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Nella Black Box di Shiori Ito

Finalmente in italiano il racconto autobiografico dell’incredibile e straziante vicenda che ha coinvolto Shiori Ito, la giornalista “volto” del movimento #MeToo in Giappone.

Shiori Ito scrive questo libro nel 2017 per una necessità vitale: ha bisogno di raccontare la sua verità. Già nota come giornalista e documentarista, partendo da una esperienza personale, ha deciso di svelare i retroscena di una società in cui le donne vittime di violenza sono vessate, umiliate, private dei mezzi per difendersi e continuamente ripiegate nei sensi di colpa. Questa società è quella giapponese, che deve fare i conti da secoli con un problema non solo di violenze silenziose, ma anche di genere e di qualità della vita per le donne stesse. 

Il fatto denunciato è lo stupro subito da Ito nel 2015, mentre era incosciente, a opera del potente collega Noriyuki Yamaguchi, ex direttore dell’ufficio di Washington della TBS (Tokyo Broadcasting System), nonché biografo dell’ormai ex primo ministro Shinzo Abe. Una vicenda che assume toni quasi surreali, silenzi imbarazzanti e comportamenti intimidatori da parte di tutto il sistema politico e giudiziario, che forse non ci si aspetta quando si è soliti leggere dell’armonico Giappone. Coraggiosamente, sfidando i tabù della società, mettendoci nome e volto, la giornalista ha dato inizio al movimento #MeToo anche in Giappone, trovandosi comunque ad oggi ancora in un vero turbine di attacchi personali e professionali. 

“Black Box”, che sarà pubblicato in Italia a novembre da Inari Books e già disponibile in pre-order, è proprio la cronaca di questa esperienza – non solo quello che è accaduto quella notte nell’aprile del 2015 tra Ito e Yamaguchi, ma anche e soprattutto il durissimo scontro traumatico successivo. Le pagine sono un vero e proprio documentario editoriale, in un sistema investigativo e giudiziario che sembra porre vergognosamente ostacoli continui alle vittime di violenza sessuale. Sono pagine di denuncia anche della lotta quotidiana contro gli attacchi mediatici e i continui episodi di cyberbullismo che hanno portato Ito a intentare numerose cause per diffamazione. 

Perché “Black Box”? Perché quando si parla di un fatto accaduto in una stanza chiusa, i confini diventano ambigui, la violenza sempre più difficile da dimostrare. Perché quando l’accusato è un uomo potente e la vittima una donna giovane all’inizio della carriera, si scatena il sessismo più selvaggio, anche nella terra dei fiori di ciliegio.

Yamaguchi ha sempre respinto le accuse e non è mai stato incriminato per lo stupro: il caso viene archiviato, ma Ito nel 2017 intenta una causa civile. Nel 2018, la giornalista ottiene il Freedom of the Press Award del Free Press Association of Japan. Nello stesso anno, la BBC le dedica un documentario che ha portato il caso all’attenzione dei media internazionali. A dicembre 2019, Shiori Ito vince la causa civile: il giudice stabilisce un risarcimento a Yamaguchi pari a circa 26.000 euro. Come racconta la stessa Ito nella prefazione del volume: “Preferisco però pensare che la mia esperienza non sia stata inutile. All’inizio ero disorientata e non sapevo come reagire: quell’evento del tutto inaspettato mi ha messa di fronte a un dolore mai sperimentato prima. Oggi però so cosa è necessario, ma per realizzarlo c’è bisogno di un cambiamento che coinvolga allo stesso tempo la società e il sistema giudiziario, partendo dal poterne parlare apertamente. Per me stessa, per mia sorella, per le persone che mi sono vicine, per i figli e le figlie del futuro e per tutti gli individui di cui ignoro il volto e il nome. […] Ciò che ho vissuto io potrebbe capitare a voi o alle persone che vi sono care. Provate a immaginarlo. Questo libro parla della mia storia, una storia di violenza sessuale”. 

Ad arricchire l’edizione italiana anche un testo della giornalista Alessia Cerantola e un compendio del professor Giorgio Colombo dell’università di Nagoya.

“Black Box” è previsto in uscita a novembre 2020 per l’editore indipendente Inari Books. Il pre-order è disponibile sul sito www.inaritorino.it. Inari è anche una libreria fisica a Torino in via San Donato 18. “Black Box” è tradotto da Asuka Ozumi e curato da Marianna Zanetta.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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