La lentezza… è tutta bellezza!

88 comuni solo in Italia più 300 nel mondo si sono riuniti in nome di un “movimento lento” verso il benessere. E il risultato è spettacolare

di Rita Cosentino

Foto: Grumes, Cittaslow

Si chiama Cittaslow la rete -nata in Italia e che man mano sta abbracciando il mondo intero- che nasce dall’obiettivo, che è poi anche un’esigenza, del “buon vivere”. E ogni anno realizza progetti che concretamente migliorano la vita dei cittadini e del pianeta.

Fondata il 15 ottobre 1999 a Orvieto, su iniziativa di Paolo Saturnini, allora sindaco di Greve in Chianti (FI), insieme ad altri tre sindaci di Bra (CN), Orvieto (TR) e Positano (SA) – in un simbolico abbraccio che comprende tutta la Penisola, da nord a sud- Cittaslow affonda le sue radici su cinque principi:

1 lentezza positiva, che significa riappropriarsi del tempo necessario per crescere, socializzare, apprezzare la cultura, la natura e il cibo locale salutare, rispettando i ritmi naturali di ogni essere vivente. La convivenza tra progresso e buon vivere è una necessità che può essere facilmente essere soddisfatta cambiando le modalità di produzione e quella di consumo.

2 economia circolare: invece di “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”, il modello prevede condivisione, riutilizzo, riparazione e riciclo dei materiali per allungare il ciclo di vita dei prodotti, ridurre i rifiuti e generare ulteriore valore. L’operazione è possibile grazie alla collaborazione di imprenditori, contadini, pescatori, artigiani e cittadini. 

resilienza

4 sostenibilità e cultura Valorizzare il patrimonio locale, utilizzare le risorse sociali, promuovere azioni di inclusione e di responsabilità condivisa.

5 giustizia sociale. Viviamo in un mondo interconnesso e quindi non c’è futuro di qualità se non garantendo convivenza civile e pace tra i popoli. Non c’è prosperità se non è per tutti.

CAMMINI, API E ALTRI PROGETTI

Il movimento Cittaslow propone un “tavolo dei progetti” per far avvicinare tutti alla filosofia delle Città del buon vivere. Si va dalle iniziative con le scuole all’agricoltura bioecologica, dall’artigianato d’arte e di funzione alla rigenerazione forestale per mitigare i cambiamenti climatici, dalla mobilità dolce alle “Stazioni slow”.

Monte Castello di Vibio Cittaslow

Qualche esempio: l’iniziativa “Cammino Slow”, che per la rete internazionale diventa “Cittaslow Trial”, propone vacanze camminando sui sentieri delle Cittaslow in tutto il mondo. Escursioni e trekking, cammini lungo le antiche vie, nordic walking, mountain bike ed equiturismo, skyrunning e passeggiate meditative.

A maggio, in occasione della Giornata mondiale dedicata alle api, i comuni Cittaslow propongono “CittaslowBee”, una serie di iniziative per valorizzare il lavoro prezioso di questo insetto, responsabile dell’impollinazione dell’80% delle piante a fiore.

E ancora “Cittaslow Plastic Free” per ridurre l’utilizzo della plastica, incentivare ad esempio l’uso dell’acqua pubblica e di stoviglie riciclabili negli eventi cittadini.


COME DIVENTARE CITTASLOW

Levanto Cittaslow, golfo

Per diventare Cittaslow ogni città deve superare uno specifico processo di certificazione. Le città aderenti sono unite dal desiderio di dare un futuro di qualità alle presenti e nuove generazioni. È una sfida globale attuale per le comunità che vogliono riconciliarsi con il pianeta, progredire e crescere in equilibrio rispettando i propri limiti, a partire dalle proprie radici, tradizioni e storia. Un concetto ben espresso dallo slogan “innovation by tradition”.

La grande opportunità che Cittaslow offre agli associati è in primo luogo la condivisione di buone pratiche in diversi settori, per muovere passi concreti per un futuro di qualità. Tra gli ambiti più interessanti, sicuramente quello del turismo responsabile ed esperienziale che si vive nelle comunità e che trasforma il viaggiatore in un “cittadino temporaneo” nelle Cittaslow del mondo.

Altri tavoli di lavoro riguardano l’agricoltura e il rapporto con la natura, la pianificazione urbana secondo una concezione inclusiva e sostenibile, l’educazione nelle scuole. E poi ancora il mercato come spazio di scambio tra produttore e consumatore, artigianato locale e progetti europei e internazionali che vanno in direzione dei principi di Cittaslow.

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