La Benedicta: una bellissima periferia | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Società

La Benedicta: una bellissima periferia

Con la chiusura delle piste da sci, mentre in tanti si rammaricano, proponiamo una testimonianza a ricordarci le bellezze della montagna, oltre la neve.

di Beatrice Bernasconi

Le montagne, un tempo importante passaggio obbligato per mercanti, eserciti, pellegrini, poi marginalizzate e   impoverite, oggi stanno tornando a giocare un  ruolo di attrattori per progetti e persone che dal confine del territorio hanno molto da dire al “centro”.

Persone con uno sguardo di cura per uomo e ambiente  promuovono le periferie come laboratori per sperimentare nuovi modi di buona vita:  fra tutti l’autorevole voce del Papa, lui stesso “preso alla fine del mondo”. Forse proprio il contesto  particolare, avverso all’omologazione e alla  predazione, si presta ad ospitare esperienze divergenti, creative.

 “La Benedicta – Casa per ferie” si trova a Santa Caterina, una frazione di Valfurva,  posto meraviglioso alla fine (o all’inizio) della Valtellina, fra vette superbe con panorami mozzafiato, nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Nel 1958 due amici speciali sono alla ricerca di un edificio adatto a ospitare gruppi per corsi di formazione,  2 persone che chiunque abbia conosciuto si porta nel cuore: don Francesco Pedretti, fondatore del COE, e Senatore Airoldi, per tutti “Sena”, saronnese con moglie e figlie, membro del COE e appassionato di montagna.

Due persone diverse, complementari, unite da uno stile di semplicità, intelligenza,  empatia. Don Francesco fu profetico iniziatore di nuovi sentieri di incontro e di educazione: oggi il C.O.E. – Centro Orientamento Educativo opera per lo sviluppo di una cultura del dialogo e della solidarietà,   organizza dal 1991 a Milano il noto Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e promuove film, musica, mostre e spettacoli di autori e artisti dei tre continenti. Promuove un volontariato nazionale ed internazionale con progetti in Camerun, R.D. Congo, Bangladesh e Guatemala nei settori dell’educazione, della formazione, della sanità, della cultura, della valorizzazione delle risorse naturali locali, dell’agricoltura e della sicurezza alimentare.  https://www.coeweb.org/desktop/.  Sena fu un uomo leale, instancabile, onesto, una presenza di riferimento non solo per il COE, ma per 60 anni anche per Santa Caterina.

Insieme, con sguardo lungimirante, decisero per l’acquisto dell’allora villetta di vacanza di un regista egiziano affascinato dalle Alpi. Sena trascina la paziente moglie Santina nel nuovo impegno. Lei aiuta molto da brava cuoca e la loro vita diventa dedizione ad un progetto più grande. Negli anni 70 infatti la Casa cresce e da diversi decenni ospita, nelle vacanze estive ed invernali, centinaia di persone a settimana: singoli, famiglie, gruppi di Azione Cattolica, oratori, scuole, gruppi di studio.  

Oggi è Paolo Merighi , nipote del Sena, a gestire la Casa della Fondazione COE. L’apparenza è tranquilla, ma l’animo sportivo e la passione per la bicicletta presa dal nonno lo spingono a cimentarsi sulle salite di casa; tra queste il Passo del Gavia, a due passi dalla Benedicta, o sulla salita dello Stelvio e del Mortirolo: dislivelli per pochi allenatissimi. A due passi della struttura tante le piste da sci, tanto per citarne una: pista “Deborah Compagnoni” !! 

Partiamo dal nonno: sembrava uno del posto più che un quasi milanese…

Sì, gli piaceva moltissimo andare per montagne con la sua cinepresa e macchina fotografica ( smise di fare foto con l’era digitale) e conservo con gelosia il suo archivio .Accompagnava spesso insieme alle guide i gruppi in lunghe ascensioni, allora si partiva da qui fino ai rifugi ma coi più allenati anche fino al Pizzo Tresero (da 1800 m. a ben oltre i 3000 m) senza passaggi in jeep: tutto a piedi! Sena ha fatto parte anche del gruppo del Servizio Valanghe e del Soccorso Alpino. Allora era una idea pioneristica, non c’era nulla del genere: osservavano, sensibilizzavano…solo più tardi si sono costituite le strutture per lo studio e il controllo delle valanghe a livello regionale: si può dire che quel servizio è nato grazie allo stimolo e alla passione delle persone di montagna.

Da quando vieni qui?

