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Il Rispetto

Di cosa parliamo, quando parliamo di Rispetto? Cosa vuol dire questa parola che sembra abusata e consumata e poco rispettata nella sua etimologia.

Il termine “Rispetto” deriva dal latino respicere nel significato di guardare, volgere lo sguardo attorno, rivolgere attenzione. Il Rispetto, il riguardo per qualcuno o qualcosa, nasce da uno sguardo, da uno scorgere. Rispettare, accorgersi, notare, fermare la propria attenzione. In questo senso il contrario del Rispetto è l’indifferenza, il non accorgersi, il calpestare (per incuria o cecità da performanza) ciò che si incontra sul cammino. Notare, guardare, osservare. Ma che cosa? In primo luogo, che gli altri sono, che esistono. E che appunto possono ex-sistere, cioè etimologicamente uscir fuori, mostrarsi, apparire solo se qualcuno li nota e ascolta il loro sommesso bussare. Il Rispetto, potremo dire, è la religione dell’esistere. Che in fondo consiste semplicemente nello scegliere di evitare la falsa presenza nella vita, nell’impegnarsi a che ci sia vera differenza tra l’essere in prossimità del vivente e l’esserne al fianco, ma come assenti.

È necessario riappropriarsi del significato autentico della parola per ridare al Rispetto quel che è del Rispetto, poiché, senza di esso, difficilmente si dà un’etica.

Il filosofo italiano Roberto Mordacci ha scritto un interessante libro dal titolo Il Rispetto edito da Cortina nel 2012. Nell’introduzione Mordacci scrive: Rispetto è una parola consunta, eppure potente, addirittura irrinunciabile: chi vorrebbe perdere il rispetto, anzitutto di sé stesso? E tuttavia, a nominarlo ci si mette in difesa, mai tranquilli, come maneggiando un tessuto troppo sottile, che si lacera per un gesto maldestro e non si ripara più. Quando una parola essenziale, divenuta troppo leggera, perde l’ultimo suo peso, la sensazione è quella di essere rimasti senza veli, scoperti nell’inutilità non solo del linguaggio ma della nostra stessa esistenza. Proprio in quel momento, però, quella stessa parola può acquistare improvvisamente una gravità insostenibile, divenire la parola perduta, il tesoro che i moralisti dichiarano disperso, il macigno con cui colpiscono i reprobi e gli immorali.

Una parola essenziale che già Democrito, filosofo greco antico cofondatore dell’atomismo, per primo pone come principio dell’etica: Non devi aver Rispetto per gli altri uomini più che per te stesso né agir  male quando nessuno lo sappia più che quando tutti lo sappiano; ma devi avere per te stesso il massimo Rispetto e imporre alla tua anima questa legge: non fare ciò che non si deve fare.

Ogni giorno possiamo leggere delll’incuria che si riserva ai beni culturali in Italia. Quanto Rispetto abbiamo per il patrimonio artistico che il mondo, da sempre, ci invidia. Quanto Rispetto abbiamo per gli spazi comuni, per la cosa pubblica?

Ritroniamo al significato autentico di questa parola essenziale per tutti noi e traduciamola nel nostro vivere quotidiano.

 

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Paolo Cicale

Nato in Lucania nel 1963. Ha studiato Filosofia, Bioetica e Pratiche filosofiche. Titolare a Lugano dello studio praxis etica e filosofia. Interessato agli aspetti etici e filosofici della relazione c ... Vedi profilo completo

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