Un’ottima ripartenza. L'Italia è forte | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Economia EVIDENZA Politica italiana

Un’ottima ripartenza. L’Italia è forte

Di Carlotta Ranieri

L’Italia sorprende tutti, forse anche sé stessa. L’Istituto di statistica (Istat) prevede infatti una risalita nel 2021 del Prodotto interno lordo (Pil) del 4,7%. A marzo le proiezioni si fermavano al 4,1%. L’ottimo risultato, pare, sarà bissato nel 2022, quando l’incremento sarà del 4,4% (a marzo erano solo del 4). L’Istat nella sua analisi parla di una «sostenuta crescita» ed evidenzia «un consolidamento del processo di ripresa dell’attività economica con un’intensità crescente». Per chi ha presente il tenore dei comunicati dell’Istituto di statistica italiano negli ultimi funesti anni, queste parole equivalgono, per entusiasmo, al Carnevale di Rio.

Il Pil, che è il valore dei prodotti e dei servizi realizzati da uno Stato in un determinato arco di tempo, è considerato il principale indicatore di salute di un sistema economico. Avere un segno più di questa portata, è una prova che il Paese si sta risollevando. Insomma, l’Italia si scopre più forte e reattiva, non solo nel paragone con la sua storia recente, ma anche in rapporto ai colleghi europei. L’incremento del Pil per l’anno in corso della Germania, infatti, si ferma al 3,4%. L’Italia va oltre le aspettative anche se guardiamo al breve periodo. Nel trimestre gennaio-marzo il Pil è aumentato dello 0,1%. Solo il 30 aprile le stime preliminari invece prevedevano una contrazione, ovvero lo 0,4 per cento in meno. Nello stesso periodo la media dell’Eurozona (i Paesi che adottano l’euro come valuta) ha registrato il -0,6%. Germania e Francia, due delle economie di riferimento del Vecchio continente hanno fatto rispettivamente -0,1% e -1,8%. Da cosa dipendono i risultati dell’Italia? Sicuramente dalla congiuntura. A causa della crisi economica innescata dalla pandemia di Covid e dalle inevitabili misure di contenimento messe in campo dalla stragrande maggioranza dei governi in tutto il mondo, il Pil italiano aveva registrato un -8,9 per cento nel 2020. Un rimbalzo era quindi previsto. Cosa sta però spingendo la ripresa oltre le previsioni? La performance del primo trimestre ha beneficiato della massiccia spesa del Governo italiano, che ha bilanciato gli effetti negativi dei lockdown. Nel 2020 l’Esecutivo guidato dall’allora premier Giuseppe Conte ha pompato liquidità per circa 170 miliardi di euro (circa 185 miliardi di franchi svizzeri) e gli effetti si vedono ora. L’attuale primo ministro Mario Draghi ha poi spiegato che anche una rinnovata fiducia sta contribuendo al rilancio dell’economia italiana. «Gli imprenditori pianificano investimenti, segno che sono tornati a essere ottimisti», ha spiegato il premier, «le famiglie sono per ora un po’ più caute, ma anche qui ci sono forti segnali di miglioramento». Per questo il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, si è sbilanciato negli scorsi giorni: «Nel corso dei prossimi mesi, con il prosieguo della campagna vaccinale, vi potrà essere un’accelerazione della ripresa», ha spiegato il numero uno di Palazzo Koch, aggiungendo poi che «una ripresa robusta della domanda nella seconda metà di quest’anno è quindi possibile. Ne sono condizione il proseguimento delle favorevoli prospettive connesse con la campagna vaccinale e il buon avvio del Pnrr». Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) altro non è che il Recovery Plan di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi. Si tratta di un testo di 337 pagine che racchiudono i programmi di investimenti che l’Italia intende avviare, da qui al 2026, per risollevare l’economia interna dopo la crisi provocata dal coronavirus. Sono anche la condizione per accedere al Recovery Fund, che contribuirà alla maggior parte dei 248 miliardi di euro stanziati per rilanciare il Paese. Secondo gli analisti di Confindustria questa ripresa influisce anche sul mercato del lavoro. I dati sulle comunicazioni obbligatorie, infatti, mostrano una lenta ripresa. Tra gennaio e aprile sono state create circa 130mila posizioni di lavoro, al netto delle cessazioni, contro un dato molto negativo, meno 230mila, degli stessi mesi del 2020. L’Italia ha ripreso a correre, il tempo dirà quanto lontano.

Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori