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Oltre le barriere. I diritti delle persone con disabilità

di Maria Moreni

Comprensione, non compassione. Smuovere, non commuovere. “Sogno un Paese in cui non debba servire il ministero della disabilità”. Questi i concetti e le parole, pieni di significato, espressi di recente da Luca Pancalli, presidente del Comitato nazionale paralimpico, durante un collegamento video con la seduta aperta e tematica del Consiglio regionale delle Marche in occasione della “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità”. Come ha rimarcato, giustamente, lo stesso Pancalli, “sono altrettanto importanti gli altri 364 giorni e tutti siamo chiamati responsabilmente a costruire un Paese più democratico, più civile, a più avanzata cultura”. Risulta fondamentale “un’alleanza trasversale tra politica, associazioni, enti attivi nel settore. “Il cammino è ancora lungo e per raggiungere questi obiettivi nessuno si può sottrarre dal rettangolo di gioco per giocare la medesima partita”, ha concluso Pancalli.

In base ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 16% della popolazione globale ha una qualche forma di disabilità. Fin dalla metà del XX secolo queste persone e coloro che li rappresentano in varie sedi si battono per un maggiore riconoscimento della loro condizione come aspetto dell’identità, piuttosto che come caratteristica distintiva individuale. Se negli anni Cinquanta il movimento internazionale dall’istituzionalizzazione delle persone con disabilità era rivolto a fornire loro assistenza comunitaria, negli anni Sessanta l’impegno è stato indirizzato al coinvolgimento in ambito sportivo, con i primi Giochi Paralimpici. Negli anni Ottanta e Novanta molti Paesi hanno introdotto leggi che sanciscono l’illegalità dell’atto di discriminare le persone con disabilità. Dopo le Convenzioni sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu nel Duemila, nel primo decennio del XXI secolo sono state introdotte misure per aumentare il numero di coloro, tra di essi, che lavorano, per ridurre il divario occupazionale della disabilità. Attualmente il focus, relativamente al tema, è incentrato su sfide, barriere e opportunità per le persone che vivono con disabilità e l’impatto a livello mentale ed emotivo nel contesto di una pandemia globale.

LA SITUAZIONE ITALIANA

Il 5,2% della popolazione italiana, circa 3,1 milioni di persone, a causa di problemi di salute, è affetto da gravi limitazioni che gli impediscono di svolgere normali attività quotidiane. I più colpiti sono gli anziani: quasi 1 milione e mezzo di ultrasettantacinquenni si trovano in condizione di disabilità e 990.000 di essi sono donne. Il 26,9% di chi fa i conti con queste limitazioni vive da solo, il 26,2% con il coniuge, il 17,3% con il coniuge e figli, il 7,4% con i figli e senza il coniuge, circa il 10% con uno o entrambi i genitori, il restante 12% circa vive in altre tipologie di nucleo familiare. È il quadro che è emerso dal rapporto Istat “Conoscere il mondo della disabilità” 2019 durante un’iniziativa promossa dall’Inail, il Comitato Italiano Paralimpico e l’Istat. Secondo l’indagine, per quanto riguarda la distribuzione geografica della disabilità in Italia, le Isole sono al primo posto con un’incidenza del 6,3% della popolazione contro il 4,8% (il valore più basso) del Nord. Le regioni nelle quali il fenomeno è più diffuso sono Umbria e Sardegna (rispettivamente l’8,7% e il 7,3% della popolazione). L’incidenza più bassa si registra in Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta. Sempre nella Penisola, poi, sono circa 2 milioni e 300 mila le famiglie nelle quali vive almeno una persona con limitazioni gravi. Per assistere il familiare con disabilità il 32,4% delle famiglie riceve sostegno da reti informali: una percentuale quasi doppia rispetto al totale delle famiglie (16,8%). ​I gruppi familiari in cui vivono persone con disabilità, inoltre, faticano a conciliare la carriera lavorativa e l’attività di cura: solo il 24,5% ha almeno un componente in una posizione apicale o intermedia nel proprio percorso professionale (nel resto delle famiglie è il 30%); il 28,4% ha un membro che ricopre la posizione di operaio e il 9,6% ha almeno un disoccupato. L’inclusione lavorativa è uno dei temi fondamentali. Come recita l’articolo 1 della Costituzione italiana, la Repubblica è fondata sul lavoro che, oltre a un reddito, dà anche la dignità e trasmette senso di appartenenza a una comunità. Avere un’occupazione aiuta ancora di più un soggetto disabile a rafforzare la sua autonomia, verso un’esistenza più indipendente. Ma la situazione occupazionale dei disabili in Italia è drammatica, come ha spiegato Enrico Seta, presidente dell’Agenzia nazionale disabilità e lavoro (Andel). Ecco le sue dichiarazioni riportate dal “Fattoquotidiano.it”: “Basti pensare che su 100 persone di 15-64 anni che, pur avendo limitazioni nelle funzioni motorie e/o sensoriali essenziali nella vita quotidiana oppure disturbi intellettivi o del comportamento, sono comunque abili al lavoro, solo 35,8 sono occupati”. Il tasso medio Ue di occupazione delle persone disabili è invece superiore al 50%, quasi 20 punti in più. In Italia ci sono circa un milione di persone disabili disoccupate o in cerca del primo impiego, con scarse probabilità di trovare un posto in tempi ragionevoli, vista anche l’emergenza Covid-19. Ha aggiunto Seta: “Il sistema pubblico di collocamento non riesce a realizzare più di 20-30mila inserimenti l’anno. La realtà italiana è peggiore di quanto non dica questa differenza poiché è molto alta l’età media delle persone disabili occupate in Italia (59 anni)”. A maggio 2021, parlando al Festival del lavoro, è intervenuta la ministra della disabilità Erika Stefani, che ha posto l’accento sulla legge 68/99 sull’inclusione lavorativa: “È importantissima, ma servono dei miglioramenti, dei passaggi ulteriori, a partire dalla creazione della banca dati e abbiamo ancora tanto da fare su questo. In tal senso il nostro rapporto con gli ordini professionali è altrettanto fondamentale e vogliamo dialogare con loro”.

