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EVIDENZA Salute Società

Non c’è salute senza salute mentale

Di Cristina Penco

Che cos’è la follia? «Può essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia». Sono parole pronunciate da Franco Basaglia, il più importante psichiatra italiano del Novecento. Tra i suoi numerosi meriti figura la legge che porta il suo nome, la 180 del 1978, relativa alla chiusura dei manicomi. Un provvedimento che ha permesso di restituire dignità e valore ai malati in essi reclusi dopo anni di barbarie e silenzi. Ancora quarant’anni dopo, tuttavia, non è stata ancora superata la discriminazione verso il disagio mentale e, parallelamente, è sempre più difficile l’inclusione di coloro che ne soffre. Eppure, il tema è diffuso e attuale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che circa 300 milioni di persone nel mondo soffrano di depressione e 50 milioni di demenza. La schizofrenia colpisce almeno 23 milioni di soggetti, il disturbo bipolare circa 60 milioni. Tra le prime dieci cause a livello globale di disabilità, ben quattro – quelle appena citate – riguardano la salute mentale. Come si può definire quest’ultima? È uno stato di benessere emotivo e psicologico, componente essenziale che consente agli individui di realizzarsi, di superare le tensioni della vita di tutti i giorni, di lavorare in maniera produttiva e di contribuire alla vita della comunità. Secondo quanto viene sottolineato dal Servizio svizzero di promozione e di valutazione sanitaria (SPVS) – che si occupa di prevenzione delle malattie non trasmissibili, di promozione della salute e di valutazione sanitaria a beneficio della popolazione del Cantone Ticino – “la salute mentale è uno stato dinamico, che può modificarsi nel corso della vita”. Non dipende da un solo fattore, ma dalla complessa interazione di fattori biologici, personali e sociali. L’ultimo rapporto dell’OMS relativamente all’argomento ha rivelato che oggi a livello planetario, complessivamente, quasi un miliardo di individui convive con un qualche tipo di disturbo mentale e che l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19 ha provocato un significativo aumento di disturbi psichici. Una situazione che potrebbe gravare pesantemente anche sull’economia globale, arrivando a costare fino a 16 trilioni di dollari entro 2030 se non viene affrontata con un’adeguata risposta collettiva, ha avvisato un’indagine di Lancet Commission. in attesa di rivedere lo status quo e il da farsi alla luce dell’ultimo anno, devastato dal nuovo Coronavirus.

IL COVID COME DETONATORE

Le varie ondate di Covid, tra la paura per l’emergenza sanitaria e le misure restrittive imposte, come isolamento e assenza di contatto, hanno peggiorato la situazione in modo considerevole. “Quando la pandemia ha colpito, c’è stato un calo ampio e immediato della salute mentale in molti Paesi del mondo”, hanno scritto gli esperti nel World Happiness Report 2021. La salute mentale è migliorata dopo lo shock iniziale ma, avverte il rapporto, “una percentuale significativa di persone aveva una salute mentale [nel 2020] che era costantemente e significativamente inferiore rispetto a prima del Covid-19”. Il recente studio Swiss Corona Stress Study dell’Università di Basilea ha a sua volta evidenziato un importante aumento del disagio psichico in terra elvetica: in Svizzera le persone che hanno riferito sintomi depressivi da medio a grave sono raddoppiate, passando dal 9% in primavera al 18% lo scorso novembre e rivelando un collegamento tra il disagio e il numero di nuovi casi di Covid-19. E in Italia? Secondo un’analisi dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, condotta da Francesco Benedetti, professore di Psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia dello stesso San Raffaele, oltre la metà della popolazione tricolore che ha ricevuto un trattamento ospedaliero per Covid-19 riporta almeno un sintomo riconducibile a disturbi della salute mentale, come ansia, depressione, stress post-traumatico, insonnia o altre manifestazioni assimilabili. L’Istituto Superiore di Sanità rende noto che una persona su quattro, ogni anno, manifesta un disturbo mentale e che i servizi specialistici del Servizio sanitario nazionale assistono più di 850.000 persone nell’arco dei dodici mesi: in pratica, le patologie psicologiche o psichiatriche riguardano, direttamente o indirettamente, ogni famiglia italiana.

