Lo spazio si tinge di rosa. E la Terra? | Corriere dell'Italianità

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Lo spazio si tinge di rosa. E la Terra?

di Stefano Suledda
In foto: Diana Trujillo

La sfida al pianeta rosso di tinge di rosa. Perché tante sono le donne protagoniste della corsa dell’umanità verso Marte e in generale lo Spazio. Lo sono da sempre, ma nell’ultimo periodo pare sia stata davvero raggiunta la parità di genere in questo particolare campo, come ha contribuito a ricordare la voce di Diana Trujillo. La scienziata nata in Colombia 41 anni fa, a capo del team responsabile del braccio meccanico del rover Perseverance e tra i direttori di Mars 2020, ha raccontato in spagnolo l’atterraggio dell’ultima missione della Nasa. Lanciata il 30 luglio 2020, Perseverance ha toccato il suolo di Marte il 18 febbraio 2021, alle 21:55. E ha iniziato a trasmettere le immagini di una lunga esplorazione in cerca di forme di vita. Un momento emozionante che la Trujillo ha condiviso con nonne, madri, padri e bambini dell’America Latina e in particolare della sua Colombia, che ha lasciato da ragazzina con una valigia piena di sogni e speranze. Diana, infatti, oltre a essere brava e bella, è anche protagonista di una toccante storia di emigrazione di successo.

Il sogno di Diana Trujillo. Una storia di emigrazione di successo

Nata a Cali, figlia di una studentessa di medicina che ha lasciato l’università quando è rimasta incinta, la piccola Trujillo ha dovuto affrontare anche la povertà. Dopo il divorzio dei genitori a 12 anni, Diana resta con la madre: «Non avevamo nulla, niente soldi, niente cibo. Bollivamo un uovo, lo tagliavamo a metà e quello era il pasto della giornata», ha raccontato la scienziata, cresciuta in un Paese pericoloso, dilaniato dalle sanguinose guerre tra narcotrafficanti tra la fine degli anni ’70 e la fine degli anni ’90: «C’era molta violenza nel mio Paese. Ricordo che mi sdraiavo sull’erba, guardavo il cielo e pensavo “ci deve essere un posto migliore”. Le stelle erano il mio luogo sicuro». Diana cresce, va a scuola, è una studentessa brillante. Spronata dalla famiglia materna e dall’insegnante di matematica, a 17 anni lascia la Colombia per andare a studiare inglese negli Stati Uniti, in Florida. Possiede solo 300 dollari, poco più di 250 euro, e tanta determinazione. Si mantiene lavorando come donna delle pulizie e riesce a iscriversi a ingegneria aerospaziale all’Università della Florida. Ispirata da un articolo sul ruolo delle donne nelle missioni nello Spazio, decide di fare domanda alla Nasa Academy (il principale programma di addestramento per entrare nell’Agenzia aerospaziale americana) e diventa la prima immigrata ispanica ammessa al programma. Alla fine del corso è una delle due partecipanti a cui la Nasa offre un lavoro.

I segreti del Pianeta Rosso

All’Università del Maryland la scienziata colombiana si specializza in robotica e nelle sue possibili applicazioni aerospaziali. Diventa una delle stelle più brillanti della Nasa, la donna che oggi deve risolvere l’enigma: c’è o c’era vita su Marte? «Perseverance è atterrato in un cratere chiamato Jezero, 45 chilometri di diametro», ha spiegato la Trujillo: «Era la foce di un fiume, doveva esserci qualcosa di vitale. Se lo troviamo, faremo anche ricerche per scoprire se la vita è iniziata su Marte e sulla Terra allo stesso tempo». Il delicato compito è nelle mani, o meglio nelle braccia meccaniche, del robot che ha contribuito a creare. «È il più avanzato della Nasa, ha 23 telecamere, due microfoni, un elicottero chiamato Ingenuity, un sistema di raccolta di campioni altamente specializzato e il primo strumento per produrre ossigeno», ha illustrato l’ingegnere colombiano: «La missione durerà due anni terrestri, pari a un anno marziano. Esploreremo il cratere e raccoglieremo campioni per portarli sulla Terra, studiarli e definire una volta per tutte se c’era vita su Marte».

Marte è come la Terra?

