Nuove visioni filantropiche al Conservatorio della Svizzera italiana | Corriere dell'Italianità

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Note dalla Svizzera italiana

Nuove visioni filantropiche al Conservatorio della Svizzera italiana


Incontriamo Angela Greco, la nuova responsabile della filantropia dell’istituzione culturale ticinese.
Lugano. Classe 1980, formazione economica tra l’Università Bocconi di Milano e la University of California Berkeley e con un dottorato in sociologia economica all’Università di Brescia e alla York University (Canada), Angela ha coltivato un curriculum su scala globale con importanti esperienze in Sudamerica – al Cepal di Santiago del Cile (Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite) e alla Fondazione Konex di Buenos Aires – sempre spinta dal desiderio di coniugare la scienza economico-finanziaria e quella socio-umanistica.

Angela, come è arrivata alla guida dell’Ufficio Filantropia del Conservatorio della Svizzera italiana?

“Un po’ per indole e un po’ per scelte professionali, mi muovo da sempre in un ambito internazionale: e sono stata da subito attratta da due aspetti chiave del Conservatorio della Svizzera italiana. Innanzitutto la sua capacità di essere solidamente inserito in uno specifico contesto socio-culturale quale il Ticino e di mantenere una visione e un impatto chiaramente globali. Il percorso che il Conservatorio ha intrapreso negli ultimi anni è lodevole: partire dal territorio ticinese per sviluppare sinergie filantropiche di ampio respiro strategico! Così come la prontezza ed efficacia istituzionale con cui il Conservatorio ha saputo rispondere in maniera innovativa all’emergenza Covid e alle sue ricadute sugli studenti. La didattica ha continuato, grazie all’enorme sforzo dei docenti e del personale amministrativo, e gli studenti hanno potuto ricevere un sostegno economico che li ha aiutati a resistere, mentre concerti ed eventi artistici erano bloccati. Sono entusiasta di essere entrata a farne parte ed è mio desiderio continuare a sviluppare l’interessante percorso di costruzione di partnership valoriali ed economiche che il Conservatorio ha già avviato in questi anni con i suoi diversi stakeholder”.

Qual è la sua visione della ‘filantropia’?

“La filantropia è divenuta una sfera fondamentale delle nostre società. In un momento storico in cui lo Stato, da solo, fatica a garantire un flusso di risorse continuativo ad alcuni settori non profit di utilità sociale, come l’arte e la cultura, dobbiamo adottare una visione più ampia, una visione in cui tutti noi – cittadini, imprenditori, filantropi e mecenati – possiamo partecipare attivamente a una crescita inclusiva delle nostre comunità. L’impatto della filantropia degli ultimi decenni è stato straordinario e oggi tutti ne riconoscono il ruolo strategico. Il mio desiderio professionale è fare in modo che il mio lavoro al Conservatorio si inserisca in questa dinamica di settore in maniera consapevole e lungimirante”.

Come vuole applicare questa formula al Conservatorio?

“In quanto istituzione culturale, tutto ciò che il Conservatorio realizza non è mai solo per se stesso, ma per fare in modo che donne e uomini di cultura sviluppino una lingua universale, la musica, realizzando una crescita locale e globale a beneficio della società intera. Il Conservatorio forma e sostiene i musicisti di domani, giovani studenti che provengono da oltre quaranta Paesi, contribuendo a diffondere tramite i propri docenti e alunni valori positivi e universali. Applicare questa formula al Conservatorio significa istituire partnership filantropiche strategiche e durature, che vogliano lasciare un’impronta sociale e culturale capace di fare la differenza”.

In che modo la pandemia di Covid-19 ha influenzato i vostri piani di lavoro?

“Le regole del distanziamento sociale e le chiusure di teatri e sale concerto hanno inflitto un grave disagio ai musicisti, soprattutto alle generazioni più giovani. In maniera molto proattiva e, direi, innovativa, il Conservatorio ha lanciato il “Fondo di Solidarietà” che nell’ultimo anno ha elargito oltre 170 borse di studio di emergenza. Questo dato ci fa capire come il Conservatorio sia stato in grado di organizzare velocemente la risposta a un problema coinvolgendo il suo territorio di riferimento. Ora ci poniamo l’obiettivo di alzare lo sguardo dall’attuale stato di emergenza al superamento della pandemia. Il Fondo di Solidarietà sarà attivo – o proattivo – anche nei prossimi mesi, quando le difficoltà delle istituzioni culturali interesseranno direttamente il percepito delle giovani generazioni, arrivando verosimilmente a generare una flessione nell’orizzonte delle istituzioni formative”.

Avete altri progetti in cantiere?

“In quanto istituzione educativa, formativa e culturale, il Conservatorio necessita di investimenti continui: nello specifico abbiamo messo a punto un piano di rinnovo del parco degli strumenti musicali, in cui incidono in maniera significativa i pianoforti a coda.  Grande attenzione è data anche a strumenti storici, come i fortepiani e gli archi barocchi, giacché l’approccio filologico all’educazione musicale è divenuto di fondamentale importanza. Vorrei poi citare il grande lavoro che stiamo portando avanti per favorire il patronage artistico, cioè la possibilità di un mecenate di sostenere uno studente per l’intero percorso formativo, creando uno scambio positivo e denso di valore. Se c’è una cosa che questa pandemia ha chiarito è che non abbiamo più paura di mostrarci umani. Sostenere l’arte vivendo in prima persona un’esperienza di generosità apre uno spazio inedito di scoperta, di crescita individuale e di benessere psico-fisico. Sono questi i temi che vogliamo portare alla luce e che desideriamo alimentare con il nostro quotidiano impegno sulla qualità e sulla valorizzazione del talento”.

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