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Sofia Loren: una vita da Oscar

“La vita davanti a sé” con Sophia Loren è candidato come miglior film straniero ai Golden Globes 2021. La pellicola è diretta dal secondogenito dell’attrice, Edoardo Ponti, ed è visibile su Netflix. La 78esima edizione della kermesse si terrà il 28 febbraio.

di Cristina Penco

Ottantacinque anni compiuti a settembre e oltre ottanta film girati in settant’anni di carriera. Li ha festeggiati da poco, Sofia Loren, facendo scoccare l’ennesima freccia al suo arco luminoso, lei che ha saputo distinguersi da subito nel firmamento delle stelle cinematografiche. E rimanerci, sempre più fulgida. Il suo astro è nato a Pozzuoli nel 1934, in provincia di Napoli, ma è riuscito a splendere in tutto il mondo, continuando a brillare, successo dopo successo. La sua ultima fatica cinematografica, La vita davanti a sé, disponibile su Netflix, potrebbe portarle il terzo Academy Award dopo il primo vinto per La ciociara (1962) e il secondo ottenuto come riconoscimento alla carriera, nel 1991. Ma quando glielo si è fatto notare, la Loren ha commentato: «Il mio Oscar è stato lavorare in questo film. Al resto non ci voglio pensare».

Ambientato a Bari, La vita davanti a sé racconta la storia di Madame Rosa, un’anziana ebrea ed ex prostituta che per sopravvivere negli ultimi anni della sua vita ospita nel suo piccolo appartamento una sorta di asilo per bambini in difficoltà. Riluttante, accetta di prendersi carico di un turbolento dodicenne di strada di origini senegalesi, di nome Momò (interpretato dal dodicenne Ibrahima Gueye, figlio di una coppia di immigrati senegalesi). I due sono diversi in tutto: età, etnia e religione. Per questo all’inizio la loro relazione è molto conflittuale, ma ben presto si trasformerà in un’inaspettata e profonda amicizia, quando, nonostante tutto, si renderanno conto di essere anime affini, legate da un destino comune che cambierà le loro vite per sempre.

Erano quasi dieci anni che la Loren non recitava ma, quando si trova a spiegare il perché di un’assenza così prolungata, quasi non riesce a trovare una giustificazione se non la più elementare: «Avevo bisogno di silenzio, di riposare il cervello e di stare con i miei figli, vederli crescere, visto che non ho potuto farlo quando erano piccoli». Quando però il figlio, Edoardo, che ha firmato la sceneggiatura del film insieme a Ugo Chiti, le ha proposto il ruolo di Madame Rosa, Sophia non ha potuto tirarsi indietro. «Sono sempre alla ricerca di belle storie da raccontare», ha dichiarato l’attrice, che ha presentato l’opera alla stampa via Zoom, in collegamento dalla sua casa di Ginevra. «Quando mi capita di incontrare un personaggio così straordinario come Madame Rosa, sinceramente non mi sogno neanche di lasciarmi sfuggire un’opportunità del genere».

Ha proseguito: «La prospettiva di interpretare un personaggio così forte è stata irresistibile. Ma non è l’unico motivo: penso anche che la combinazione di irriverente vitalità e di fragilità di questa donna mi abbia ricordato un po’ mia madre». La vita davanti a sé ha riunito la Loren e il figlio Edoardo Ponti (avuto nel 1973 dal marito, il produttore Carlo Ponti, fratello minore di Carlo Junior, nato nel 1968) nella loro terza collaborazione cinematografica, dopo il film drammatico Cuori estranei nel 2002 e il cortometraggio Voce umana nel 2014. Come ha sostenuto Edoardo, i due hanno sviluppato una profonda comprensione del rispettivo modo di lavorare sul set, dove prevale per entrambi il ruolo professionale sul legame familiare, che comunque, nel loro caso, rafforza l’intesa. «Credo che il messaggio più importante de La vita davanti a sé sia la tolleranza, il perdono e l’amore. Tutti abbiamo il diritto di essere amati, visti e ascoltati», ha commentato ancora la Loren su Zoom.
Per tutta la conferenza stampa, lei e il figlio Edoardo si sono tenuti per mano.

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