Particolarità fiscali italiane | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Lavoro e previdenza

Particolarità fiscali italiane

Condividi

Di Cesare Posillico, Patronato Acli Lucerna

Negli ultimi anni si è accentuato il flusso di lavoratori italiani i quali lasciano la penisola per stabilirsi in Svizzera, alla ricerca di lavori più gratificanti e meglio retribuiti.

Il Patronato Acli da anni registra questa tendenza statistica e cerca in ogni modo di accompagnare i lavoratori che giungono in Svizzera nella maniera più professionale possibile.

Uno dei quesiti classici che sono posti, è quello riguardante il T.F.R., ossia le implicazioni fiscali da considerarsi con l’ultima dichiarazione reddituale che il lavoratore svolge verso l’amministrazione fiscale italiana. La domanda posta è “se il TFR incassato va ad incrementare i redditi italiani (ad esempio stipendi e affitti incassati) imponibili.”

Ricordiamo che il TFR è (in Italia beninteso) comunemente conosciuto anche come “liquidazione” o “buonuscita” ed è la somma che il datore di lavoro accantona e che viene versata al lavoratore quando il rapporto di lavoro cessa per qualsiasi motivo. Non è paragonabile in tutto e per tutto alla “cassa pensione” elvetica, ma è comunque parte del mondo del lavoro italiano e ricopre una funzione importante nell’accumulare capitali che possano essere utili ad una vecchiaia serena, affiancando le prestazioni classiche erogate dall’Inps.

Ora il TFR non deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi (730, o “Modello Redditi” che per molti anni è stato chiamato anche “Modello Unico”), non perché è esentasse, ma perché subisce una tassazione separata.

Ad occuparsi di ciò (in prima istanza) è il datore di lavoro che effettua una tassazione a titolo d’acconto, applicando un’aliquota media calcolata sugli scaglioni Irpef vigenti alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

In seguito l’Agenzia delle Entrate, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione del datore di lavoro, provvede a riliquidare l’imposta.

In termini tecnici il fisco italiano dovrà considerare l’aliquota media assolta dal lavoratore sul complesso dei suoi redditi, relativa ai 5 anni precedenti a quello in cui è sorto il diritto a percepire il trattamento di fine rapporto.

Purtroppo, come spesso accade, la formulazione e gli esempi del fisco italiano non sono né facili né intuitivi. È pertanto possibile al lavoratore che lascia l’Italia ritrovarsi con conteggi relativi al TFR, ricevuti dall’Agenzia delle Entrate, anche dopo tre anni dall’espatrio.

Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori