Oltre “Mai Dire Goal”

E per scoprirlo è d’obbligo leggere Mai dire NOI, un elisir contro le potenziali depressioni da feste natalizie

di Giovanna Guzzetti

In foto da sinistra: Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci e Marco Santin, ovvero il trio comico della Gialappa’s Band prima del 1990

Tre cialtroni (anche se geniali, come si legge alla fine della prefazione firmata da Walter Veltroni), abili (o dediti?) a “sparar cazzate” (lo affermano loro, ripetutamente), secondo un canovaccio ideato e recitato, sempre parole loro, ad minchiam…Questi moschettieri che dagli anni 80 hanno attraversato le nostre radio e tv sono più noti al pubblico come la Gialappa’s Band, la sintesi di tre personalità diverse ma che, nell’ironia e nella satira, hanno trovato il loro comple(ta)mento.

Il signor Carlo (Taranto), Marco (Santin) e Giorgio (Gherarducci), che per la maggior parte di noi, soprattutto baby boomer, si identificano con Mai dire goal (alzi la mano chi non conosce il programma o non lo ha mai visto? Badi bene perché rischia di perdere il diritto di cittadinanza…) adesso si raccontano in un volume “Mai dire noi – Tutto quello che NON avreste voluto sapere”.

Ognuno dice, pardon scrive, la sua, esattamente come in trasmissione, con il suo stile peculiare: ci pensa poi la voce narrante, Andrea Amato, a cucire il tutto. E, direi, in modo sapiente.

Non è vero che noi, appassionati quando non fanatici dei cazzeggi del trio, NON avremmo voluto sapere. Anzi. Ad un certo punto della loro storia, e carriera, un quotidiano economico degli anni Duemila (già spirato da un pezzo) parlò di loro come di una possibile star da Borsa valori: e ci sarebbe stata tutta, visto che nel 2010 del trio si diceva che fosse entrato a pieno titolo tra i 5.000 più ricchi del mondo. Ma il libro, che si legge tutto d’un fiato inframmezzato da sonore risate (è suggerita una certa intimità per evitare, agli eventuali presenti, inquietanti interrogativi sulla nostra salute mentale), narra una storia sì di successo, conquistato con tenacia e determinazione. Anche se un pizzico di fattore C è innegabile.

Audaces fortuna iuvat… e i tre sì che hanno osato, rimettendoci in qualche caso anche il posto. E il cachet.

Se per i più i tre sono “solo” una voce fuori campo, in realtà sono molto, molto di più. La gavetta da autori l’hanno fatta eccome, spesso con pseudonimi improbabili per poter ballare, pardon scrivere, su più tavoli, cioè emittenti tv. Le pagine del libro descrivono realisticamente la tv e la vita, o la battaglia, cui si è costretti giocando in quel campo… L’incertezza o del momento o dei vertici; l’umoralità del contesto, dei colleghi e/o dei competitor. Ma anche la possibilità di creare legami, veri, lontani dal cliché rutilante dei lustrini, che durano una vita, come si legge laddove si rievoca la fatica vissuta l’anno di Drive In (per i giovanissimi la trasmissione in onda tra il 1983 ed il 1989 che contribuì al successo e alla fama di Lory Del Santo).

Un mix azzeccato di vetriolo ma anche di tratti “teneri “, se l’aggettivo non fosse quasi un ossimoro accostato a loro, come quelli usati per descrivere Giobbe Covatta, Gerry Scotti o il timido Gioele Dix cui va il merito di una definizione calzantissima del trio. L’ambientalista signor Carlo “precisissimo, analitico, perfetto vivisezionatore”; Giorgio la personificazione della “dolenza” nella comicità (con qualche eccessiva libertà nel wording, ndr) e Marco fulminante, con i suoi “tempi di reazione impressionanti”. Nulla di più vero. Marco alcune volte dà l’impressione di essere assente, fare o pensare ad altro, poi, all’improvviso, trac, spara la sua battuta lapidaria che mette la pietra sopra ad ogni possibile replica.

E proprio dalla sua voce, mentre immaginiamo quegli occhi azzurri che ti trapassano, ascoltiamo il perché di questa opera davvero omnia, perché sintetizza la carriera di una vita. Fin qui ovviamente, perché ci saranno altre puntate…Tutte da ridere.

“L’idea del libro serpeggiava da tempo e parecchie erano state negli anni le sollecitazioni a farlo. A fine 2021, rivoluzionata la struttura delle Iene, ci siamo trovati con il tempo libero necessario per dedicarci al libro”. Insomma, un sabbatico per la scrittura, in cui sono stati coadiuvati da un giornalista, Andrea Amato, che, parola di Marco, “ci conosce a memoria”. Mica poca cosa, trovare un filo conduttore in oltre 200 ore di registrato, raccontato a più voci, e metterlo in ordine come è stato fatto: le esperienze in radio, in tv, il ricordo degli amici, quello che non avevano mai raccontato prima…

Anche ora, chiacchierando con Marco, non è così semplice tenerlo all’alveo: ha troppe cose, tutte interessanti, oltre che divertenti, da raccontare. Pone l’accento sul film, Tutti gli uomini del deficiente, che ricorda come una esperienza bellissima, anche se affiora il suo amore per la radio che, fatta da solo, su Radio Rai 2, con Grazie per averci scelto, venne premiata con la Radiogrolla nel 2008 come miglior trasmissione radiofonica dell’anno “per l’ironia e l’irriverenza con cui raccontano gli italiani e le loro abitudini”.

Tutto vero…ma Mai dire goal. Un must, un appuntamento imperdibile come in passato, in radio, Bandiera Gialla o Alto Gradimento di Arbore (che, rivela Marco, ci definisce i suoi nipotini). Personaggi, comici, un gergo riconoscibile e memorabile: questo è stato Mai dire goal per almeno una generazione, l’apripista dello scherzo, e della satira, nel mondo del calcio. Che ha fatto i suoi primi proseliti proprio tra i giocatori, talmente coinvolti da diventare “delatori” delle gaffe o degli strafalcioni dei compagni. Un po’ meno compiacenti i presidenti dei club al pari degli allenatori. Trapattoni in testa, anche se il virale monologo in tedesco su Strunz è arrivato molto dopo…

Ti scivola via dalla conversazione Marco: non è altezzoso né scostante, anzi, ma sempre troppo gettonato. Solo il tempo di un’ultima domanda, neanche tanto originale. Quale sogno nel cassetto, dopo 40 anni di onorata carriera…? Eccola la milanesità che trasuda: “lavorare”. Pausa. “E la prossima estate vedere gente in spiaggia con il libro”. Chissà, di qui ad allora, che cosa si saranno inventati i tre ragazzi (d’antan) irresistibili…

PS – A futura e imperitura memoria, mentre visualizzo già i gesti apotropaici e sento le battute dissacranti (doppiamente, visto l’argomento), vorrei che il trio – tra qualche secolo ovviamente – riposasse al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano. Al pari di altri grandissimi come Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Sandra e Raimondo. Me li immagino i 3 guardare tutti dall’alto, ma proprio alto, avviando un improbabile cazzeggio su “la qualunque”. E dai, non ci si può distruggere la fama di cialtroni costruita con impegno in una vita di duro (?) lavoro (?). Indubitabilmente geniali, i Gialappi, sempre, in ogni angolo della galassia.

Remember Me