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Paolo Rossi, mio marito

A due mesi dalla scomparsa del campione, il ricordo della moglie Federica Cappelletti

Paolo Rossi non c’è più. Ma vive nei cuori e nella memoria di tutti. Pablito è morto il 9 dicembre 2020 lasciando un’orma indelebile nella storia del calcio italiano e internazionale. La coppa del Mondo del 1982 in Spagna, i 6 gol, ma anche tanto altro. La moglie Federica Cappelletti che è stata vicina al marito -conosciuto nel 2008 e con il quale si era sposata due anni più tardi- lo ricorda con noi.

Per tutti noi Paolo Rossi è il campione, l’uomo-eroe che ci ha fatto sognare e che nel lontano ma indimenticabile 1982 ha riportato l’Italia del calcio ai vertici mondiali. Quanto contava l’affetto dei tifosi per lui?  E quanto conta per lei e per le vostre figlie ora che lui non c’è più?

 “Per Paolo l’affetto dei tifosi era importantissimo, ne aveva un grande rispetto e per questo non si sottraeva mai a scambi di mano, sorrisi generosi, invio di messaggi e fotografie. Il loro calore lo gratificava sempre, da sempre. Oggi, per me e per i figli di Paolo -le nostre bambine Maria Vittoria e Sofia Elena e suo figlio Alessandro (avuto dalla prima moglie Simonetta Rizzato, ndr) -, questo fiume di amore che ci ha inondati dal momento della sua scomparsa è stato un aiuto concreto per sentirci meno soli. Il dolore rimane, ma in certi momenti è più attenuato”.

Lui raccontava di essere incredulo del fatto che dopo tanti anni lo fermassero ancora. E’ capitato che qualche volta sentisse il peso di essere un esempio?
Paolo non ha mai sentito il peso di essere un esempio. Lui lo era veramente e in maniera molto naturale. Per Paolo i valori e i principi venivano prima di ogni altra cosa, erano un diktat”.

Che cosa si prova a essere la moglie di un campione?
È prima di tutto un onore, ci si sente gratificati, si hanno privilegi che in altre situazioni non si avrebbero, ma né io né tantomeno Paolo ne abbiamo mai approfittato. Per me, prima di tutto, era l’amore, l’uomo della mia vita, il padre delle mie figlie”.

«Paolo Rossi era un ragazzo come noi», cantava Antonello Venditti. Un ragazzo sorridente: questo è il ritratto che ne fanno compagni e avversari in campo, sottolineando la sua semplicità e la sua voglia di non drammatizzare. Ma davvero non si arrabbiava mai? Ci racconta qualche episodio?
Paolo aveva un carattere straordinario, cercava sempre di evitare gli scontri, i litigi. Lui voleva la pace, la serenità. Ma se qualcosa non gli tornava, metteva i puntini sulle i e magari si arrabbiava. Per tornare, subito dopo, a sorridere. Con quel sorriso che era la sua forza!”.

Come ha detto, Paolo Rossi per lei è l’amore, il marito, il padre delle vostre due figlie. Su di lui si è detto e scritto tanto, c’è qualcosa che vorrebbe aggiungere o qualcosa che secondo lei non è mai stato messo in luce?
Paolo, come ho detto, era l’amore, il mio migliore amico, il mio tutto. Vivevamo 24 ore insieme, condividevano dal lavoro all’intimità. Una cosa che posso aggiungere? Che Paolo aveva una memoria da paura, che aveva una conoscenza a 360 gradi di tutto, che amava il mondo sottomarino e gli animali. Conosceva anche le cose più assurde, sembrava una enciclopedia vivente. Per fortuna, le sue figlie gli somigliano molto. Anche di questo gli sono grata!”.

Con il suo aiuto, come lui sottolineava sempre, Paolo Rossi ha scritto una splendida biografia intitolata «Quanto dura un attimo». C’è qualcosa che non è finita nel libro, qualche sfumatura di voi che vuole raccontarci? 
Il nostro amore. Avrei voluto raccontare più a fondo questo sentimento che ci ha uniti dal primo giorno e che me lo fa sentire ancora vicino”.

Lei e la sua famiglia siete stati di recente ricevuti da Papa Francesco. Ci racconta, per quanto è possibile esprimere con le parole le emozioni, di questo incontro?
Papa Francesco è una persona semplice, di una umanità straordinaria. Mi ricorda molto Paolo. Sarebbero andati d’accordo! Lui ha ricordato i valori che Paolo ha incarnato da atleta e da uomo. È stato bello sentirselo dire anche dal Santo Padre, in un incontro molto familiare che rimarrà per sempre nel mio cuore e in quello delle bambine”.

Le cito una frase di Jacques Prévert: “ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene”. Quanto amore Paolo Rossi abbia dato e ricevuto si è visto proprio quando lui se n’è andato, per esempio durante il funerale. Se lo aspettava?
Conoscevo l’effetto che Paolo suscitava sulle persone, l’amore che ha sempre ricevuto. Ma stavolta mi sono stupita perché quell’amore è stato grande e mondiale e prosegue nel tempo. Gli stanno intitolando di tutto e anche noi come famiglia stiamo ricevendo attestati da ogni angolo del pianeta. Sono felice per noi ma soprattutto per Paolo. Se lo merita tutto questo grande sentimento e questa stima infinita!”

C’è stato un momento in cui invece Paolo si è sentito un po’ dimenticato? 
Mai, sin da giovane Paolo è sempre stato al centro dell’attenzione. Anche quando, per la sua natura schiva, voleva la sua privacy e la sua normalità”.

Ultima domanda. Paolo è un simbolo dell’Italia e per gli italiani all’estero ha un valore ancora maggiore, perché rappresenta un legame con la propria terra natale, l’orgoglio delle proprie origini. Se la sente di mandare un messaggio ai lettori che -come quelli di questo giornale- sono legati all’Italia, ma a distanza?
Voglio ringraziare tutti gli italiani all’estero che hanno amato e amano mio marito, quelli che Paolo non ha mai dimenticato. Mi piacerebbe anche coinvolgerli in qualche progetto comune, perché no, sarebbe bello… sempre nel nome di Paolo!”.

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