Il conflitto russo-ucraino. L’intervista allo scrittore Nicolay Lilin, nato nell'ex Unione Sovietica | Corriere dell'Italianità

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Il conflitto russo-ucraino. L’intervista allo scrittore Nicolay Lilin, nato nell’ex Unione Sovietica

“Avverto il desiderio di una informazione più ampia e completa da parte del pubblico, ancora però costretto a ricorrere a mezzi di informazione non istituzionali per acquisire le nozioni che cerca” (N. Lilin)

di Marco Nori, Ceo di Isolfin

Foto: Nicolai Lilin (autore Nicolai Lilin, opera propria, Wikimedia commons)

Ho avuto la possibilità di dialogare con Nicolay Lilin, scrittore, classe 1980, nato in Trasnistria, allora parte della USSR e oggi parte della attuale Moldavia, divenuto famoso in Italia per il primo romanzo pubblicato nel 2009 “Educazione Siberiana”. Nel 2020 pubblica “Putin: ultimo zar”, un saggio con il quale ricostruisce la vita e l’ascesa politica di Vladimir Putin, interpretandone gli animi e le aspirazioni. Oggi è un opinionista sempre più coinvolto dai media italiani e stranieri per condividere il proprio punto di vista sul conflitto in Ucraina.

Signor Lilin, quali sono stati secondo Lei gli effetti scatenanti del conflitto in Ucraina?
“La perdita della Crimea, la regione più industrializzata e collegata del paese, ha fortemente indebolito il sistema economico ucraino, già vicino al collasso anni fa e caratterizzato da una grave corruzione interna. Di conseguenza sono arrivati una crisi economico – finanziaria e un forte risentimento nei confronti dei cittadini russofoni o culturalmente legati alla Russia residenti nelle aree più orientali del paese, dando origine a otto anni di azioni ostili nei loro confronti dal 2014 al febbraio 2022. Inoltre, gli Stati Uniti, che da questo conflitto hanno molto da guadagnare in termini economici (sia nella individuazione di un mercato per il proprio settore militare sia per il progressivo indebolimento della economia europea, la cui solidità potrebbe minarne l’egemonia nell’area occidentale del mondo), hanno sapientemente supportato l’Ucraina e il Governo Zelenskyi rendendone però il territorio un campo di battaglia tra Oriente e Occidente”.

Oggi però, dopo otto mesi di scontri, si ha la sensazione che l’Ucraina stia respingendo l’esercito russo?

“Le aree riconquistate, per altro come sappiamo con l’impiego di armi principalmente americane e di forze speciali dell’esercito in arrivo dai paesi occidentali, non sono essenziali e potrebbero essere facilmente oggetto di una controffensiva russa. La Russia però sino ad ora non ha mobilitato nemmeno una intera armata, a dimostrazione del fatto che Putin non desideri scatenare una guerra su ampia scala, ma sostenere invece il desiderio di indipendenza dei popoli legati alla cultura russa che risiedono in Ucraina”.

E la mobilitazione dei 300.000 riservisti?

“I riservisti permetteranno all’esercito russo di mantenere sul territorio nazionale tutte le forze di effettivi in assetto di difesa, preparandosi a un eventuale conflitto con le forze NATO che, avvicinata la Finlandia quale prossimo membro del patto atlantico e compiuti gli attacchi terroristici sul suolo russo e al ponte di Crimea, danno sempre di più l’impressione di voler generare uno scontro più ampio e finale proprio sul territorio Ucraino, per poi poter dare eventualmente vita a un secondo fronte sul Mar Baltico”.

Secondo Lei cosa cambierà con l’arrivo dell’inverno?

“Certamente da dicembre assisteremo a un rallentamento delle operazioni per via delle condizioni climatiche, che però permetteranno il susseguirsi di bombardamenti con l’utilizzo di missili americani da un lato e russi dall’altro oltre che all’impiego dell’aeronautica russa già di gran lunga superiore per efficacia alle attuali forze aeree ucraine”.

Non crede che questo periodo di minore attività permetterà l’avvio delle prime fasi di ricostruzione che Zelenskyi ha peraltro concordato con alcuni paesi UE?

“Il Governo ucraino ha richiesto diversi aiuti economici per decine di miliardi di euro, oltre che militari, per la ricostruzione di infrastrutture danneggiate o demolite durante questi mesi di conflitto, ma i paesi finanziatori europei dovranno dotarsi di un sistema di controllo delle spese pubbliche che il governo ucraino effettuerà, dal momento che purtroppo il paese è caratterizzato da una profonda corruzione che ne limita le capacità di crescita fin dagli anni ’90. Diversi dossier americani evidenziano infatti che nel corso degli anni il paese è risultato essere una piattaforma internazionale per il contrabbando e vi sono timori che tali pratiche siano ancora in uso”.

Non Le sembra però che i media diano sempre più spazio ad analisi più ampie del conflitto?
Dopo un lungo periodo di mera propagando, in cui la logica del paese aggressore e aggredito ha pressoché annullato ogni considerazione più profonda e durante il quale diversi analisti, incluso me stesso, che avrebbero invece potuto esprimere il proprio punto di vista in relazione alle proprie competenze culturali e militari, sono stati esclusi e si è voluto dare spazio a considerazioni di interlocutori non pienamente competenti delle condizioni socio culturali, economiche e militari che riguardano la Russia, l’Ucraina e i paesi della NATO, oggi sento crescere attorno a me il desiderio di una informazione più ampia e completa da parte del pubblico, ancora però costretto a ricorrere a mezzi di informazione non istituzionali per acquisire le nozioni che cerca”.

Tutti ovviamente ci auguriamo che la pace regni solida quanto prima ma, rilette le risposte di Nicolai Lilin mi chiedo: qualora ciò accadesse, quale destinazione prenderanno i tanti armamenti ricevuti dall’Occidente oggi presenti sul territorio ucraino?

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