Il sindaco ha istituito un Fondo di Mutuo Soccorso destinato non solo a chi ha bisogno a breve termine, ma anche per aiutare la ripresa delle attività in città.

La popolazione sta rispettando il decreto IoRestoaCasa?

Io vedo che c’è molto rispetto del decreto e non solo. I cittadini escono da casa solo per ragioni di necessità e mantengono rigorosamente il distanziamento anche nelle file, scherzosamente mi viene da dire che abbiamo imparato a stare in fila.

Tutti, in modo solidale con la propria condotta disciplinata concorrono di buon grado a proteggere gli altri e in particolare le categorie di persone più esposte.

Inoltre stiamo dando impulso a servizi online nell’ambito dell’amministrazione pubblica ad esempio le ricette mediche vengono emesse dai medici e trasferite alle farmacie in modalità digitale. Così non dobbiamo recarci di persona dal medico. La speranza è che questi cambiamenti in meglio rimangano anche dopo il COVID-19.

Da più di un mese siete praticamente chiusi a casa. Come vivete questa esperienza?

In termini di tempo, proseguirà fino al 13 di Aprile, poi forse ci sarà una apertura ma con molta cautela almeno sino al 4 di Maggio. Si deciderà passo passo.

Non è semplice. Siamo in quattro, dentro una metropoli che improvvisamente si è ristretta a 75 m quadrati. Sono successe tante cose. All’inizio la forzata assenza dalla scuola era un po’ il prosieguo delle vacanze di carnevale e i bambini erano addirittura contenti. Se prima non amavano le attività scolastiche perché imposte, adesso, invece, cercano e apprezzano anche gli approfondimenti didattici. Leggono di più. Guardano i documentari su Rai Scuola e Rai Storia consigliati dagli insegnanti. Ho la sensazione che i miei figli si sentano più responsabilizzati. Ora vogliono imparare per non compromettere il proprio futuro. Entrambi quest’anno finiscono il proprio ciclo e cambieranno scuola per passare al ciclo superiore. Immagino che le scuole non riapriranno e ancora non si sa come saranno svolti gli esami di fine ciclo. Non tutte le scuole, comunque, si sono organizzate per proseguire il programma didattico online. Pare manchi un obbligo. Il problema è che non tutti i ragazzi dispongono di un pc quindi c’è il rischio che si lasci indietro qualcuno. Tutto sembra rimesso alla buona volontà di docenti e dirigenti. Ad ogni modo la primaria per ora non ci offre lezioni on line ma momenti di incontro on line tra compagni e maestre mentre la secondaria ci offre lezioni di due / tre ore al giorno.

Nel nostro caso per entrambi i figli i docenti garantiscono la correzione dei compiti via mail e gli insegnanti si sono resi disponibili per seguire anche individualmente i ragazzi. In questo modo la didattica sta avanzando quasi regolarmente. A mio figlio che va alle medie, la scuola garantisce anche il prosieguo delle lezioni di strumento sempre via videochiamata. In termini di dialogo coi figli, non è cambiato molto nel mio caso. Comunicavo bene prima e comunico adesso. So però di famiglie che stanno apprezzando il maggior tempo trascorso con i figli o al contrario la forzata coabitazione in spazi stretti porta a litigi e momenti di nervosismo.  Insomma il Coronavirus è una medaglia a due facce. Può rappresentare un’opportunità di intensificare dei rapporti o viceversa inasprire dei rapporti.

Il Coronavirus ha messo a nudo diverse fragilità del sistema in cui viviamo nel nostro piccolo come nel grande. Quali tra queste le stanno particolarmente a cuore o ritiene più importanti?

L’opinione comune in Italia è che si stia pagando il prezzo dei tagli sulla sanità, soprattutto pubblica, fatti in passato.  In Lombardia, i numeri dell’ epidemia sono particolarmente tragici. Alla fine di questa emergenza, quando a mente fredda e con la disponibilità dei dati e delle testimonianze di tutte le categorie che si sono impegnate, sarà possibile fare una analisi, spero che il tema dei tagli sia oggetto di analisi e ripensamenti. Nelle discussioni circa l’adozione di mezzi di contenimento più efficaci mi preme porre l’attenzione, sul rischio che la limitazione della libertà individuale, anche attraverso ad esempio App di tracciabilità si trasformi in una perdita dell’ autonomia individuale che, in un contesto democratico, non è accettabile oltre che dubbio sui benefici. Inoltre qualunque provvedimento che limiti le libertà dei cittadini dovrebbe essere limitato ad un breve periodo. Potrebbe essere difficile eliminare ciò che si è introdotto. All’estremo è d’attualità quanto accaduto in Ungheria, dove il Primo ministro Orban ha chiesto e ottenuto pieni poteri approfittando della pandemia.

Molti dicono che il mondo dopo il Coronavirus cambierà. Lei cosa ne pensa? 

È difficile fare previsioni. La medaglia ha due facce. Gli stati potrebbero diventare più solidali, oppure potrebbero accentuarsi i nazionalismi. Io spero innanzitutto che si cominci a rafforzare il sistema sanitario pubblico. Ormai dovremmo aver capito che è necessario farlo. Spero inoltre si comprenda l’importanza di una più equa distribuzione delle risorse e ricchezze, affinché tutti ovunque abbiano accesso alla sanità pubblica e gratuita. Oltre che essere moralmente giusto, si tenga presente che il virus colpisce ricchi e poveri ovunque; solo se tutti hanno la possibilità di accedere a cure e ad un livello di vita più sano le malattie circolano meno. Al di là di speranze e previsioni, di sicuro ci aspettano tempi di ristrettezze. Immagino che molti perderanno il posto di lavoro e aziende falliranno o saranno costrette ad un ridimensionamento.

La crisi da Coronavirus ci tocca fisicamente, nella salute, ma anche finanziariamente. Cosa teme maggiormente?

Per quel che riguarda me, prima di luglio non fatturerò. Mio marito probabilmente andrà in cassa integrazione per un certo periodo. Non sono sicura di poter beneficiare dei decreti a sostegno di lavoratori autonomi. Li sto studiando. Si tratta di documenti molto recenti, praticamente appena pubblicati. A casa, siamo già in fase di risparmio. Cerco di farlo capire anche e soprattutto ai bambini. Loro sembrano comprendere. In qualche modo è giusto cogliere l’occasione per far capire ai più giovani che esistono tempi in cui si devono compiere rinunce. Devo dire che stanno reagendo bene e si mostrano collaborativi e interessati alle novità. Ad esempio, il pane lo facciamo in casa. Mio marito è pugliese e con la cucina ci sa fare. Penso che continueremo a fare il pane anche in seguito, il fine settimana. Ci piace di più di quello che compriamo. I bambini trascorrono più tempo in cucina col papà. Sono contenta. Per le famiglie più sfortunate lo Stato mette a disposizione voucher spesa. È un aiuto per un momento di massima emergenza. Mi auguro, tuttavia, che, passata l’emergenza l’Italia sia capace di generare nuovamente opportunità occupazionali magari nell’immediato si potrebbe imitare la chiamata al lavoro in agricoltura del Presidente Macron in Francia per coloro che han perso il posto, ciò garantirebbe la cura delle campagne e delle filiere alimentari, un reddito legale per i lavoratori e una risposta al fabbisogno alimentare della popolazione.

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