PIÙ INCLUSIONE LAVORATIVA, MA MINORE SODDISFAZIONE IN SVIZZERA

A differenza di quanto accade in Italia, i disabili in Svizzera partecipano in ampia misura al mercato del lavoro, ma la loro qualità di vita è meno buona rispetto a quella degli altri lavoratori. Sono inoltre più spesso vittime di discriminazione e violenza. Lo ha evidenziato l’Ufficio federale di statistica (UST). Il rilevamento, che si riferisce al 2019, è volto a verificare in quale misura per queste persone siano realizzate le pari opportunità. I portatori di handicap in età lavorativa sono nel complesso ben integrati sul mercato del lavoro, anche quando sono fortemente limitati nelle attività quotidiane. Stando all’UST, il 72% delle persone con disabilità sono professionalmente attivi contro l’87% di quelle senza disabilità. Le donne disabili (68%) partecipano meno al mercato del lavoro rispetto a quelle senza disabilità (83%) e rispetto agli uomini portatori di handicap (78%). Questi ultimi sono a loro volta meno attivi professionalmente rispetto agli uomini senza disabilità (91%). Tuttavia, la quota di persone disabili occupate contente è del 67%, a fronte di un 81% per quelle senza handicap. Le donne con disabilità si dichiarano più spesso soddisfatte delle loro condizioni di impiego rispetto agli uomini portatori di handicap (70% contro 64%), mentre non si riscontrano differenze significative tra la popolazione senza disabilità. Le persone disabili si dicono meno soddisfatte in particolare per quanto riguarda la remunerazione (valori medi di 6,7 contro 7,4 su una scala da 0 a 10) e le condizioni di lavoro (7,7 contro 8,0). Inoltre, sono più spesso esauste dopo il lavoro (4,5 contro 5,4) e hanno quindi meno energia per dedicarsi al tempo libero o per assumere gli obblighi della vita privata. Le persone con handicap sono inoltre più esposte alla violenza e alla discriminazione sul posto di lavoro. Il 4% di loro ha dichiarato di essere stato vittima di discriminazione a causa della propria disabilità. Questo valore raggiunge il 12% tra le persone fortemente limitate nelle attività della vita quotidiana. Nei 12 mesi precedenti l’indagine, il 26% delle persone occupate con disabilità ha dichiarato di aver subito almeno una delle nove forme di discriminazione o di violenza (a causa di età, sesso od origine), violenza verbale o fisica, minacce, intimidazioni/mobbing o molestie sessuali. La rispettiva percentuale tra le persone occupate senza disabilità non supera il 18%. Per quanto riguarda il coinvolgimento – più in senso lato – delle persone con disabilità nel territorio elvetico, va segnalato che l’Ufficio federale della cultura (UFC) ha annunciato di recente che intende rafforzare nei prossimi anni l’inclusione delle persone con disabilità nei suoi musei grazie a partenariati con il Servizio Cultura inclusiva di Pro Infirmis. Tra le strutture chiamate a collaborare si annoverano il museo Vincenzo Vela di Ligornetto, che “ha istituito un partenariato in questo senso già nell’estate del 2019”, la Collezione Oskar Reinhart «Am Römerholz» di Winterthur (ZH), il museo degli automi musicali di Seewen (SO) e il museo del convento di St. Georgen di Stein am Rhein (SH). Le misure che hanno introdotto puntano ad adattare ad esempio l’offerta culturale, le offerte di lavoro e l’accesso ai contenuti e agli edifici rimuovendo le barriere architettoniche. Un accento particolare è posto sulla proposta di attività di mediazione inclusive, “uno dei compiti fondamentali dei musei della Confederazione formulati nel messaggio sulla cultura 2021-2024”. È prevista anche l’introduzione della cosiddetta “lingua facile” sui siti web dei musei.