Fin da piccolo: allora i miei abitavano a Roma e nelle vacanze  salivamo dai nonni, quando  tornavano a lavorare io stavo in montagna fino alla ripresa delle scuole: per me questa era la casa del nonno e  qui ho imparato la passione per la montagna. 

Crescendo cosa ti ha attirato?

Mi è sempre piaciuto lo sport, mi sono laureato in scienze motorie e coltivavo il desiderio di  lavorare in montagna come maestro di sci: lo sono diventato nel 2001. Poi sono stato coinvolto nella gestione della Casa  e nella ristrutturazione, che si è resa necessaria dal 2005 al 2011 anno in cui la Struttura diventa sempre più bella e accogliente. Dal 2009 fino al 2019 sono stato affiancato ad Angelo, un volontario che ha diretto la struttura nello spirito del COE rinnovandola e rendendola una vera “Casa per Ferie”, vi invitiamo a vedere il nostro sito : www.labenedicta.it ancora curato da lui.

Alla Benedicta la montagna è un valore, importante quanto gli argomenti dei corsi di formazione        

Sì, credo che le tantissime persone passate da qui abbiano avuto e abbiano ancora la possibilità di conoscere e di appassionarsi alla montagna. Tanti dei frequentatori attuali sono persone fidelizzate che ritornano da anni, anche perché hanno costruito amicizie e conoscenze: anche questo è un valore importante

Don Francesco non era un clericale: veniva dalla campagna e aveva un grandissimo amore per la natura: per  lui era opera di Dio, un aspetto della sua benevolenza, e conoscerla era formativo

Certamente, altrimenti non avrebbe cercato una casa per i corsi in montagna. Quando si organizzano  settimane si prevedono sempre delle escursioni. Oggi per accompagnare le persone occorre un percorso e un riconoscimento ufficiale, che ho raggiunto, come Accompagnatore di Media Montagna del Collegio Guide Alpine della Lombardia. La montagna va approcciata in sicurezza, e racchiude un mondo di storie, persone, fatti e cose che vale la pena conoscere e raccontare

Riesci a goderti queste montagne? Cosa ti piace fare qui?

Compatibilmente con gli impegni di gestione mi ritaglio del tempo per stare all’aria aperta, e qui basta uscire di casa.   Faccio molte cose:  mi piace arrampicare, mi piace fare sci di fondo, qui a S. Caterina c’è una pista bellissima, spesso sede di importanti gare nazionali e internazionali, mi piace salire: oltre i 2200 metri finiscono gli alberi e con la prateria alpina si apre il panorama sulle vette innevate.  Mi piace anche correre nei boschi, a volte lo faccio di notte: c’è molta pace e la vista non è tanto diversa dal giorno, chiusa come è dagli alberi.

Mah! Non per tutti! Quale è la tua passeggiata preferita?   

Il Lago della Manzina, perché man mano che si sale si apre la vista su tutte le 13 cime del Gruppo Ortles Cevedale ed è meno frequentato di altri sentieri dove la meta è un rifugio; è un posto dove andavo col nonno, un bel ricordo. 

E dove ti piace accompagnare i gruppi?.

Ci sono molte mete, una di quelle più panoramiche e comunque semplici è il sentiero glaciologico, alto o basso del Ghiacciaio dei Forni che arriva al rifugio Branca partendo dal rifugio Forni. Si notano i cambiamenti dovuti al clima: uno dei ponti che attraversiamo passa ormai sopra la pietraia, perché con la riduzione dei ghiacci il torrente non è più alimentato.  Bella anche la val Cedec che conduce al Rifugio Pizzini e all’altissimo Rifugio Casati, quest’ultimo punto di appoggio per l’ascensione al Cevedale ( 3779 S.l.m)

Il 2020 ha cambiato le abitudini di tutti, cosa è successo qui?

Anche qui abbiamo subito una forte riduzione delle presenze, ma la montagna resta una delle mete più sicure, perché i grandi spazi aperti permettono di muoversi in libertà evitando assembramenti. 

La nostra struttura si è adeguata alle normative e quest’estate, se pur per poco più di un mese di lavoro, abbiamo garantito la sicurezza e la distanza delle persone e dei gruppi ospitati. 

La montagna permette di stare in silenzio, in tranquillità, ma anche di incontrare gente, persone contente di avere fatto un po’ di fatica. La montagna è un’ opportunità per se stessi e per dare una mano a chi non ce la fa, è  un luogo di libertà ma nel rispetto degli altri, sempre.

L’augurio è che esperienze così possano continuare e permettere a tanti altri di appassionarsi della montagna come esperienza di rigenerazione e apertura

Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori