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Il futuro di Rete Due accende il dibattito

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Il futuro di Rete Due accende il dibattito

La CORSI: “RSI sospenda il progetto di revisione del concetto audio”

Di Giorgia Reclari Giampà

“Non abbandoniamo Rete Due”. Così titolava laRegione il 5 dicembre scorso, rivelando che, secondo fonti interne alla RSI, il progetto di riforma delle tre reti radio RSI (denominato Lyra), in fase di elaborazione in questi mesi, intenderebbe trasformare il canale culturale Rete Due in una radio musicale, riducendo il parlato dal 40 al 10% e trasferendo altrove (in parte su Rete Uno, in parte online in forma di podcast) i contenuti di approfondimento culturale. Questo a seguito delle note misure di risparmio prospettate dalla SSR, ma anche delle mutate abitudini del pubblico, che sempre più fruisce dei contenuti audio in modo non lineare (cioè in formato digitale invece che in diretta).
L’articolo ha suscitato grande clamore nella Svizzera italiana. Parecchi esponenti del mondo della cultura hanno espresso pubblicamente sconcerto per questa prospettiva, denunciando il rischio di impoverimento dell’offerta culturale del servizio pubblico. Dalla storica Nelly Valsangiacomo al poeta Fabio Pusterla, passando per il compositore Francesco Hoch, il consigliere di Stato Manuele Bertoli, il musicologo Carlo Piccardi, l’ex responsabile del dipartimento Cultura alla RSI Maria Grazia Rabiolo e molti altri. Nel frattempo, l’ex giornalista RSI (oggi in pensione) Graziano Terrani ha lanciato la petizione online “Salviamo la Rete Due”, indirizzata ai vertici della SSR, che in pochi giorni ha superato 10.000 firme. Il Conservatorio della Svizzera italiana in una nota ha parlato di “trasformazione di Rete Due in una specie di Spotify gratuita” e di “annacquamento della cultura”. 

Si è mossa anche la politica
Anche la politica si è mossa: un’interrogazione parlamentare interpartitica (primo firmatario il granconsigliere socialista Raoul Ghisletta) chiede al Consiglio di stato di intervenire perché “una simile misura non soltanto mette in pericolo, ancora una volta, numerosi posti di lavoro, ma lede il mandato della Concessione e riduce sostanzialmente l’offerta al pubblico di programmi di qualità”. A livello federale è la consigliera nazionale Marina Carobbio Guscetti a portare gli stessi argomenti sul tavolo del Governo, ricordando inoltre come “Rete Due ha assunto il fondamentale compito di diffondere e difendere l’italianità, sviluppando programmi di approfondimento sulla cultura italiana, tessendo reti di collaborazione sia con ricercatrici e ricercatori delle diverse università svizzere, sia con gli altri istituti di cultura e seguendo da vicino tutti gli avvenimenti più importanti a livello culturale in Svizzera e all’estero”.

Il CCR: “Timori legittimi”
La CORSI non è stata a guardare. Già da tempo i suoi organi (il Comitato, il Consiglio regionale e il Consiglio del pubblico) avevano espresso a più riprese alla direzione RSI importanti preoccupazioni per il futuro dell’offerta culturale del servizio pubblico.
Durante la sua seduta di dicembre, il Comitato (CCR) ha potuto chinarsi sulle linee editoriali del progetto Lyra trasmessegli dalla direzione RSI (che in precedenza non aveva dato seguito alla richiesta) e in un comunicato stampa ha affermato di ritenere legittimi i timori sollevati da più parti, “in particolare sul prospettato depotenziamento dell’offerta culturale, intesa soprattutto come capacità di produzione, approfondimento e mediazione culturale, compiti ancorati nella concessione SSR e centrali per l’offerta anche di lingua italiana”. Le risposte scaturite dall’incontro con il direttore Maurizio Canetta secondo il Comitato “non danno purtroppo adeguate garanzie che il progetto Lyra persegua le chiare volontà espresse a più riprese dalla CORSI nell’ambito della definizione dei concetti di programma (il documento che definisce le linee strategiche dei programmi, su cui la CORSI ha potere decisionale, ndr.), nel senso di un’offerta culturale che dev’essere piuttosto rafforzata e non il contrario”. Per tutti questi motivi, il CCR ha ribadito la richiesta già avanzata nelle settimane precedenti di sospendere il progetto Lyra e ogni altro progetto d’importanza strategica concernente la politica dei programmi e, di conseguenza, l’offerta radiotelevisiva e multimediale della RSI.