NESSUNO ESCLUSO

Intanto sempre più personaggi influenti e celebrities parlano pubblicamente delle loro esperienze dirette rispetto alla perdita e al recupero della salute mentale. Ciò ha contribuito, almeno in parte, ad abbattere i tabù che ancora vigono sull’argomento (ma sono ancora tanti, e molto radicati). Qualche esempio? In passato l’ex star della Disney Selena Gomez non ha fatto mistero di combattere una battaglia che dovrà affrontare per il resto della sua vita, contro ansia e depressione. “So che sto scegliendo me stessa sopra a tutto!”, ha dichiarato. La cantante Demi Lovato aveva reso pubblica la sua diagnosi di bipolarismo, spiegando di essersi affidata all’aiuto di psicologi e psicoterapeuti. Ariana Grande ha parlato del disturbo da stress post-traumatico che ha vissuto in seguito all’attentato durante il suo concerto a Manchester nel 2017. L’attore Ryan Reynolds ha spiegato che soffre di stati ansiosi da quando ha vent’anni, superando le difficoltà con un percorso terapeutico. È noto l’impegno sociale del principe d’Inghilterra Harry contro i disturbi mentali, contro cui ha lottato per anni in seguito al trauma della morte prematura della madre, Lady Diana. Lo ha raccontato lo stesso duca di Sussex nella docu-serie “The Me You Can’t See” – di cui è co-creatore e produttore esecutivo insieme alla presentatrice americana Oprah Winfrey – da poco disponibile su Apple TV+.

PIU’ CONOSCENZA, NIENTE PAURA

Eppure, ancora oggi, sul delicato tema gravano pregiudizi, responsabili di una pesante stigmatizzazione dei malati e delle loro famiglie e di barriere che di fatto ostacolano l’accesso alle cure. I disturbi psichici sono curabili. Non tutti sono guaribili. Ma là dove non sia ottenibile la guarigione, possono essere adottati interventi efficaci in grado di ridurre l’intensità, la durata dei sintomi e le conseguenze. Conoscerli – avvisano gli esperti – è il solo modo per non lasciarsene intimorire e darsi la forza di includere nella nostra vita la fragilità. Perché non c’è salute senza salute mentale, come recita il principio su cui si basava il Piano di azione dell’OMS 2013-2020, che poggia su sei approcci e principi trasversali, oggi più validi che mai: 

1. Accesso e copertura sanitaria universale: indipendentemente da età, sesso, situazione socio-economica, razza, etnia di appartenenza oppure orientamento sessuale, e secondo il principio di uguaglianza, le persone con disturbo mentale dovrebbero poter accedere, senza correre il rischio di impoverirsi, ai servizi sanitari e sociali essenziali che consentano loro di ottenere la recovery e raggiungere la migliore condizione di salute possibile.

2. Diritti umani: le strategie, le azioni e gli interventi riguardanti il trattamento, la prevenzione e la promozione in salute mentale devono essere aderenti alla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità e agli altri strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani.

3. Interventi basati su evidenze scientifiche: le strategie, le azioni e gli interventi riguardanti il trattamento, la prevenzione e la promozione in salute mentale devono basarsi sulle evidenze scientifiche e/o sulle pratiche migliori, tenendo conto delle considerazioni culturali.

4. Approccio orientato a tutte le fasi della vita: le politiche, la pianificazione ed i servizi di salute mentale devono tener conto dei bisogni sanitari e sociali relativi a tutte le fasi della vita – prima e seconda infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia.

5. Approccio multisettoriale: un approccio globale e coordinato in materia di salute mentale presuppone il coinvolgimento di vari settori pubblici quali quello della sanità, dell’istruzione, del lavoro, della giustizia, dell’abitazione, dell’assistenza sociale e di altri settori rilevanti, nonché del settore privato, secondo modalità appropriate alla situazione del paese.

6. Empowerment delle persone con disturbo mentale e disabilità psicosociali: le persone con disturbo mentale e disabilità psicosociale dovrebbero essere rafforzate (empowered) e coinvolte nell’advocacy, nelle politiche, nella pianificazione, nella legislazione, nella prestazione di servizi, nel monitoraggio, nella ricerca e nella valutazione in materia di salute mentale.

