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Mi sono vaccinato contro il Covid 19

Ho problemi di cuore, sono fragile e comincio a sentirmi anziano. Il mio medico di famiglia, che ha la gentile premura di parlarmi in francese, mi chiama e mi dice che sarebbe meglio che io facessi il vaccino antiCovid-19.

Francamente la cosa mi prende alla sprovvista e mi chiedo se non vi sia sotto qualcosa di grave oltre ai soliti acciacchi che mi sento addosso.

Non sono un negazionista. A volte mi sono presentato ai miei studenti annunciando loro: “La Terra è davvero piatta. Traetene voi le conseguenze”. Niente di più.

Qualche tempo fa scrivevo su queste pagine che ero alla ricerca del mio virologo di rifermento. Beh, ancora non l’ho trovato e devo confessare che ho smesso di cercarlo. Tuttavia, amici biologi mi confermano che la cosa è seria e che ci vorrà almeno un anno ancora, non per fare sparire il virus, ma per imparare a conviverci.

Mia moglie insegnante elementare ha preso il virus in settembre, mia figlia tredicenne sotto Natale. Mio figlio, fin dall’inizio della pandemia militare a Coira, niente, e io nemmeno. Eppure, dico al dottore, raramente in vita mia ho preso l’influenza; da vespista e motociclista ho preso solo malattie da raffreddamento, pure con febbroni alti, ma sempre curati con antibiotici. In questo anno ho fatto almeno 5 tamponi: il primo (200chf a mie spese!) il 2 marzo dell’anno scorso (quando ancora ero preside) dopo aver presentato al Karl der Grosse uno spettacolo su Gino Bartali nella gremita platea tossicitante (si può dire in questo anno dantesco?).

Ho fatto sempre attenzione. Prima a scuola con i miei maturandi, e poi in giro… tram il meno possibile, basta pomeriggi all’Ikea, mascherine e disinfettanti, distanze sociali e via dicendo.

Di anticorpi nessuna traccia (testati a mie spese anche questi). Forse sono forte come Zlatan (Ibrahimović). E poi non vorrei sembrare un privilegiato, come il fidanzato della Boschi (l’attore trentaseienne Giulio Berruti, al centro delle polemiche per essersi già vaccinato nonostante la giovane età- mentre la precedenza va ad anziani e pazienti fragili. Lui ha spiegato di aver giò ricevuto la prima dose in quanto odontoiatra, ndr).

Non c’è stato verso, per il mio dottore è meglio non rischiare.

La sua insistenza comincia a preoccuparmi, anche perché di solito, questo dottore, come prima cura per i miei malanni, mi consiglia meditazioni mattutine a salutare il sole, dolorosissimi contorsionismi yoga e lunghe passeggiate nel bosco.

In realtà so che devo farlo. Nel novembre scorso ho perso mia madre soffocata dal virus, so di amici che sono stati male e poi le tante tragedie che abbiamo visto e vediamo tuttora purtroppo.

Ho smesso di seguire i resoconti sanitari in TV e i pallosissimi match tra esperti in materia. Sento qualcuno proporre che si possa scegliere il vaccino preferito. Sento poi di complicatissimi calcoli incrociati tra età, patologie pregresse, percentuali d’efficacia, controindicazioni e fattori di rischio vari.

A mia figlia grande e al suo compagno, entrambi insegnanti a Pistoia, hanno fatto l’Astra Zeneca e gli hanno pure regalato un badge con scritto “sono vaccinato”. Lei non ha avuto reazioni, ma lui è stato male per qualche giorno.

Ho l’appuntamento per il 1° aprile a mezzogiorno.

Mentre in giro per il mondo si sparge la notizia che la Volkswagen cambierà nome in Voltswagen per onorare il nuovo corso elettrico, mi reco dal mio medico con qualche timore. È vero, sono tutte fisime le mie: da piccolo di vaccinazioni ne ho fatte chissà quante, ma la coscienza della fragilità umana, sopraggiunta con l’età, mi mette in ansia.

Dopo aver compilato una liberatoria e avermi consegnato un foglio illustrativo, il mio medico mi espone le caratteristiche del vaccino che sta per iniettarmi. È il Moderna, prodotto nella sede basilese dell’omonima azienda con sede a Cambridge, nel Massachusetts. Moderna è una società specializzata nella scoperta e nello sviluppo di farmaci basati sull’RNA messaggero. Vengo informato che il vaccino si basa sul metodo per modificare l’mRNA elaborato da Derrick Rossi ad Harvard (tre nomi che mi suonano di garanzia).

Questo vaccino è stato omologato in Svizzera da Swissmedic nel gennaio 2021, dopo un’accurata verifica di tutti i dati ricevuti sulla sicurezza, l’efficacia e la qualità.

È stata dimostrata un’elevata efficacia pari al 94% già 14 giorni dopo la seconda vaccinazione che, assolutamente, Swissmedic consiglia di non rinviare.

Se la seconda iniezione è il 27 aprile, dal 14 maggio potrò riprendere la mia vita normale? Pare di no.

Il medico mi dice che potrò avere maggiori problemi dopo la seconda, più o meno

paragonabili a quelli osservati dopo una vaccinazione antinfluenzale (mai fatta in vita mia). Vediamo.

Su Swissmedic.ch leggo la lista degli effetti collaterali: sensazione di svenimento o stordimento; alterazioni del battito cardiaco; respiro affannoso; respiro sibilante; gonfiore di labbra, viso o gola; orticaria o eruzione cutanea; nausea o vomito; mal di stomaco; mal di testa; nausea; dolori muscolari, dolori articolari e rigidità; dolore o gonfiore nella sede di iniezione; sensazione di estrema stanchezza; brividi; febbre; eruzione cutanea; arrossamento od orticaria nella sede di iniezione; prurito nella sede di iniezione; caduta temporanea, unilaterale del viso (paralisi di Bell); gonfiore del viso (in pazienti che hanno ricevuto iniezioni di cosmetici facciali); reazioni allergiche gravi (anafilassi); ipersensibilità.

Vado a guardare il bugiardino dell’acido acetilsalicilico e di un antinfiammatorio che prendo normalmente e… mi tranquillizzo. Il vaccino pare acqua fresca.

Ho avuto un po’ indolenzimento al braccio, e il giorno dopo un leggero intontimento con senso di stanchezza. Roba di poco, insomma. Intanto passeggiate nel bosco.

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