Quanto è sostenibile il dentifricio?

di Marco Nori, Ceo di Isolfin

Negli ultimi anni, numerose discussioni sulla sostenibilità ambientale hanno avuto come protagonista il dentifricio e il suo impatto sull’ambiente. Come molti altri prodotti, anche il dentifricio può rivelarsi più o meno green.

In primo luogo, occorre chiedersi che impatto abbia il dentifricio sull’ambiente. Com’è facile immaginare, la possibile minaccia alla sostenibilità non è il dentifricio quanto piuttosto il suo packaging, composto non solo dal tubetto ma anche dalla confezione di cartoncino e che, in genere, gettiamo via al primo utilizzo.

Questa confezione, dunque, ha un ciclo di vita brevissimo ma contribuisce a incrementare i costi di produzione e, di conseguenza, il prezzo del prodotto per il consumatore finale.

Inoltre, se è vero che il cartoncino di cui è composta può essere riciclato, ciò non è sempre possibile perché eventuali contaminazioni da qualsiasi biomateriale spesso ne impediscono il corretto riciclo. In questo caso, la confezione viene smaltita nelle discariche producendo gas metano, il secondo gas serra più inquinante dopo l’anidride carbonica.

Anche quando la confezione può essere riciclata, la vita del cartoncino non è infinita: giunto al momento in cui non è più possibile riciclarlo, sarà riutilizzato come compost, imponendo la necessità di produrre nuovo cartoncino e nuove confezioni, ancora destinate a un solo brevissimo utilizzo.

Diverso è il discorso che riguarda il tubetto. Per impedire il deterioramento e la contaminazione del dentifricio, il tubetto che lo contiene è realizzato in materiali estremamente resistenti e durevoli, che impiegano 500 anni per degradarsi. Riciclarli è possibile, ma non è semplice: per farlo correttamente, occorre in primo luogo rimuovere i residui di dentifricio. Ovviamente, tale operazione richiede tempo e denaro ma solo sminuzzando e pulendo tutti i tubetti è possibile riciclarli correttamente.

Indubbiamente, il dentifricio non rappresenta la più grande minaccia per l’ambiente, ma è un chiaro esempio di un prodotto di uso quotidiano le cui implicazioni passano spesso inosservate per il singolo ma, sommando tutti i tubetti di dentifricio utilizzati nel mondo, influiscono sullo stato di salute del pianeta.

Basti pensare che, se una persona consuma in un anno 3 tubetti di dentifricio, si arriva rapidamente a svariate decine di milioni ogni anno. Con questi dati, è difficile ipotizzare quanti alberi debbano essere tagliati per produrre tanto cartoncino o quanto denaro è necessario per riciclare un numero così elevato di tubetti, ma possiamo arrivare a un’idea più precisa di quanto una questione all’apparenza irrilevante possa rappresentare un problema su vasta scala.

Alcuni Paesi e produttori hanno adottato alcune misure per rendere il dentifricio più sostenibile per l’ambiente. Per esempio, l’Islanda, che si è spesso distinta per le numerose iniziative volte a sensibilizzare la popolazione su questi temi, è stato il primo Paese a incoraggiare le aziende produttrici a smettere di produrre le confezioni di cartone e a mettere in commercio il dentifricio direttamente nel tubetto.

Un altro esempio è il programma Terracycle di Colgate, con il quale il brand ha offerto ai consumatori la possibilità di raccogliere i propri tubetti di dentifricio, insieme alle confezioni di carta e agli spazzolini da denti, per inviarli direttamente all’azienda, pronta a farsi carico del loro riciclo.

Entrambi i casi rappresentano un lodevole esempio per le aziende perché e, oltre a un’azione concreta per la tutela dell’ambiente, hanno anche fornito un’occasione ai media e all’opinione pubblica di riflettere sull’impatto della produzione e del consumo sul pianeta.

Un’altra direzione intrapresa per arginare il problema della scarsa sostenibilità del dentifricio è rappresentata dalla ricerca di nuovi modi per confezionarlo. Sono ormai numerose, per esempio, le aziende che producono il dentifricio solido: si tratta di piccole compresse di dentifricio, da posizionare direttamente tra i denti, che si sciolgono a contatto con l’acqua,

sfruttando lo stesso meccanismo di funzionamento delle salviette liofilizzate. Altre aziende realizzano i tubetti in alluminio, che può essere più facilmente riciclato, e altre ancora utilizzano vasetti di vetro.

Se siete arrivati in fondo, avete capito che questo articolo suona come uno scherzo, e infatti è solo una metafora del problema più grosso. Il dentifricio è una goccia nel mare, ma immaginiamo come tanti piccoli prodotti quotidiani facciano la stessa fine, e capiamo che ogni pezzo dell’incastro conta per il risultato finale.

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