INTERVENTI EFFICACI POSSIBILI

Anche in quest’ambito non mancano fake news da confutare. La falsa credenza per cui la malattia mentale è sempre incurabile porta alla perdita di fiducia, disperazione, abbandono e logorio dei rapporti interpersonali. Come evidenziato dalla pubblicazione “Fatti e cifre contro lo stigma” del Ministero della Salute italiano, oltretutto, la malattia mentale non necessariamente ha un decorso negativo. Se un terzo di chi ne è affetto vive con una grave disabilità, ma un altro terzo mantiene un livello medio di disturbo, con normale vita sociale e un ulteriore terzo guarisce completamente. Il punto è che chiunque “ha diritto a un trattamento rispettoso, sicuro e scientificamente validato”. Esistono interventi efficaci per ridurre l’intensità e la durata dei sintomi del disagio mentale. La terapia più efficace è quella che si rivolge sia alla persona che alle sue relazioni familiari e sociali, stabilendo una comunicazione con chi tende a isolarsi. Per la grande maggioranza delle persone con problemi di salute mentale, il ricorso al proprio medico di medicina generale – più vicino alla persona e può erogare in modo efficiente brevi interventi, in particolare per problemi di salute mentale come ansia e depressione – rimane il primo punto di accesso alla rete dell’assistenza. Qualora il medico ravvisi una condizione psicopatologica che necessiti di una più specifica valutazione specialistica, può indirizzare le persone con disturbi mentali a cure specialistiche adeguate oppure può richiederle lo stesso professionista.

IMPARIAMO AD AMARCI

Nell’opuscolo “Prendersi cura di sé… anche in tempi difficili”, pubblicato dal Dipartimento della sanità e della socialità – Repubblica e Cantone Ticino, in collaborazione con Salutepsi.ch, per la promozione della salute mentale nei cantoni latini, si danno alcuni preziosi suggerimenti nell’ottica della cura del nostro benessere mentale. “Impariamo a differenziare tra ciò che possiamo controllare e ciò che invece è fuori dal nostro controllo”, consigliano gli esperti, in modo da permetterci di investire pensieri ed energie su ciò che possiamo davvero modificare. Ecco qualche spunto:

POSSIAMO CONTROLLARE

• La nostra esposizione alle informazioni: possiamo limitare la consultazione delle notizie a due volte al giorno, privilegiando fonti ufficiali e attendibili.

• La nostra osservanza delle raccomandazioni: possiamo scegliere di rispettare le disposizioni delle autorità per contribuire a limitare la diffusione del virus.

• La durata dell’emergenza sanitaria: nessuno sa quanto durerà, ma sappiamo che prima o poi finirà.

• La nostra solidarietà: possiamo chiederci come sostenere la comunità e le persone che hanno più difficoltà di noi.

• I nostri pensieri, atteggiamenti e reazioni: possiamo scegliere di arrabbiarci e subire quanto sta accadendo, oppure

di reagire e apportare il nostro contributo alla società e alla limitazione della diffusione del virus.

• Le attività che ci fanno stare bene: possiamo prenderci cura di noi, con una passeggiata, un’alimentazione equilibrata e variata, un po’ di attività fisica, un buon ritmo sonno-veglia.

• La nostra vita sociale, nel rispetto delle distanze fisiche: con creatività e l’ausilio delle nuove tecnologie, possiamo trovare altri modi per restare in contatto con amici e familiari, nel rispetto delle disposizioni in vigore.

• La nostra richiesta di aiuto e sostegno: incontrare delle difficoltà a gestire la situazione attuale è comprensibile, non è necessario raggiungere il limite prima di chiedere aiuto.

NON POSSIAMO CONTROLLARE

• Il comportamento degli altri: arrabbiarsi per ciò che fanno (o non fanno) le altre persone richiede molta energia e non cambia le cose.

• L’osservanza o meno delle raccomandazioni da parte degli altri: se qualcuno sceglie di non rispettare le disposizioni ufficiali, non significa che il nostro contributo sia vano.

• Le reazioni degli altri: ognuno reagisce a modo suo, perché i valori, i pensieri, le idee, le esperienze e le circostanze sono differenti.

• Il futuro: le conoscenze scientifiche sono in continua evoluzione; mantenere la mente flessibile, ad esempio ipotizzando più di un possibile scenario, può aiutarci a prepararci meglio a quello che verrà. È utile anche differenziare tra gli aspetti rilevanti e quelli secondari: possiamo infatti focalizzarci sulle cose rilevanti e scegliere di non investire troppe energie su quelle che non possiamo controllare. Grazie a questa consapevolezza possiamo orientare i nostri pensieri e limitare le nostre risposte emotive, soprattutto quelle più spiacevoli.

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