Teresa Fornaro, la scienziata italiana che fa parte del progetto Perseverance

È la stessa domanda che si pone Teresa Fornaro, 33 anni, ricercatrice dell’Istituto nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio di Arcetri, sulle colline a sud di Firenze. Un’altra donna di talento che dopo la laurea in chimica alla Federico II di Napoli, il dottorato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e una borsa di studio in Geofisica a Washington, è stata selezionata dalla Nasa con altri 12 studiosi in tutto il mondo per svelare i misteri del Pianeta Rosso. «Cerchiamo le cosiddette biosignature molecolari, cioè molecole organiche di origine biochimica che indicano la presenza della vita», ha spiegato la Fornaro: «Fino a 3,7 miliardi di anni fa Marte era simile alla Terra. C’erano le condizioni favorevoli perché si sviluppassero microrganismi, cioè una temperatura mite e la presenza dell’acqua. Poi il pianeta è diventato arido e gelido. Nel cratere Jezero si trovano rocce molto antiche, risalenti a quel periodo, che potrebbero aver preservato tracce di organismi». Grazie a una sua particolarità, infatti Marte può conservare intatti i suoi indizi: «A differenza della Terra, non ha subito la tettonica a placche, cioè la modificazione della crosta terrestre che ha cancellato le tracce delle prime forme di vita sul nostro pianeta», ha svelato l’astrobiologa.
Saranno quindi donne straordinarie come Diana e Teresa a tracciare la strada e, un domani, a portare l’uomo su Marte. «Da bambina ho visto le donne della mia famiglia rinunciare a molto», ha ricordato la Trujillo: «Questo mi ha dato la tenacia di cui avevo bisogno per dire “non ho intenzione di rinunciare al mio sogno”. Voglio essere là fuori, per mostrare alla mia famiglia che le donne hanno valore, che le donne contano».
Tra le stelle lo hanno già capito.

La top 10 delle astronaute

Sono molte le donne astronauta protagoniste di svariate missioni. Ecco le prime dieci nella particolare classifica che misura la durata totale di permanenza nello Spazio.

1.           Al primo posto la statunitense Peggy Whitson, 61 anni, ritiratasi nel 2018 dopo 22 passati alla Nasa. In diverse missioni ha totalizzato 665 giorni, 22 ore e 22 minuti nello Spazio. È stata la prima donna comandante della Iss, la Stazione spaziale internazionale.

2.           Christina Hammon Kock, anche lei americana, 41 anni. Primo lancio nel 2019, può superare il record della Whitson, che però è ancora lontana. Tempo nello Spazio 329 giorni, 12 ore, 58 minuti

3.           Sunita Williams, anche lei americana, come 9 delle prime dieci in classifica. Ancora in attività, 55 anni, ha una missione prevista a fine 2021. Nello Spazio 321 giorni, 17 ore, 15 minuti.

4.           Shannon Lucid, americana, 78 anni. Ritiratasi nel 2012 dopo 34 anni alla Nasa, ha trascorso 223 giorni, 2 ore e 58 minuti nello Spazio.

5.           Susan Helms, 63 anni, anche lei americana. Ritiratasi nel 2002, ha trascorso 210 giorni 23 ore e 19 minuti nello Spazio.

6.           Jessica Meir, 43 anni, statunitense e ancora in attività: ha trascorso nello Spazio 204 giorni, 15 ore e 19 minuti.

7.           Anne McClain, 41 anni, statunitense, ancora in attività. È stata anche una giocatrice della squadra nazionale femminile americana di rugby per quattro anni, prima di essere selezionata dalla Nasa nel 2013. Nello Spazio per 203 giorni 15 ore e 16 minuti.

8.           Samantha Cristoforetti, italiana, in attività e prima non americana in classifica. È anche la prima donna a entrare negli equipaggi dell’Esa. Tornerà presto nello Spazio con una nuova missione per incrementare il suo record, per ora fermo a 199 giorni, 16 ore e 42 minuti.

9.           Serena Maria Auñón-Chancellor, 44 anni, americana, in attività. Nello Spazio per 196 giorni 17 ore e 50 minuti,

10.         Tracy Caldwell, 51 anni, americana, in attività. Nello Spazio per 188 giorni 19 ore e 13 minuti.

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