Tre punti critici per il Consiglio del pubblico
Anche il Consiglio del pubblico (CP) della CORSI, in una nota stampa, ricorda di “aver sempre riservato un’attenzione particolare al ruolo attribuito alla cultura all’interno dell’offerta editoriale della RSI. Alcuni mesi fa ha pertanto dato avvio a un progetto di monitoraggio trasversale riguardante tutta l’offerta culturale, sia radiofonica, che televisiva”. Anche il Consiglio del pubblico ha potuto confrontarsi con la direzione RSI sul progetto Lyra, in occasione della sua seduta mensile. Sono tre i punti critici sollevati dal CP. In primo luogo il rispetto della Concessione SSR, perché la drastica riduzione del parlato violerebbe l’Art. 16 cpv. 3 che recita: “Grazie alla qualità professionale della moderazione e alla scelta musicale, che non è basata principalmente sugli indici d’ascolto, i programmi radiofonici della SSR si distinguono dalle offerte delle emittenti commerciali”. Ma anche perché, sostiene il CP “molti contenuti di Rete Due non potranno trovare una collocazione sugli altri vettori della RSI”.
Il secondo punto critico riguarda le modalità di fruizione: il CP comprende che sempre più ascoltatori non seguano i prodotti lineari ma scelgano quelli digitali (podcast), ma si dice preoccupato per la fascia di pubblico non nativo digitale, che ancora ascolta la radio “tradizionale”.
Infine ricorda la differenza fra cronaca culturale e approfondimento: il secondo “va considerato come una sorta di investimento formativo da parte del servizio pubblico in favore di un continuo e variegato sviluppo culturale delle cittadine e dei cittadini di questo paese”.

Canetta risponde
Nel frattempo Maurizio Canetta è intervenuto sul tema alla trasmissione di Rete Uno Millevoci, ribadendo che non è in corso uno smantellamento di Rete Due, ma che il progetto di revisione del concetto audio intende dare più spazio e diverse modalità di distribuzione alla cultura (online e su altre reti). “È nostro dovere rispettare il mandato di promozione della cultura” ha rassicurato. Intervistato dalla Regione ha ricordato come “la radio perde ascolto: ogni anno registriamo un’erosione di contatti in tutte le reti, è un fenomeno generalizzato. I giovani, ma non solo loro, ascoltano audio ma non ascoltano la radio. […] Il nostro mandato è quello di raggiungere il pubblico dove il pubblico è”. Oltre che sul web, ha dichiarato Canetta, la cultura passerà anche in parte su Rete Uno: “una valorizzazione forte, e in più potrà contare sull’importante traino dell’informazione”. Rete Due, assicura, non diventerà un doppione di Radio Swiss Classic o Radio Swiss Jazz, perché conterrà anche la registrazione di eventi e l’attualità culturale. Ha infine ricordato che “i colleghi romandi e svizzerotedeschi lavorano già nella stessa direzione”: in particolare RTS ha già concretizzato un progetto di trasformazione, per cui il canale culturale Espace 2 trasmette in prevalenza musica e alcuni contenuti sono stati trasferiti su La Première. 

Le rassicurazioni di Canetta non hanno però placato le preoccupazioni e le voci a sostegno di Rete Due continuano a farsi sentire. Il tema sarà uno degli scottanti dossier che Canetta lascerà sul tavolo del suo successore Mario Timbal, cui passerà il testimone in primavera.

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