Festa del Lavoro. Ma quale? Primo Maggio, ci vuole coraggio | Corriere dell'Italianità

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Festa del Lavoro. Ma quale? Primo Maggio, ci vuole coraggio

di Romeo Ricci

Celebrare il Primo Maggio, la Festa del Lavoro, ai tempi del Covid si può? Si deve. La pandemia ha stravolto tutte le sfere della nostra vita. Il lavoro è cambiato – grazie a chiusure e restrizioni lo Smart working ha fatto da padrone in molti settori-, sta cambiando e cambierà. La sfida e la promessa (che dobbiamo farci) è che il mutamento avvenga nel modo migliore. È necessario un atto di coraggio, da parte di tutti: di chi un lavoro ce l’ha e di chi lo cerca, di chi lo fornisce e di chi è chiamato a tutelarne i diritti, dei leader e di chi li sceglie. Perché il lavoro, non dimentichiamolo, è dignità.
La differenza tra i pensionati, le persone che hanno superato la crisi senza perdita di reddito o senza paura di perdere il lavoro e la massa di precari e di invisibili (mai contrattualizzati, ma spesso indispensabili) è diventata un abisso.
In Svizzera
La disoccupazione e la sottoccupazione sono in aumento. Così come il lavoro precario e la disparità salariale. Maggiormente colpiti sono i dipendenti più giovani e più anziani e i lavoratori a basso reddito (fino a 4.000 franchi lordi al mese). Le prospettive per i prossimi mesi non sono rosee: lo strumento del lavoro a orario ridotto ha evitato molti licenziamenti, ma non si vede una ripresa significativa del mercato del lavoro. Una fotografia precisa ce la regala Pierre-Yves Maillard, presidente dell’USS (Unione sindacale svizzera): “Oggi oltre 550.000 lavoratori dipendono dai sussidi dell’assicurazione contro la disoccupazione, 450.000 in più rispetto all’inizio del 2020. Ci sono 400.000 persone che sono in lavoro ridotto e altri 50.000 sono disoccupati. Sono mezzo milione di persone che vivono con almeno il 20% di reddito in meno da mesi”, ha detto. Con il lavoro ridotto e la disoccupazione, i redditi calano. Secondo una stima dell’USS le persone nelle fasce di reddito più basse devono fare i conti con circa 300 franchi in meno al mese.
Le chiusure hanno fatto registrare un boom delle consegne a domicilio da parte dei corrieri, quasi sempre sfruttati: hanno spesso salari bassi, un tasso di occupazione incerto e scarsa protezione sociale. “Ma anche chi ha conservato il proprio posto ha spesso dovuto accettare un peggioramento delle condizioni di lavoro, per esempio nella vendita e nell’elaborazione degli ordini online”, ha dichiarato Vania Alleva, presidente di Unia, sindacato interprofessionale svizzero.
Che cosa si può fare? L’USS chiede un salario minimo di 22 franchi all’ora e contratti collettivi vincolanti per i nuovi posti di lavoro che sono sorti nei servizi di corriere e nel commercio online. Inoltre, che i quasi cinque miliardi di franchi di riserve in eccedenza dei premi di cassa malattia siano restituiti alla popolazione per rafforzare il potere d’acquisto e stimolare l’economia nazionale. Non per ultimo, garanzie di lavoro nelle aziende e sostegno ai giovani che cercano lavoro.
In Italia
L’Istat ha comunicato che in Italia sono stati persi quasi un milione di posti di lavoro dall’inizio della pandemia (stime che tengono conto anche della quota dei cassintegrati da oltre tre mesi). Recuperarli non sarà facile: secondo il Documento di economia e finanza, che aggiorna le stime della crescita economica e di bilancio pubblico per l’anno in corso e per il prossimo triennio, bisognerà aspettare il 2023. Piuttosto, sarà più semplice far ripartire il Pil. C’è poi un dato che preoccupa molto: rispetto alla popolazione disoccupata e a quella in cerca di lavoro, a crescere a dismisura sono gli inattivi, cioè quelli che nemmeno si attivano per cercare un posto di lavoro: in Italia sono aumentati di ben 740.000 unità.
D’altro canto, come rivela il report di Boston Consulting Group “Decoding Global Talent, Onsite and Virtual”, in controtendenza rispetto al resto del mondo, il 90% degli Italiani sarebbe disposto a espatriare (mete preferite Svizzera, Germania e Regno Unito) o a lavorare da remoto per aziende estere. Intanto continua il flusso migratorio verso il territorio elvetico, ma si trasforma: come dichiarato dai Comitati degli italiani all’estero (Comites), a differenza degli ultimi anni durante i quali arrivavano soprattutto laureati con un impiego assicurato, con la pandemia c’è un flusso continuo di italiani, anche senza titolo di studio, pronti ad accettare qualsiasi lavoro.
I sindacati italiani puntano sul Recovery plan: i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, sono stati tutti concordi nel chiedere al premier Mario Draghi un dialogo costante e un maggiore coinvolgimento delle parti sociali nella realizzazione delle riforme. E sostengono che donne, giovani e Mezzogiorno sono temi cruciali. «Pensare che l’occupazione tornerà a crescere nel 2024 non va bene. Serve un Piano straordinario per il lavoro», ha dichiarato Landini. «Il lavoro è la vera emergenza del Paese», ha detto Bombardieri. E Sbarra sul Recovery Plan ha specificato: «Vogliamo essere coinvolti in una discussione sui progetti, vogliamo capire i risultati attesi e soprattutto le ricadute economiche».
Buon Primo Maggio a tutti!

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