QUESTIONI ANCORA IRRISOLTE

Di recente il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha sottolineato che, per realizzare gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 è necessario il contributo di tutti, incluse le persone con disabilità che nel mondo complessivamente sono circa 1 miliardo. Oltre all’impegno sul fronte svizzero, va detto che anche in Italia qualcosa negli ultimi tempi si è mosso, per quanto molto resti ancora da fare. Le principali novità realizzate dalla politica tricolore hanno riguardato, per esempio, la creazione con il governo Conte I del ministero delle Disabilità, seppur senza portafoglio e confermato anche dall’esecutivo Draghi. È in via di definizione in parlamento un disegno di legge delega al Governo che il Consiglio dei Ministri ritiene tra le azioni chiave individuate nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) in merito all’esigenza di semplificare l’accesso ai servizi, ai meccanismi di accertamento della disabilità e al potenziamento degli strumenti per la vita indipendente. Dal sito dell’ente pensionistico Inps, inoltre, si può scaricare la tessera gratuita Disability Card, che però non presenta ancora contenuti e servizi agevolati per tutte le persone con disabilità dal 67 al 100% di invalidità. Resta attuale il tema delle barriere culturali, che in Italia sono ovunque, nelle metropoli così come nei piccoli centri. Ogni Comune, in teoria avrebbe dovuto adottare, entro gli anni ‘90, un Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), ma ciò, ad oggi, non è ancora avvenuto. Due scuole su tre sono tutt’ora inaccessibili agli studenti con disabilità motoria, off limits nel 98% dei casi per quelli con disabilità sensoriali. Da anni, infine, le associazioni si battono per il doveroso riconoscimento formale dei caregivers, la cui figura dovrebbe essere inquadrata con una legge ad hoc come forma di lavoro usurante, secondo quanto propongono le organizzazioni. Spesso, infatti, si tratta di genitori o coniugi di soggetti non autosufficienti costretti a non lavorare per poter assistere i propri cari che hanno bisogno di cure costanti. Altro punto critico è relativo al potenziamento economico del fondo dedicato al cosiddetto tema del “Dopo di noi”. Previsto dalla legge n.112/2016, stabilizzato dal 2018, e attualmente intorno ai 70 milioni di euro annui, è uno strumento finanziario volto a disciplinare le misure di assistenza, cura e protezione delle persone con disabilità grave, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare dal momento che sono venuti a mancare entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire adeguato sostegno. Ha detto durante un evento il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella: “Le persone con disabilità rappresentano un giacimento di qualità, energie e risorse di cui il Paese spesso si priva perché non li mette nelle condizioni di esprimerle”. Parole da ricordare. Ma, soprattutto, da mettere in pratica. Per il bene loro e per quello di tutti.

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