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Come si può dire a un bambino di non cantare?

Proiettato domenica 16 febbraio a Zurigo, davanti a una sala strapiena di persone, di diverse generazioni, il docufilm “Non far rumore” – salutato con cinque minuti di applausi – ci ha portato a riflettere sulla negazione dei diritti dell’infanzia e sul significato dell’essere bambini figli di emigranti.

“Una persona non nasce irregolare, clandestina o italiana. Una persona nasce in quanto persona. Tanti pensano alla migrazione italiana in Svizzera come una storia di successo, e invece così non è stata”, sottolinea Toni Ricciardi, storico dell’emigrazione e tra i protagonisti del toccante docufilm.

La visione di “Non far rumore” è stata capace non solo di raccontare una storia poco conosciuta del nostro passato, ma anche di mantenere accesa la memoria storica, attraverso una forma comunicativa immediata e profondamente toccante.

Da sinistra: Toni Ricciardi, Egidio Stigliano, Giulio Alaimo, Fabrizio Di Bernardino, Franco Stelitano, Catia Porri, Enrico Tittaferrante, Sandro Benini,
Alessandra Rossi, Mario Maellaro, Sergio Ialeggio, Sandro Cattacin.

Dopo la proiezione si è svolto il dibattito, moderato da Sandro Benini, giornalista del Tagesanzeiger, e che ha visto la partecipazione del prof. Sandro Cattacin dell’Università di Ginevra insieme ad Alessandra Rossi autrice del docufilm e del regista Mario Maellaro.

L’iniziativa è stata introdotta dal nuovo presidente dell’Associazione dei campani a Zurigo, Sergio Ialeggio, e dal discorso del console generale di Zurigo, Giulio Alaimo. Le parole deI console hanno inoltre concluso l’incontro, con la consegna di una menzione speciale all’autrice e al registra di “Non far rumore”, che riportiamo:

“Alla presenza anche dei testimoni dei fatti narrati, l’Opera ha suscitato emozione e grande apprezzamento fra il pubblico che ha assistito alla proiezione, per il suo indubbio valore artistico, l’accurata ricostruzione storica e per l’intensità di una rievocazione di eventi ancora vivi nella memoria della comunità italiana”.

Non farsi sentire dai vicini. Non piangere. Non ridere. Perché, se scoperti, la pena sarebbe stata l’espulsione per la famiglia dalla Svizzera. La storia di questi bambini, che – di fatto – non esistevano, è stata raccontata magistralmente da Alessandra Rossi e Mario Maellaro. Insieme hanno realizzato un intenso e toccante docufilm, dove a parlare sono proprio quei bambini, oggi adulti tra i 50 e i 60 anni, ma che portano ancora dentro i segni di una ferita mai rimarginata.

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