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Coronavirus. La variante Delta fa crescere le nuove infezioni. Come proteggersi

di Giorgio Marini

La variante Delta, isolata in India e attualmente predominante in varie parti del mondo, è responsabile del nuovo incremento di casi di Covid a livello globale. Sono tuttora in corso approfondimenti scientifici. Ma secondo gli studi epidemiologici effettuati, negli ultimi tempi, in Inghilterra, è estremamente più contagiosa del virus Sars-Cov-2 isolato in origine. Basti pensare che può arrivare a infettare fino a 5-8 persone per volta entrate in contatto con un soggetto positivo. In base a diversi studi, inoltre, la carica virale delle persone infette con la variante Delta (variante VUI-21APR-01, nota anche come B.1.617) è tre volte superiore rispetto a quella di altre varianti.

IL VACCINO AIUTA

Come segnalano anche gli esperti della Fondazione Umberto Veronesi, ad oggi, in generale, i vaccini rimangono l’arma migliore per proteggersi dall’infezione. I vaccinati, infatti, hanno minori probabilità di essere contagiati, di sviluppare sintomi, di essere ricoverati e di rischiare di morire per Covid. In particolare, due ricerche da poco pubblicate hanno analizzato la capacità degli anticorpi, sviluppati nell’organismo in seguito all’inoculazione dei vaccini, di neutralizzare la variante Delta. Nella prima, diffusa sul New England Journal of Medicine, i ricercatori hanno indagato proprio la capacità neutralizzante – contro due forme di Delta – degli anticorpi presenti nel sangue dei vaccinati con vaccini a mRNA e di chi aveva avuto in passato un’infezione da Sars-Cov-2. Quel che è emerso è stato una ridotta capacità neutralizzante in entrambe i gruppi, pari a 6,8 volte per la variante B.1.617.1 e di 2,9 volte per la variante B.1.617.2. Anche al di là di una buona percentuale di sieri provenienti da ex-malati e in tutti i campioni analizzati prelevati da vaccinati, l’attività neutralizzante rilevabile è stata sempre al di sopra della soglia di rilevazione contro entrambe le varianti e fino a 3 mesi dopo l’infezione o dopo la seconda dose di vaccino. Gli autori di questo studio, pertanto, hanno concluso che «l’immunità protettiva conferita dai vaccini mRNA è molto probabilmente conservata contro la variante Delta».

PIÙ PROTETTI CON CICLO COMPLETO

Hanno aggiunto un altro tassello gli studiosi dell’Institut Pasteur di Parigi, che hanno valutato sempre la capacità neutralizzante degli anticorpi contro la Delta, monitorando sia gli ex-malati sia i vaccinati con le due tipologie di vaccini in commercio (Pfizer-BioNTech a mRNA, AstraZeneca a vettore virale). I risultati delle loro analisi si sono mostrati in linea con quanto pubblicato sul New England Journal of Medicine e confermano la necessità – per chi non è mai entrato in contatto con il virus – di sottoporsi a ciclo di vaccinazione completo. Ciò che è emerso è che, seppur ridotta, la capacità neutralizzante si è preservata con entrambe i vaccini somministrati in due dosi, mentre è risultata ridotta enormemente con una sola dose. Per completezza va detto che i dati riportati fanno riferimento al Regno Unito dove si somministra per il 60% il prodotto di AstraZeneca e per il 40% quello di Pfizer-BioNTech, con un’efficacia contro l’infezione sintomatica (dunque anche quella lieve) dell’88% per Pfizer-BioNTech e del 66,7% per AstraZeneca. Contro la forma grave di Covid, per entrambi i vaccini, siamo oltre al 90%. Stessa cosa, inoltre, per chi aveva contratto il virus in precedenza: la capacità neutralizzante degli anticorpi da infezione naturale è risultata insufficiente. Per chi invece ha già avuto la malattia, il risultato indica che è necessario sottoporsi ad una dose (che funge da seconda) di vaccino per evitare una reinfezione. A onor del vero – fanno notare gli esperti di Fondazione Veronesi – quanto illustrato fin qui non comprende un’altra importante caratteristica della risposta immunitaria che invece va valutata: la capacità di rispondere a un virus da parte del sistema immunitario non è solo questione di anticorpi neutralizzanti. La protezione contro Sars-Cov-2 passa anche da componenti del sistema immunitario quali le cellule B della memoria e le cellule T. Per quanto la vaccinazione possa essere protettiva, insomma, potrebbe non essere sufficiente da sola per fermare la diffusione della variante Delta.

FOCOLAIO IN MASSACHUSETTS

Un altro recente articolo pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) ha mostrato i risultati di alcuni test condotti dal 3 al 17 luglio 2021 tra i residenti del Massachusetts nell’ambito di un’epidemia a Provincetown, noto luogo di villeggiatura negli Stati Uniti. Gli esami hanno evidenziato che il 75% delle persone infette era completamente vaccinato. «Tra i vaccinati con infezione, la difficoltà di rilevare il virus nei tamponi nasali (valore di soglia del ciclo) era quasi identica a quella osservata nei non vaccinati. Questa scoperta suggerisce che entrambi i gruppi hanno la stessa carica virale e hanno la stessa probabilità di trasmettere le loro infezioni», hanno avvertito i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). Dunque un simile esito supporterebbe le affermazioni secondo cui le persone vaccinate stanno svolgendo comunque un ruolo nell’ondata estiva delle infezioni da variante Delta e hanno portato il CDC a ricordare alle persone vaccinate di indossare dispositivi di protezione al chiuso. È infatti possibile che anche i vaccinati possano trasmettere il virus ad altri – pur in assenza di sintomi – esattamente come fanno i non vaccinati. In ogni caso gli esperti confermano che il vaccino continua a offrire una forte protezione: delle 346 persone vaccinate, risultate positive nell’epidemia di Provincetown, il 79% era sintomatico e il test del genoma del campione ha suggerito che il 90% aveva la Delta. Quattro di loro sono stati ricoverati in ospedale e nessuno è morto. Inoltre, al di là di questa possibile nuova caratteristica, rimane una considerazione incontrovertibile anche per la variante Delta: secondo i dati del CDC, le probabilità di infezione tra vaccinati e non vaccinati non sono le stesse. Su 100 individui, nel 75% le nuove infezioni avvengono nei non vaccinati.

NON ABBASSARE LA GUARDIA

Gli specialisti di IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano (Milano) sottolineano a loro volta che, dai dati attualmente disponibili, i vaccini Pfizer/BioNTech, Moderna, Vaxzevria/AstraZeneca e Janssen/Johnson&Johnson sono efficaci contro le varianti. Per quanto riguarda la Delta, la protezione è maggiore con il ciclo vaccinale completo: coloro che hanno ricevuto solo la prima dose di una vaccinazione che prevede due somministrazioni, sono meno protetti contro l’infezione contratta con questa variante rispetto all’infezione provocata da altre mutazioni, indipendentemente dal tipo di vaccino somministrato. Aver completato il ciclo vaccinale offre una protezione contro la Delta quasi equivalente a quella osservata contro la Alpha. I medici ribadiscono che, nonostante la stagione ancora calda e le occasioni di aggregazione all’aperto, dove il rischio di contagio è decisamente inferiore, è importante non abbassare la guardia e continuare ad adottare tutte le misure di prevenzione raccomandate fin dall’inizio della pandemia: indossare la mascherina coprendo naso e bocca nei luoghi chiusi e all’aperto dove necessario (per esempio in caso di affollamento); lavare bene e spesso le mani; mantenere la distanza di almeno un metro dalle altre persone; far circolare l’aria nei luoghi chiusi.

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